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Saturday, July 07, 2018

Sense of sin in Japan


“The conception of sin, as distinct from uncleanness, is wanting, or rudimentary,   and throughout their history the Japanese seem to have retained in some           measure this incapacity to discern, or this reluctance to grapple with a problem of Evil. […]Much that is baffling in the study of their history, from ancient to   modern times, becomes clearer when one remembers that they have never been  tortured by the sense of sin” 

(G.B. Sansom, Japan. A Short Cultural History, New York,  1931, p. 54)

Monday, June 04, 2018

Balthasar su collegamento tra buddismo e marxismo in Cina

"(...)uno sguardo schietto sulla concreta storia del mondo indica due cose: anzitutto quanto poco ovvia e' stata e ancora e' per la massima parte dell'umanita' extrabiblica la conclusione dalla soggettivita' dell'io finito alla soggettivita' dell'assoluto (si pensi qui anche solo alla massima parte della religiosita' asiatica), e in secondo luogo con quanta forza le ideologie postcristiane (in parte certo in collegamento con la situazione appena menzionata: Cina) possono respingere una simile conclusione come un vero e proprio tradimento alla liberta' umana. Queste due cose devono renderci assai cauti a sottolineare la capacita' effettiva di un 'esistenziale sovrannaturale'".
(H. U. von Balthasar, Teodrammatica, vol. 4, pp. 128-129)

K 神父へ 

私の感想 (ご参考にならないかもしれない)

大変ひろくて深みのある議論、博学多識な論じ方で、すべてをチェックするのはかなり時間がかかります。また、プロテスタントとしてはめずらしく、聖書ばっかりではなく、哲学もさまざまな学問をも扱っていて、とても勉強になります。著作全体として、ヘーゲルの弁証法の色が勝っている印象を受けます。私は若い時にヘーゲルの魅力をたっぷり感じましたので、懐かしく思うところはたくさんあります。ソ連崩壊まえのヨーロッパの雰囲気を感じます。
もちろん、パネンベルクはヘーゲル哲学を、オーソドックスな神学に使えるために、見直したつもりでしょうけれども、これで満足いくかというと、疑問はのこります。
たとえば、「人格」という概念から考えてみる、そして東洋思想における人格という観点から考えてみる。東洋における人格の概念の背後には、人間は感情と感性の収束であるとする考えが常に存在している。これは確かに心理的自意識の分野に統括されるのであるが、同時にそれは、現象界一般と同じく、人格を幻影(あるいはsunyata [空])の世界に属するものでもあるのである。また、それは例えば「輪廻転生」という考えになっていく。つまり、別の肉体の中に同じ本質を有する霊魂が転生するか、それとも「前生」の残存としてのカルマをめぐる新たな心理的な感覚の核が形成されるか。したがってそれは、同一性というよりは「前生」から引きずる継続性の主張である。要するに東洋では存在論的人格の基点を想定せず、心理的人格の核心すらも、単なる幻想であり、「無我」あるいは「マーヤ(幻)」であるとする。
また、超越性の問題は必ずしもこれに続いて登場するわけではなく、例えば「梵我一如」というようなかたちでおかれる。
パネンベルクは東洋思想を相手にしていないでしょうけれども、上記のような問題群にどのように答えるかと私が想像してみると、おそらく次のようになるかと思います。つまり、パネンベルクは、ヘーゲルのように、存在と思想を同一のものとみなし、弁証法的に同一性へ帰る道をたどるでしょう(『精神現象学』参照)。東洋の人々が考える「心」は、西洋の人々が考えるそれとはいくぶん違っていて、相互にすれ違っていることがある、と。東洋の場合は、心というものを、人間の内面性全体の統合的機構として語っており、それをきっちり理性、意志、感情としては整理分類などしない。むしろこれらのものはすべて一つの大きな直感の中に総括される。
さて、(以下私のコメント)伝統的なスコラ思想の理性、意志、感性のきめ細かな分類法には、確かに長所もあれば短所もある。しかしまた、その区別を行わなかったとしても、究極的にかならずしもよりよい結果がもたらされるというわけでもない。少なくとも伝統的な分類の長所・短所をきちんと吟味すべきではないか。今、東洋では西洋的な技術主義と伝統的な神秘主義が不安定ながら共存しており、その伝統的な精神形態の支えもなく、またそれはそのまま続くことは望むべきものでもないであろう。というのは、にわかのそして容赦のない歴史の流れによってその伝統から引き出された東洋の人々も、物質主義と技術至上主義といういま一つの極端に陥らないように心すべきであろう。極端がいま一つの極論を呼ぶことはドイツ観念論哲学の後に、非常に荒削りな唯物論が続いたことでもよくわかるとおりである。
人格のほかに、人間学に深くかかわるテーマとして、たとえば「人権」とか、「自然法」とかをとりあげてみても、多分同じ問題にぶつかりそうだと思います。

Wednesday, May 09, 2018

Antelami Battistero Barlaam e Iosaphat

Il portale del Battista
Da questa porta un tempo entravano i catecumeni, ovvero coloro che intraprendevano il percorso di fede per essere ammessi al Sacramento del Battesimo.
Nella lunetta è narrato il racconto devozionale di origine indiana: si tratta della storia del principe indiano Josaphat, che per mano del vecchio eremita Barlaam, si converte al Cristianesimo. Al centro della scena si trova un albero, sul quale un giovane è intento a prendere del miele da un’arnia, incurante della presenza sottostante di un drago minaccioso, simbolo della morte. Due topi, intanto, stanno rosicchiando la radice dell’albero, mentre ai due lati il sole e la luna cavalcano i loro carri, allegorie del tempo che trascorre inesorabile.

Nel portale sud lo scultore antelamico ha dato immagine a una iconografia di origine probabilmente buddista, molto popolare nel medioevo. È la storia di Barlaam e di Josaphat. Il rilievo rappresenta un giovane che arrampicato su un albero sta gustando un favo di miele e non si accorge, lo sventurato, che due roditori e un drago stanno consumando il tronco alla base. Intanto, a simboleggiare lo scorrere del tempo, le figure allegoriche del Sole e della Luna attraversano il firmamento sui loro carri celesti. Il tutto è trasparente metafora della vita che il Male insidia e che, nel veloce precipitare dei giorni, può finire all'improvviso, proprio quando ci sembra più dolce.
Si tratta del quarto apologo narrato da Barlaam al giovane discepolo Iosaphat, per insegnare la vanita' dell'esistenza.  Probabilmente la prima raffigurazione in occidente. Diversamente dalle altre lunette qui non c'e' nessuna scritta, probabilmente per distinguerlo come episodio non biblico.


Monday, December 11, 2017

Buddismo

"Cio' che esiste al di la' di ogni esistente finito concettualmente afferrabile, cioe' il nirvana, puo' venir definito in quanto e' l'autentico non piu' come essere, ma come 'nulla' ad esso contrapposto, dove per' questo nulla, 'trovato' dal cercatore come l'autentico, deve a sua volta smascherare l'inautentico, cioe' il mondo finito e perituro, con tutta la moltitudine dei suoi soggetti, lo deve denunciare come il 'nullitario' (Nichtige), illusorio, come maya (幻). Mentre in altre forme del buddismo (hinayana) l'Uno (neoplatonico), in oriente il nirvana, era ancora il contenuto appetibile di un'esperienza di unita', mediante cui si pensava di sfuggire al circolo delle rinascite, al samsara, il buddismo zen radicalizza la nullificazione in 'nulla assoluto' (H. Waldenfels, Absolute Nichts, Herder 1976), in cui viene 'superata l'opposizione tra aldila' e aldiqua' (ivi. p. 129). Samsara e nirvana, nonostante la loro penultima opposizione, sono diventati cosi' identici nell'ultima decisione, il che francamente presuppone una certa esperibilita' di questa 'identita' dell'identita' e della non identita' (per parlare con Hegel), e presso Nishitani viene anche poi confermato nel principio fondamentale: 'L'unica reale realta' e' la pura esperienza' (Citato in H. Waldenfels [a cura], Begegnung mit dem Zen-Buddhismus, Dusseldorf 1980, p. 71). (...) Il fondamento della nostra esistenza e' il nulla, cioe' sunyata... Questo e' profondo abbastanza per abbracciare Dio stesso, l'"oggetto" dell'unione mistica come pure l'oggetto della fede. Giacche' sunyata non e' il nulla da cui Dio ha creato ogni cosa, ma e' il nulla da cui Dio stesso e' emerso" (Masao Abe, cit. in Waldenfels, Absolute Nichts, p. 114).
   Questa reciproca doppia nientificazione nello zen e' presumibilmente l'allontanamento piu' lontano possibile da quanto intende la ricerca dell'uomo biblico. Nell'Oriente la ricerca del Dio vivente diventa una tecnica per cercare qualcosa che e' al di la' di ogni ricerca. Nella 'grande illuminazione' la verita' e', come esperienza, realta' presente; il nulla e' stato trovato, non e' necessario cercare piu' oltre.
 (...)
[L]'uomo che, scontento di un cercare che non arriva mai, o si ripara dentro un sistema (anche lo zen lo e') o in un agnosticismo rassegnato, che si distende in negazioni e negazioni, mentre si e' gia rinunciato alla ricerca. Questa teologia negativa primaria rappresenta il bastione piu' forte contro il cristianesimo."

(H. U. von Balthasar, Verita' di Dio. TeoLOGICA vol. 2, Milano 1990, p. 77-81)

Sunday, July 27, 2014

P. Williams, Aquinas Meets the Buddhists: Prolegom

P. Williams, Aquinas Meets the Buddhists: Prolegomenon to an Authentically Thomas-ist Basis for Dialogue, Modern Theology 20, 2004.

Tommaso, naturalmente non ha mai incontrato nessun buddista, ne' ha mai forse sentito parlare di questa religione. E' difficile immaginare cosa avrebbe pensato di una religione che non ritiene importante il discorso sull'esistenza di Dio. In ogni modo noi possiamo essere sicuri che se avesse incontrato dei buddisti disposti a discutere in modo intelligente con lui, non si sarebbe sottratto alla sfida. Non ci aspetteremmo che Tommaso chieda ai suoi interlocutori di insegnargli le tecniche della meditazione per poterle integrare nella sua vita di fede. Non sentirebbe tale bisogno. Come non sentirebbe il bisogno di trovare punti di vista comuni magari modificando le sue posizioni teologiche alla luce del buddismo. Non sentirebbe il bisogno di scusarsi per il tradizionale esclusivismo della pretesa cristiana. Probabilmente, prenderebbe atto che anche i buddisti credono nella assoluta obiettività della verità, e che anche per loro conoscere la verità porta, nel senso più profondo possibile, alla salvezza. Poi si accorgerebbe che per i buddisti la fede non sta in una relazione necessaria con la ragione. Da qui, molto probabilmente, partirebbe il dialogo. Tommaso chiederebbe delucidazioni sulle teorie della conoscenza dei suoi interlocutori, ne scoverebbe i difetti e cercherebbe di completarle. E questo e' più o meno quello che ha fatto Matteo Ricci.
Un punto decisivo sarebbe quello della "conversio ad phantasmata". Il pensiero infatti mantiene costantemente aspetti figurali che rimandano a sintesi esperienziali, c'è un'inevitabile 'conversio ad phantasmata', per cui la sintassi e la semantica filosofiche devono, penso, poter aprire spazi, nel linguaggio, anche alle 'interpretazioni' più vere a qualsiasi livello d'esistenza. Purtroppo quello delle sintesi esistenziali e della "conversio ad phantasmata" e' anche il punto dove è più facile fare errori. Per questo c'è sempre bisogno di vigilare e in questo la qualità sapienziale del pensiero tommasiano offre opportunità più uniche che rare. Rari Nantes in gurgite vasto. Ricci se l'e' cavata egregiamente perché ha imparato il metodo giusto al Collegio romano.

The Unexpected Way: On Converting from Buddhism to Catholicism (London: Continuum/T & T Clark, 2002).


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Sunday, November 17, 2013

Revel からの写真

島薗進 日本仏教の社会倫理 日本仏教というものが、西洋近代文明、キリスト教近代神学によって、いかに再編成されたものでsるか

Friday, September 27, 2013

È morto il monaco che parlò di Buddha a Papa Wojtyła

È morto il monaco che parlò di Buddha a Papa Wojtyła


TOKYO, 26. Yusai Sukai, il monaco buddista ricevuto nel 1995 da Gio- vanni Paolo II è morto mercoledì scorso nel tempio giapponese di Imuro Fudodo Chojuin, come infor- mano Asia News e altre agenzie. Nato a Osaka nel 1926, prima di ab- bracciare la vita religiosa ha prestato servizio militare ed è stato addestra- to per una missione suicida che si sarebbe dovuta compiere nel 1945. Conosciuto in Giappone per i nu- merosi scritti sugli insegnamenti del buddismo di cui parlò a Papa Wo- jtyła, Sukai è diventato famoso an- che per essere stato uno degli unici tre giapponesi ad aver compiuto per due volte il Sennichi Kaiho Gyo, un pellegrinaggio proprio della tradi- zione giapponese che prevede un cammino di mille giorni da com- piersi nell'arco di sette anni. Al set- tecentesimo giorno, prima di poter proseguire il proprio percorso, il pellegrino deve ritirarsi per nove giorni in un luogo di culto, dove è obbligato a osservare un ferreo di- giuno recitando per centomila volte lo stesso mantra. Una volta comple- tato il proprio cammino, il fedele ottiene il riconoscimento di Dai Ajari, titolo che, secondo la tradi- zione, consente di entrare nella reg- gia imperiale senza togliersi le cal- zature.

Osservatore Romano

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Thursday, October 18, 2012

常不軽菩薩(じょうふきょうぼさつ)の話


常不軽菩薩(じょうふきょうぼさつ)の話

常不軽菩薩は法華経常不軽品に登場する菩薩の名前。一切衆生は皆やがて成仏するであろうことを尊び、軽蔑や迫害にもめげずに「我、あえて汝等を軽しめず、汝らは皆まさに仏となるべきが故に」と言って「四衆」(僧俗男女)を礼拝しました。彼は釈尊の「過去世」(前世)の姿であると言われる。「常不軽」のサンスクリット原語 Sadaparibhuta は、竺法護訳『正法華経』では「常被軽慢」となっていて「常に軽んぜられた」という意味である。(岩波 仏教辞典)

常不軽菩薩は自身が誹謗され迫害されても、他人を迫害するどころか、仏法に対する怨敵などと誹謗し返さなかった。この精神や言動は、宗派を問わず教理を越えて、仏教徒としての原理的な行動・言動の規範としてよく紹介引用される。


Sadāparibhūta Bodhisattva, Never Disparaging Bodhisattva, Sanskrit word sadā: always; aparibhūta: not scornful, (Ch: 常不輕菩薩 cháng bù qīng púsà; Jp: Jofukyo Bosatsu) appeared in Lotus Sutra Chapter 20 "Never Disparaging" which describes the practices of Bodhisattva Never Disparaging, who lived in the Middle Period of the Law (Ch: 像法 xiàng fă) of the Buddha Awesome Sound King (Ch: 威音王如來 Wēi yīn wáng rúlái), persevered in the face of persecution for the sake of the correct teaching, and finally attained Buddhahood. Bodhisattva Never Disparaging was Shakyamuni Buddha in one of his past lifetimes.
Sadāparibhūta Bodhisattva (Never Disparaging Bodhisattva) was for many years cursed and humiliated, beaten with sticks and staves, and pelted with tiles and stones by countless monks, nuns, laymen, and laywomen because he venerated them by uttering the twenty-four characters that read: "I have profound reverence for you, I would never dare treat you with disparagement or arrogance. Why? Because you are all practicing the bodhisattva way and are certain to attain Buddhahood."