Saturday, February 08, 2014

Lonergan economista

La parte meno nota della riflessione del gesuita canadese
Lonergan economista


di MICHELE TOMASI
Il volume 21 dell'opera completa del gesuita Bernard Lonergan (1904-1984), Studi di economia. Primi saggi, pubblicato dall'editrice Città Nuova, è la prima traduzione italiana dei manoscritti di carattere economico che il teologo canadese ha composto negli anniQuaranta del ventesimo secolo.
Gli studiosi di Lonergan — che ha insegnato teologia dogmatica alla Gregoriana
per più di vent'anni — vanno riscoprendo ilruolo che la riflessione sull'economia ha
avuto durante tutta la sua attività accademica. Chi conosca Lonergan per i suoi contributi filosofici e teologici può rimanere stupito da queste pagine sull'economia, che presentano l'elaborazione di un modello di macroeconomia, una teoria economica di produzione, scambio e circolazione monetaria. Temi di solito lontani, dunque, dagli interessi e dai metodi della filosofia e della teologia ma, in questo caso, per nulla marginali nel percorso intellettuale lonerganiano e nemmeno frutto di un interesse passeggero e secondario. Di fronte ai problemi economici degli anni Trenta quando la depressione del 1929, prima grande crisi del capitalismo industriale, metteva a dura prova le conoscenze economiche che sembravano acquisite, ma che improvvisamente dimostravano di non riuscire più a fare presa su una realtà drammatica, Lonergan si applica a uno studio approfondito per tentare di comprendere la natura dell'economia e trovare una possibile via d'uscita dalla crisi. Ciò di cui egli sentiva il bisogno era una nuova e più fondata analisi della dinamica del sistema economico per poter proporre anche politiche economiche più efficaci.
A questo periodo, tra il 1940 e il 1944, risalgono i saggi che vengono offerti ora in traduzione italiana. For A New Political Economy (prima parte del presente volume) è il primo tentativo di Lonergan di affrontare la tematica economica in forma completa e sistematica. In esso troviamo il nucleo, il fondamento della sua analisi economica: l'analisi generale dei ritmi a cui pulsa la vita di ogni economia, la centralità della produzione rispetto a tutti gli altri ambiti, la distinzione tra i beni utilizzati per il consumo e quelli impiegati come fattori di produzione,
il collegamento tra cicli di produzione e circolazione monetaria in un'economia, la finalizzazione dell'economia al miglioramento del tenore di vita di tutti i membri di una popolazione.
Il testo non aveva del tutto soddisfatto l'autore, tanto che il suo lavoro continuò si-
no al 1944, anno in cui concluse la stesura di Circulation Analysis, riportato nella seconda parte del presente volume. Qui l'analisi si fa più precisa, con un maggior utilizzo dello strumento matematico e della formalizzazione logica, con minori rimandi alla situazione economica concreta e a esempi tratti dalla storia, ma con un maggiore sforzo di formalizzazione di un modello completo. Il destino di questo manoscritto ci spiega in parte perché il Lonergan "economista" rimase sconosciuto ai più. Lonergan cercò lettori qualificati per il suo lavoro in numerosi centri di ricerca, ma non incontrò nessun interesse o comprensione per la sua prospettiva di analisi. Decise quindi di mettere da parte i manoscritti e di abbandonare
gli studi economici.
Ciò non significa però che Lonergan abbia con questo abbandonato del tutto l'am-
bito dell'economia, come stanno a dimostrare i numerosi esempi tratti dalla vita economica e dalla sua interpretazione presenti nei suoi studi successivi, come anche il saggio tire dal saggio di Analisi della circolazione, nella speranza di una sua possibile ricezione. C'è da rimanere sinceramente stupiti dal suo livello di aggiornamento continuo in economia, come anche del fatto che un teologo e filosofo che soltanto pochi anni prima aveva portato a compimento il filone di
ricerca principale di quaranta anni di studi con il volume Method in Theology (traduzio-ne italiana Il Metodo in Teologia, Roma, Città Nuova, 2001), continui invece a seguire la letteratura macroeconomica dedicandosi alla lettura anche di saggi specialistici e scritti in maniera tecnica, oltre che a ponderosi volu-
mi di analisi culturale più qualitativa. A partire dal 1978, e fino alla morte (1984),
Lonergan tenne annualmente al Boston College il seminario Macroeconomics and Dialectic of History, per il quale il saggio del 1944, più volte rimaneggiato, costituiva uno dei testi di base.
I testi presentati testimoniano da un lato i multiformi interessi di Lonergan e la sua
capacità di penetrare in profondità la storia e la cultura del nostro tempo, e aggiungono dall'altro un tassello importante alla comprensione della sua opera complessiva.
Essi offrono anche uno sguardo sull'economia che vale la pena di conoscere e di studiare per se stesso, soprattutto nello stato di acuta crisi in cui versano le nostre economie. Anche se non facile da appropriare, scritta in linguaggio e con categorie d'analisi affatto originali, l'analisi economica di Bernard Lonergan suggerisce di percorrere vie inedite di ricerca. E indica la necessità e la fecondità di una nuova collaborazione tra economisti, filosofi e teologi, per comprendere la realtà e illuminare la natura dell'uomo e delle sue istituzioni per mezzo di una buona scienza economica, di un'adeguata filosofia e anche dei contenuti e degli ausili che provengono dalla Rivelazione e che, in ogni data cultura, sono mediati dalla teologia.

Osservatore Romano









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Monday, February 03, 2014

大地、そしてすべてのありふれた景色が、

大地、そしてすべてのありふれた景色が、
わたしには見えた、
天上の光につつまれているかのように。
夢の輝きとあざやかさに装われているかのように。

http://blog.goo.ne.jp/gtgsh/e/eb279c4b2cf701ed4bb95109a5752fba

Wordsworth, "Ode" ("Intimations of Immortality") 1807 ver. (日本語訳)




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Insight, 554

Insight, 554

Zur Metaphysik symbolischen Formen  
『象徴形式の形而上学 エルンスト・カッシーラ遺稿集 第一巻』 
 森淑仁監訳、笠原賢介訳、叢書ウニベルシタス・法政大学出版局、2010年-刊行巻数未定

Philosophie der symbolischen Formen(1923-1929)
『シンボル形式の哲学』 生松敬三・木田元訳、岩波文庫全4巻 1989

エルンスト・カッシーラー(Ernst Cassirer, 1874年7月28日 - 1945年4月13日)は、ユダヤ系のドイツの哲学者、思想史家。



パウル・ティリッヒ(Paul Johannes Tillich、1886年8月20日 - 1965年10月22日)は、20世紀のキリスト教神学に大きな影響を与えたドイツのプロテスタント神学者。姓はティリヒとも。名を英語読みでポールと表記される。

『ティリッヒ著作集』全13巻(白水社)

ルドルフ・カール・ブルトマン(Rudolf Karl Bultmann, 1884年8月20日 - 1976年7月30日)は、20世紀を代表するドイツの新約聖書学者。新約聖書の史的・批判的研究に一時代を築くとともに、聖書の非神話化(非神話論化)と実存論的解釈の方法論を提唱し、キリスト教内外に様々な議論を引き起こした。


ガブリエル・マルセル(Gabriel Marcel、1889年12月7日 - 1973年10月8日)はフランスの劇作家、哲学者。キリスト教的実存主義の代表格。

ルドルフ・オットー(Rudolf Otto, 1869年9月25日-1937年3月6日)は、ドイツの哲学者、宗教哲学者。マールブルク大学の教授で退官。

『聖なるもの』
山谷省吾訳 岩波文庫 (1968.12)
久松英二訳 岩波文庫新版 (2010.2)

『聖なるもの-神的なものの観念における非合理的なもの、および合理的なものとそれとの関係について』
華園聰麿訳 創元社(2005.3) ISBN 4-422-13005-6

ハリー・スタック・サリヴァン(英: Harry Stack Sullivan、1892年2月21日 - 1949年1月14日)はニューヨーク州生まれのアメリカ合衆国の医学者、精神科医。専門は精神分析学[1]。

『精神医学は対人関係論である(英題:The interpersonal theory of psychiatry)』 / H.S.サリヴァン著, 中井久夫[ほか]共訳,みすず書房、1990

ミルチャ・エリアーデ(Mircea Eliade,1907年3月13日 ブカレスト - 1986年4月22日 イリノイ州シカゴ)は、ルーマニア出身の宗教学者・宗教史家、作家(主に幻想文学および自伝的小説で有名)である。

Images et symboles. Essais sur le symbolisme magico-religieux, Paris: Gallimard, 1952
(邦訳:前田耕作訳、『イメージとシンボル』、せりか書房、1971年、ISBN 4-7967-0077-3)

ミルチャ・エリアーデ 『エリアーデ著作集第一巻、宗教学概論Ⅰ、太陽と天空神』 久米博訳、せりか書房、1977年。 (Eliade, Mircea. Traité d'histoire des religions. Paris, Payot, 1949.)

ミルチャ・エリアーデ 堀一郎監修 
全13巻 セット価格35000円
各巻=四六判上製・箱入
神話、儀礼、象徴、そして神秘主義の独自の分析を通して人類の心奥に横たわるアーケタイプを発掘し、新たな価値を模索する20世紀最後の知的巨人エリアーデの全貌を明らかにする

第1巻 太陽と天空神 宗教学概論1
久米博訳
ISBN4-7967-0078-1
1974年4月
286頁
2800円
〈内容目次〉概説 聖の構造の形態 天空―天空神、 天空の儀礼と象徴 太陽と太陽崇拝

第2巻 豊饒と再生 宗教学概論2
久米博訳
ISBN4-7967-0080-3
1974年7月
306頁
2800円
〈内容目次〉月と日の神秘学 水と水のシンボリズム 聖なる石―エピファニー、しるし、形態 大地、豊穣、女性、植物―再生の象徴と儀礼

第3巻 聖なる空間と時間 宗教学概論3
久米博訳
ISBN4-7967-0082-X
1974年10月
244頁
2500円
〈内容目次〉農耕と豊穣の儀礼、聖なる時間と永遠再始の神話 神話の形態と機能 象徴の構造 結論

Images et symboles. Essais sur le symbolisme magico-religieux, Paris: Gallimard, 1952
(邦訳:前田耕作訳、『イメージとシンボル』、せりか書房、1971年、ISBN 4-7967-0077-3)

Histoire des croyances et des idees religieuses, Paris: Payot, 1976-1983
(邦訳:荒木美智雄ほか訳、『世界宗教史』(全4巻中3巻まで)、筑摩書房、1991年、ちくま学芸文庫(全8巻中6巻まで)、2000年)

大地・農耕・女性 [単行本]
M.エリアーデ (著), 堀 一郎 (翻訳)<
出版社: 未来社 (1968/01)
M. Eliade ""Patterns in Comparative Religion""































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Wednesday, January 22, 2014

Insight p. 548


形而上学的論争を識別するための五つ(六つ)の二分法(dichotomies)

Insight p. 548

 

 

0
非存在
単純な誤り
 
 
存在
 
 

 

超越的存在
神学
 
 
比例的存在
 
 

 

我々に関係する物事
常識
 
 
物事の相互関係
 
 

 

科学
諸科学
 
 
形而上学
形而上学
 

 

空虚な命題
 
 
 
根拠付けられた命題
 
 

 

反立脚点
 
 
 
立脚点
 
 

 

Saturday, January 18, 2014

Dalle Confessioni alla Lumen fidei

Dalle Confessioni alla Lumen fidei

Il filo di Agostino Tra Ratzinger e Bergoglio

di LEONARD O LUGARESI


All'inizio della terza parte dell'enciclica Lumen fidei, quella dedicata alla trasmissione della fede, il lettore si imbatte in questa suggestiva immagine: «È una luce che si rispecchia di volto in volto,
come Mosé portava in sé il riflesso della gloria di Dio dopo aver parlato con lui (...). La luce di Gesù brilla, come in uno specchio, sul volto dei cristiani e così si diffonde, così arriva fino a noi, perché anche noi possiamo partecipare a questa visione e riflettere ad altri la sua luce» (n. 37).
Colpisce, in queste parole, che proprio il riverbero della luce di Cristo sia indicato dal Papa come la prima forma di trasmissione della fede.
«La fede si trasmette, per così dire, nella forma del contatto, da persona a persona, come una fiamma si accende da un'altra fiamma», prosegue lo stesso paragrafo della lettera, lasciandoci capire che questa sorta di osmosi viene prima di ogni attvita missionaria organizzata, di ogni presa di posizione pubblica, di ogni progetto culturale, di ogni programma catechetico.
Purtroppo noi moderni abbiamo qualche problema con l'immagine della luce, abituati come siamo a declinarla metaforicamente secondo un'accezione sempre un po' illuministica, e — nell'esistenza quotidiana — a dare per scontato il possesso e il controllo della luce materiale, tanto che anche il più breve blackout ci è insopportabile. Ci manca l'esperienza della luce come dono e quella dell'ineluttabilità delle tenebre: così, per esempio, quando preghiamo l'antico inno della compieta, Te lucis ante terminum, che spessore di coscienza hanno quelle parole, quando per noi la luce non ha mai termine e nelle nostre città non viene mai propriamente il buio della notte?
«È urgente recuperare il carattere di luce della fede» dice il Papa nell'enciclica (n. 4), ma per farlo oc-
corre dunque comprendere che tale luce non è quella di un'immediata nostra chiarezza di visione su ogni cosa (un po' come la «formula che mondi possa aprirti» di montaliana memoria), non è la luce di un faro che da noi si proietta sulla realtà permettendoci di conoscerne e spiegarne ogni dettaglio; essa è piuttosto come un raggio che colpisce e illumina innanzitutto il nostro volto. In virtù della fede, dunque, possiamo sì dirci "illuminati", ma nel senso proprio del participio passato del verbo,
non in quello (sempre larvatamente gnostico) di un aggettivo sostantivato che designa i possessori di una luce che dissipa l'oscurità del mondo e rivela segreti inaccessibili a coloro che sono nell'ignoranza.
La portata decisiva di questa distinzione, nell'intendere l'immagine della luce della fede, si coglie mag
giormente se ci si riferisce al suo retroterra agostiniano, del resto esplicitamente richiamato dall'enciclica al paragrafo 33: «Nella vita di sant'Agostino — scrive Papa Francesco — troviamo un esempio significativo di questo cammino in cui la ricerca della ragione, con il suo desiderio di verità e di chiarezza, è stata integrata nell'orizzonte della fede. (...) e così ha elaborato una filosofia della luce che accoglie in sé la reciprocità propria della parola e apre uno spazio alla libertà dello sguardo
verso la luce. Come alla parola corrisponde una risposta libera, così la luce trova come risposta un'immagine che la riflette».
Le Confessioni di Agostino ci offrono alcuni esempi estremamente significativi di questi diversi modi di intendere l'illuminazione della fede. Ne vogliamo ricordare almeno due: nel quarto libro, ricordando le sue imprese di giovane intellettuale orgoglioso di aver compreso da solo i testi filosofici più ardui e convinto di trovare in essi la chiave per conoscere Dio, Agostino descrive così la sua posizione umana: «Volgevo le spalle alla luce e il viso alle cose da essa illuminate, per cui la mia faccia stessa, con la quale distinguevo le cose illuminate, non era luminosa (dorsum habebam ad lumen et ad ea, quae inluminantur faciem: unde ipsa facies mea, qua inluminata cernebam,
non inluminabatur)» (4, 16, 30). Con questa folgorante osservazione egli descrive perfettamente una situazione in cui anche noi rischiamo facilmente di trovarci. Anche noi, infatti, benché convertiti e battezzati, siamo tentati di vivere e di comportarci da "illuminati", nel senso che usiamo la fede per illuminare le cose e iintendiamo la missione come lo sforzo di trasmettere agli altri la nostra visione
del mondo, ma «non abbiamo la faccia rivolta al mistero» di Dio che ci illumina, e di conseguenza non ne riflettiamo la luce. Sono due posizioni diametralmente opposte, benché entrambe si dicano cristiane.
Come può avvenire la conversione dall'una all'altra, per cui letteralmente si capovolge l'orientamento della vita? Agostino ce lo mostra esemplarmente nell'ottavo libro raccontando la vicenda di un altro intellettuale, Mario Vittorino. Questo doctissimus senex, che sa tutto e ha letto tutto, e da tutti è venerato (con tanto di statua nel foro romano. Più di un nostro senatore a vita o un premio Nobel), leggendo la Scrittura e studiando con grande scrupolo omnes christianas litteras si convince della verità del cristianesimo. Ne parla con un prete colto, Simpliciano (ma non in pubblico: sono confidenze che uno come lui può fare, secretius et familiarius, solo tra persone di qualità, che
possono capirle) e gli dice: «Sai, io ormai sono cristiano». Ne riceve una risposta brusca, che oggi forse sarebbe da molti riprovata in quanto contraria allo spirito del dialogo: «Non ti credo, e non ti considero cristiano finché non ti vedo nella chiesa di Cristo». La replica, ironica e sferzante come si conviene a un grande retore, è rimasta famosa (e potrebbe essere il motto di tutti i "cristianisti"
senza fede): «Sono dunque i muri che fanno i cristiani? (ergo parietes faciunt christianos?)» (8, 2, 4).
Se Vittorino fosse solo interessato al dialogo per il dialogo, la cosa finirebbe qui: il prete e il professore si ripeterebbero quello scambio di battute a ogni incontro (saepe parietum inrisio repetebatur), reciprocamente compiaciuti della propria arguzia. Ma Vittorino è un uomo seria-
mente preoccupato del suo destino, che sa — come dice splendidamente Agostino — «arrossire di fronte alla verità», e un giorno si presenta all'amico dicendogli semplicemente:
«Andiamo in chiesa, voglio diventare cristiano» (eamus in ecclesiam: christianus volo fieri). Quel che succede dopo non possiamo qui riferirlo nei dettagli: basti dire che il grande intellettuale declina l'offerta che i preti gli fanno di celebrare il battesimo in forma riservata e la ce-rimonia si svolge davanti a tutti, come una grande performance della fede, in cui Vittorino semplicemente si
mostra, fa vedere il suo volto illuminato dal battesimo. E tutti lo guardano, tutti ripetono il suo nome, e quando fa la sua professione di fede, dice Agostino, «avrebbero voluto rapirselo nel loro cuore» (volebant eum omnes rapere intro in cor suum) (8, 2,5).
L'attrattiva suscitata da Vittorino, la bellezza che lo rende così desiderabile per quella folla che se lo mangia con gli occhi, è ben diversa dal fascino umano che un maestro dalla forte personalità può avere sul suo uditorio: per intenderci, non è quella che, stando a Porfirio, brillava sul volto di Plotino quando faceva lezione (Porfirio, Vita di Plotino, 13). È la luce divina che brilla, come su
uno specchio, sul volto del battezzato, che ha appena ricevuto quel sacramento che l'antichità cristiana, non per nulla, ha tanto spesso preferito chiamare col nome bellissimo di illuminazione" (fotismos).
Ha scritto il cardinale Bergoglio nella prefazione a un volume su Agostino (Giacomo Tantardini, Il
tempo della Chiesa secondo Agostino, Roma, Città Nuova, 2009, pagine 388, euro 22): «Se Agostino è attuale, se ci è contemporaneo (...) lo è soprattutto perché descrive semplicemente come si diventa e si rimane cristiani nel tempo della Chiesa. (...)
Qui sta il punto: alcuni credono che la fede e la salvezza vengano col nostro sforzo di guardare, di cercare il Signore. Invece è il contrario: tu sei salvo quando il Signore ti cerca, quando Lui ti guarda e tu ti lasci guardare e cercare. Il Signore ti cerca per primo. E quando tu Lo trovi, capisci che Lui stava là guardandoti, ti aspettava Lui, per primo. Ecco la salvezza: Lui ti ama prima. E tu ti lasci amare. La salvezza è proprio questo incontro dove Lui opera per primo. Se non si dà questo incontro,
non siamo salvi. Possiamo fare discorsi sulla salvezza. Inventare sistemi teologici rassicuranti, che trasformano Dio in un notaio e il suo amore gratuito in un atto dovuto a cui Lui sarebbe costretto dalla sua natura. Ma non entriamo mai nel popolo di Dio». Forse è in questa radice agostiniana, come già altri hanno notato, che si trova una delle ragioni più profonde della consonanza di due personalità così diverse come il Papa emerito Benedetto XVI e Papa Francesco, e forse è qui anche la via
per non farsi intrappolare in una falsa antitesi tra dottrina ed esperienza come quella che rischia di
profilarsi in certi recenti dibattiti intra ecclesiali.








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Messa a Santa Marta

Messa a Santa Marta
Cosi fan tutti

La "mondanità spirituale" è una tentazione pericolosa perché "ammorbidisce il cuore" con l'egoismo e insinua nei cristiani un "complesso di inferiorità" che li porta a uniformarsi al mondo, ad agire "come fanno tutti" seguendo "la moda più divertente". È un invito a vivere la "docilità spirituale" senza "vendere" la propria identità cristiana quello espresso da Papa Francesco nella messa celebrata venerdì 17 gennaio nella cappella della Casa Santa Marta.
Come nei giorni scorsi, per la sua riflessione il Pontefice ha preso spunto dalla lettura liturgica tratta del primo libro di Samuele. "Abbiamo visto - ha spiegato - come il popolo si era allontanato da Dio, aveva perso la conoscenza della parola di Dio: non la sentiva, non la meditava". E "quando non c'è la parola di Dio - ha detto - il posto viene preso da un'altra parola: la parola propria, la parola del proprio egoismo, la parola delle proprie voglie. E anche la parola del mondo".
Meditando quanto narrato nel libro di Samuele "abbiamo visto - ha proseguito - come il popolo, allontanato dalla parola di Dio, aveva sofferto quelle sconfitte" che avevano provocato tantissimi morti e lasciato "vedove e orfani". Erano "le sconfitte" di un popolo che "si era allontanato" dalla strada indicata dal Signore.
Allontanarsi da Dio, ha notato il Pontefice, significa perciò imboccare una strada che inevitabilmente "porta a quello che abbiamo sentito oggi (1 Samuele 8, 4-7.10-22a): il popolo rigetta Dio. Non solo non sente la parola di Dio, ma lo rigetta" e finisce per dire: "possiamo governarci da noi stessi, siamo liberi e vogliamo andare su questa strada".
Samuele, ha proseguito il Papa, "soffre per questo e va dal Signore. E il Signore, con quel buon senso che ha", suggerisce a Samuele: "Ascolta la voce del popolo, qualunque cosa ti dicano, perché non hanno rigettato te, ma hanno rigettato me, perché io non regni più su di loro".
In sostanza, ha spiegato il Papa, "il Signore lascia che il popolo continui ad allontanarsi da lui", facendogli fare "esperienza" di cosa significhi questo distacco. "E Samuele - ha detto ancora il Pontefice - prova a convincerli e dice tutte queste cose che abbiamo sentito, che farà il re con loro, con i loro figli, con le loro figlie". Eppure, nonostante gli avvertimenti, "il popolo rifiutò di ascoltare la voce di Samuele" e chiese di avere "un re come giudice".
E qui, ha spiegato il Papa, c'è "la frase" decisiva, "la chiave di interpretazione" per comprendere la questione. Risponde infatti il popolo a Samuele: "Saremo anche noi come tutti i popoli". È questo il loro primo pensiero, "la prima proposta: un re che sia "nostro giudice", come avviene per tutti i popoli". Una richiesta - ha affermato il Pontefice - motivata da un fatto: si erano "dimenticati che loro erano un popolo eletto. Un popolo del Signore. Un popolo scelto con amore, portato avanti dalla mano" di Dio, proprio "come il papà porta il bambino". Hanno "dimenticato tutto questo amore" e vogliono diventare come tutti i popoli.
Questo desiderio - ha detto ancora il Papa - "tornerà come tentazione nella storia del popolo eletto. Ricordiamo il tempo dei Maccabei, quando loro hanno negoziato l'appartenenza come popolo eletto per essere come tutti gli altri popoli. È una vera insurrezione. Il popolo si ribella contro il Signore". E questa, ha puntualizzato, "è la porta che si apre verso la mondanità: come fanno tutti. Con i valori che abbiamo ma come fanno loro"; e non invece "come tu che mi hai eletto mi dici di fare". La conseguenza pratica è che "rigettano il Signore dell'amore, rigettano l'elezione. E cercano la strada della mondanità".
Certo, ha precisato il Papa, "è vero che il cristiano deve essere normale, come sono normali le persone. Questo lo dice già la Lettera a Diogneto, nei primi tempi della Chiesa. Ma - ha avvertito - ci sono valori che il cristiano non può prendere per sé". Egli infatti "deve ritenere su di sé la parola di Dio che gli dice: tu sei mio figlio, tu sei eletto, io sono con te, io cammino con te". E "la normalità della vita esige dal cristiano fedeltà alla sua elezione". Questa sua elezione non deve mai "venderla per andare verso una uniformità mondana: questa è le tentazione del popolo e anche la nostra".
Papa Francesco ha messo in guardia dalla tentazione di dimenticare "la parola di Dio, quello che ci dice il Signore" per rincorrere invece "la parola di moda". E ha commentato: "Anche quella della telenovela è di moda! Prendiamo quella: è più divertente!". Questo atteggiamento di "mondanità", ha precisato, "è più pericoloso perché è più sottile"; mentre "l'apostasia", cioè "proprio il peccato della rottura col Signore", si vede e si riconosce chiaramente.
Di più: dire che "saremo anche noi come tutti i popoli" rivela il fatto che essi "si sentivano con un certo complesso di inferiorità per non essere un popolo normale. E la tentazione è lì, è dire: noi sappiamo cosa dovremo fare, che il Signore stia tranquillo a casa sua!". Quello in fondo era il loro pensiero, che non si discosta "dal racconto del primo peccato", cioè dalla tentazione di prendere la propria strada e di sapere già da soli come "conoscere il bene e il male".
"La tentazione - ha scandito il Pontefice - indurisce il cuore. E quando il cuore è duro, quando il cuore non è aperto, la parola di Dio non può entrare". Non a caso Gesù ha detto "a quelli di Emmaus: stolti e tardi di cuore!"; avendo "il cuore duro, non potevano capire la parola di Dio".
Proprio "la mondanità ammorbidisce il cuore". Ma gli fa "male". Perché, ha notato il Papa, "non è mai una cosa buona il cuore morbido. Buono è il cuore aperto alla parola di Dio, che la riceve. Come la Madonna che meditava tutte queste cose in cuor suo, dice il Vangelo". Ecco dunque la priorità: "ricevere la parola di Dio per non allontanarsi dell'elezione".
"Nella preghiera all'inizio della messa - ha ricordato il Pontefice - abbiamo chiesto la grazia di superare i nostri egoismi", in particolare quello di voler fare la propria volontà. Papa Francesco ha suggerito, in conclusione, di rinnovare al Signore la richiesta di questa grazia. E di invocare anche "la grazia della docilità spirituale, cioè di aprire il cuore alla parola di Dio". Per "non fare come questi nostri fratelli che hanno chiuso il cuore perché si erano allontanati da Dio e da tempo non sentivano e non capivano la parola di Dio". Che "il Signore ci dia la grazia - ha auspicato - di un cuore aperto per ricevere la parola di Dio", per "meditarla sempre" e per "prendere la vera strada".


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Wednesday, January 15, 2014

Vescovi corrotti

Messa del Papa a Santa Marta

Osservatore romano mercoledì 15 gennaio 2014

E l’anziano Eli, poveretto, non aveva niente da fare. La guardava e pensava: questa
è un’ubriaca. E la disprezzò. Lui era il rappresentante della fede», colui
che avrebbe dovuto insegnare la fede, ma «il suo cuore non sentiva bene
e disprezzò questa signora. Le dice: vai via, ubriaca!».
«Quante volte il popolo di Dio — ha constatato il Santo Padre — si
sente non ben voluto da quelli che devono dare testimonianza, dai cristiani,
dai laici cristiani, dai preti, dai vescovi!».
Nel brano della scrittura, ha osservato il Pontefice, i suoi figli non
si vedono, ma erano quelli che gestivano il tempio. «Erano briganti.
Erano sacerdoti — ha detto — ma briganti. Andavano dietro al potere
e dietro ai soldi; sfruttavano la gente, approfittavano delle elemosine e
dei doni. Dice la Bibbia che prendevano i pezzi più belli dei sacrifici
per mangiare loro. Sfruttavano. Il Signore li punisce forte, questi due!».
Per il Papa essi rappresentano «la figura del cristiano corrotto, del laico
corrotto, del prete corrotto, del vescovo corrotto.Approfittano della
situazione, del privilegio della fede, di essere cristiani. E il loro cuore finisce
corrotto.

Monday, January 13, 2014

Categories of being Insight p. 545

Categories of being Insight p. 545

第4章
単語表現が意味するものは、
「実体」(例:人間、馬)
「量」(例:2ペーキュス、3ペーキュス)
「質」(例:白い、文法的)
「関係」(例:二倍、半分、より大きい)
「場所」(例:リュケイオン、市場)
「時」(例:昨日、昨年)
「体位」(例:横たわっている、坐っている)
「所持」(例:靴を履いている、武装している)
「能動」(例:切る、焼く)
「受動」(例:切られる、焼かれる)
のいずれかである。

中心的可能態 形相 現実態
接合的可能態 形相 現実態

原子
分子
細胞
有機体
頭脳
意識

存在の大いなる連鎖 Great Chain of Being. 参照

鉱物 植物 動物

物質 精神
経験的残滓 地震の神戸

区別と関係

親子は年をとっても関係は変わらない。

本来的指示 外来的指示

形相因 形相的効果
質料因
作用因
目的因







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Friday, January 10, 2014

Information and the Nature of Reality

Information and the Nature of Reality
From Physics to Metaphysics

Appunti di lettura

information → laws of physics → matter. p. 3

It almost seems that it is to the potential, rather than the actual, that reality should be attributed at the most fundamental level. Yet can there be poten- tialities without the actual? The potentialities here are not indef- inite: they are quantified in various ways depending on the kind of field in question. Going from Aristotelian matter to the materialism of the early modern period involved a move from an indefinite poten- tial, constrained eventually only in terms of quantity, to spatially extended, and indisputably actual, hard massy particles. From these particles to the 'matter' of present-day physics could be described as a move back again to potentiality, although no longer indefinite. p. 33

Mind-body
A non- reductive solution is still called for. p. 36

Finally, one must add the name of perhaps the greatest Western metaphysician of the twentieth century, Alfred North Whitehead. Whitehead was the first major metaphysical thinker to write his system after the breakthroughs of Einstein's theories of special and general relativity. His Process and Reality (1929) is meant to be an empirically sensitive work, a response to scientific develop- ments in physics and cosmology that is continually open to revision. But commentators have also recognized that Whitehead's proposals are deeply reliant on something like a Leibnizian atomism. p. 49

As a result of this philosophical quagmire, most theologians have abandoned the idea that God exists necessarily. p. 66

The God hypothesis is not contradicted by any, and is quite strongly supported by some, of the speculations of contemporary information theory. So my conclusion is that the ultimate ontological reality is indeed information, but that infor- mation is ultimately held in the mind of God, and such a hypoth- esis expresses one of the most coherent and plausible accounts of the nature of ultimate reality that is available to us in the modern scientific age. p. 299

Accordingly, an informa- tional universe would have to wend its way narratively between the two extremes of absolute noise and absolute redundancy. p. 311

リダンダンシー 冗長性






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Friday, December 20, 2013

On “Whose God Is God?”

On “Whose God Is God?”


For me, I have more respect for the “savage” who worships a wooden idol than for the “civilized” person who only bows before himself. (Rémi Brague, On the God of the Christians (and on one or two others)) 1
The primary thing, which is presupposed by theology, is a body of traditional pronouncements which are believed to have been revealed, not to have come into being through human interpretation of reality, but, as Plato puts it, to “have come down from a divine source.” (Josef Pieper, The End of Time) 2
To ask for a (new) particular revelation is to ask God to have his Son incarnate and die once again. To ask more from God would be to ask for what he had already done. To ask for something else would be to ask for the same thing once again. (Rémi Brague, On the God of the Christians (and on one or two others)) 3

猪瀬 直樹(いのせ なおき、

猪瀬 直樹(いのせ なおき、

石原前知事の後継者として猪瀬直樹氏が都知事に就任してちょうど1年と1日目の12月19日、医療法人「徳洲会」から5千万円の資金提供をうけていた猪瀬知事が、自ら辞職を表明しました。



都政改革をうたって434万もの有権者に支持された猪瀬氏でしたが
「自分はアマチュアだった」と、まるで足をすくわれた被害者であるかのように猪瀬氏は弁解していますが、「政治とカネ」のワナに気づかなかったふりをしても通用しません。「個人的借金」というストーリーはとっくに破綻していたのに、辞意表明の場でなおも固執する姿は滑稽でしかなく、彼はけっきょく「改革」どころか古い金権政治のスタイルそのものを実行していたのではないか。「アマチュア」を言い訳にするのは卑怯です。

▼一つウソを言えば、ウソをつき通すのに別の20のウソが必要になると西洋の古言にいう。責任は知事を辞めても帳消しになるわけではない

 表の政治を操る裏の利権構造は旧態依然のようだ。
 東京都の猪瀬直樹知事の辞任劇は、変わらない政治とカネの問題の根深さを見せつけた。
 有権者が1千万を超える都知事選は、都市型選挙の典型と見られてきた。幅広い民意の支持がものを言い、金権選挙にはなりにくいはずだった。
 ところがその裏側では、都から補助金を受けている医療法人・徳洲会側から、猪瀬氏に5千万円もの現金が動いていた。

 特定秘密保護法案が可決された6日は、平和国家としての日本の歩みに大きな方向転換をもたらしたものとして歴史に刻まれることになるだろう。子や孫の世代の生きる世界がものもいえない暗い社会にならないよう、なんとしてもこの法律は廃止させなければならない。





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Wednesday, December 18, 2013

Si cambia personalità cambiando lingua?

Si cambia personalità cambiando lingua?
di Filomena Fuduli Sorrentino
[10 Nov 2013 | 15 Comments | 21519 views]

In Italia è facile riconoscere non solo gli stranieri ma persino gli italiani che vivono all'estero, anche se parlano perfettamente italiano. Ecco perché

Affascinante area di studio di una tesi pubblicata su The Economist nella quale si evidenzia che parlando una o più lingue si cambia infatti la personalità. Per capire il tema in modo semplice e come questo sia possibile, basta pensare come sia facile riconoscere gli italiani che arrivano a New York per vacanza, oppure come i turisti in Italia siano subito riconosciuti dagli italiani basandosi sulla loro personalità e non sulla lingua che parlano.
Per turisti non si deve pensare solo agli stranieri, ma soprattutto agli italiani che hanno lasciato l'Italia per anni e ci tornano per vacanza. Questi italiani sono riconosciuti subito quando entrano in un negozio o in un ristorante, o semplicemente camminando per le strade, anche se parlano un italiano perfetto oppure parlano il loro dialetto di origine. Le persone che vivono in Italia quando li vedono subito notano che gli atteggiamenti di questi italiani e la loro personalità riflettono un'altra cultura. Questo succede perché restando a contatto con persone di cultura diversa si adottano automaticamente atteggiamenti diversi nello stesso tempo che si acquisisce familiarità con l'altra lingua, e quindi anche il proprio contegno personale cambia. Tutte le culture sono integrate nel linguaggio che è usato/espresso in qualunque piccola o grande società. Perciò il comportamento delle persone cambia adottando le idee e i concetti culturali. Un italiano che ha vissuto e lavorato in America per molti anni, inevitabilmente ha molte sfumature e atteggiamenti americani una volta diventato fluente nella lingua e nella cultura americana, e questo italiano lo si nota subito quando ritorna in Italia con la sua personalità americanizzata.
Le persone vivono in diverse aree del mondo e in modo diverso da paese a paese. Spesso hanno diverse prospettive, standard di vita. La funzione del linguaggio è quella di comunicare con il prossimo i rituali nella vita quotidiana e in diverse condizioni di vita; le modalità con cui le persone comunicano durante le interazioni non sono solo nell'uso diverso delle parole, che nascono inevitabilmente, ma anche i loro atteggiamenti e la loro personalità. Perciò, le nuove parole che si acquisiscono diventano parte del linguaggio modellato dalla cultura che si trasmette contemporaneamente alla lingua. Gli psicolinguisti discutono se il linguaggio sia innato oppure no, ma dobbiamo ricordarci della sociolinguistica, che è lo studio di come il linguaggio viene plasmato dai fattori sociali. Questa sotto-disciplina si concentra su un approccio sincronico (simultaneo) della linguistica con la società, e come in una lingua in generale, o in un insieme di lingue, si visualizzano le varietà sia nei discorsi che negli atteggiamenti di chi li parla; lo studio della variazione linguistica e le diverse varietà del linguaggio attraverso i dialetti possono essere affrontati attraverso uno studio di stile, oltre che attraverso l'analisi del discorso. I sociolinguistici si dedicano alla ricerca dello stile e del discorso delle lingue e ai fattori teorici tra il linguaggio e la società.
Il linguaggio e personalità sembra essere un problema di causa ed effetto. Le lingue hanno un impatto sulla personalità a causa della gente con cui si pratica e delle interazioni sociali. Ogni lingua è dotata di una società culturale diversa nella quale è inclusa la sua storia e le sue usanze. Capita che le persone che parlano una lingua diversa si sentono come se fossero persone diverse perché adattano e modificano la loro personalità per potersi integrare nell'altra cultura. Gli studenti che studiano italiano a volte si sentono diversi quando parlano italiano in classe perché i riferimenti culturali sono italiani e si devono adattare anche alla cultura italiana, perciò l'adattamento non è solo linguistico ma anche mentale. Inoltre, le parole, specie quelle identiche, hanno significati diversi in italiano in contrasto all'inglese; un esempio sono le espressioni idiomatiche, che fanno riflettere molto gli studenti prima che ne possano capire il significato e le possano usare bene nelle conversazioni. Anche quando si legge si può aveva una sensazione diversa in base alla versione inglese o italiana, perché nel linguaggio e nella lettura c'è sempre la cultura. Da questo possiamo capire perché molti studenti non fanno i progressi che dovrebbero durante l'apprendimento dell'italiano: resistono alla cultura perché senza esserne consapevoli sentono anche un cambiamento nella loro personalità.
Dalla mia auto-osservazione tra l'inglese e l'italiano, la gran parte della differenza è dovuta allo stile linguistico di fornire informazioni piuttosto che sulle altre proprietà critiche del linguaggio. Per esempio, quando si tratta di espressione emotiva, l'inglese di solito tende ad essere più semplice, mentre l' italiano lo fa in un modo più sottile e meno trasparente. Quindi l'inglese è diritto al punto e più specifico mentre l'italiano ci gira intorno al punto ed è meno specifico. Detto questo è comprensibile attribuire alcuni tratti della personalità culturale a questa differenza anche se, in entrambi i casi, non ha nulla a che fare con la forza e la qualità delle emozioni ma solo nel modo di come vengone usate le espressioni scritte o parlate tra una cultura e l'altra. Molte persone sono a conoscenza di come una lingua non ha solo parole perché la parte della cultura è la parte più difficile da cogliere (che è la connotazione delle parole; la stessa parola può avere un significato diverso a secondo del luogo o della lingua) soprattutto quando non si studia la lingua nel paese dove viene parlata. Alcune persone imparano una lingua perché ne sono attratti, ma la lingua non s'impara in isolamento ma contemporaneamente e insieme alla sua cultura.
Per finire, bisogna ampliare la propria visione e aprire la propria mente a un modo più vario di pensare, e questo influenza la personalità di chi impara e cambia la lingua; un processo lungo, difficile e che a volte porta disagio.

Filomena Fuduli Sorrentino, insegna alla South Middle School, ECSD, Newburgh, NY. Nata e cresciuta in Italia, calabrese, vive a New York dal 1983. Diplomata alla scuola Magistrale in Italia, dopo aver studiato alla SUNY, si è laureata alla NYU- Steinhardt School of Culture, Education, and Human Development, con un BS e MA in Teaching Foreign Languages & Cultures. Dal 2003 insegna lingua e cultura italiana nelle scuole pubbliche a tempo pieno e nelle università come Adjunct Professor. È abilitata dallo Stato di New York all'insegnamento nelle scuole pubbliche delle lingue italiana 1-6 & 7-12, ESL K-12 e spagnola 1-6 & 7-12.

http://www.lavocedinewyork.com/Si-cambia-personalita-cambiando-lingua/d/3260/



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One of the phenomena of the twentieth century wa

One of the phenomena of the twentieth century was the emergence of what I might
call the committee mentality, and you can probably recall a joke
or two about how such collaborative unities work: a camel is a
racehorse defined by a committee. Whether we think about the
local library or school, or about the running of the nation or the
globe, we can bring to mind such clumsy structures that ponder-
ously eat up the time and intelligence of the participants, some-
times while one individual ñ like the Pope of Money! ñ really rules
the roost. Another phenomenon of the twentieth century is in-
creasing specialization. Now, if you follow up the pointers of
section four of chapter ten, you will find that we are not at all
opposed to specialization. But again you can recall various satiri-
cal comments on specialists: people who know more & more
about less & less; or, sons of bitches from out-of-town. What is
missing both in committee work and in over-focused specializa-
tion is the authority of relevant understanding.
5
Without such
authority, apparent authority shrinks to power in various forms
of undress, and we are forced or cajoled to bow to influence, to
money, to Machiavelli: the prevalent sicknesses of a century that
gave us mobiles and mass-murder. Recall Gandhiís reply to the
question What do you think of Western Civilization? ëIts a great
idea.

Beyond Establishment Economics: No Thank-you Mankiw

Bruce Anderson, Philip McShane
Axial Press, 2002 - Economics - 277 pages


http://www.sgeme.org/


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Friday, December 06, 2013

il presentimento di Cristo nel mondo pagano

il presentimento di Cristo nel mondo pagano

月の影の模様が兎に見えることから、「月には兎がいる」というのは昔から語られている伝承だが、これにまつわる話として、以下の伝説が語られている。
猿、狐、兎の3匹が、山の中で力尽きて倒れているみすぼらしい老人に出逢った。3匹は老人を助けようと考えた。猿は木の実を集め、狐は川から魚を捕り、それぞれ老人に食料として与えた。しかし兎だけは、どんなに苦労しても何も採ってくることができなかった。自分の非力さを嘆いた兎は、何とか老人を助けたいと考えた挙句、猿と狐に頼んで火を焚いてもらい、自らの身を食料として捧げるべく、火の中へ飛び込んだ。その姿を見た老人は、帝釈天としての正体を現し、兎の捨て身の慈悲行を後世まで伝えるため、兎を月へと昇らせた。月に見える兎の姿の周囲に煙状の影が見えるのは、兎が自らの身を焼いた際の煙だという。

この伝説は、仏教説話『ジャータカ』を発端とし、『今昔物語集』などを始めとして多く語られている。


良寛、月の兎 参照

Giuseppe Lazzati, il presentimento di Cristo nel mondo pagano

菩薩の化身である兎が、我が身を焼いて、旅のバラモンに食わせようとした話や、餓えた虎の母仔を救うために我が身を食わせた王子の話は有名です。

The Jatakas were originally amongst the earliest Buddhist literature, with metrical analysis methods dating their average contents to around the 4th century BCE

Buddha bramino si concesse in pasto ad una tigre affamata che si stava astenendo dal divorare i suoi tigrotti;


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Monday, December 02, 2013

銀河年

銀河年
galactic year

(2.25 – 2.5)×108 a
定義 太陽系の銀河中心に対する公転周期

約2億2500万年から2億5000万年と推定されている
Estimates of the length of one orbit range from 225 to 250 million "terrestrial" years.[

According to NASA, the Solar System is traveling at an average speed of 828,000 km/h (230 km/s) or 514,000 mph (143 mi/s) relative to the galactic center,[3] which is about one 1300th of the speed of light. If you could travel at that speed in a jet aircraft along the equator, you would go all the way around the world in approximately 2 minutes and 54 seconds.

18.4 galactic years ago Birth of the Sun
17-18 galactic years ago Oceans appear on Earth
15 galactic years ago Life begins on Earth



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Monday, November 18, 2013

Sunday, November 17, 2013

Revel からの写真

島薗進 日本仏教の社会倫理 日本仏教というものが、西洋近代文明、キリスト教近代神学によって、いかに再編成されたものでsるか

Wednesday, November 13, 2013

Conversation with Andrea Bonazzi



http://www.zenit.org/it/articles/ambiente-presentata-teoria-madrigali-sul-clima

Ambiente: presentata "Teoria Madrigali" sul clima

Nel suo libro "Il futuro della Terra è scritto nella Luna", il metereologo toscano tenta di spiegare quali sono i responsabili che governano la macchina climatica terrestre

Roma, (Zenit.org) Giampiero Valenza | 435 hits

Vortici polari, cumulonembi, bassa pressione, anticicloni e gradienti termici questi alcuni dei termini tecnici più ricorrenti per chi segue le previsioni del tempo oramai divenute dei veri e propri appuntamenti mediatici di rilievo e quotidiani.


In caso di eventi "straordinari" come le forti precipitazioni che portano inondazioni, danni e anche vittime (in qualche caso), la causa comunemente accettata è il riscaldamento globale, cioè quel fenomeno di innalzamento della temperatura media del pianeta innescato - secondo alcuni - dallo "scellerato" e "pestifero" sviluppo industriale umano. D'altronde è proprio la scienza che ce lo ripete da anni. Inquinare meno per fermare il mutamento climatico così disastroso.
Roberto Madrigali da anni studia i fenomeni climatici e trova nei dati, nelle misurazioni e negli effetti cause diverse da quelle indicate ufficialmente dalla scienza e questo di fatto lo spinge tra quel nutrito gruppo di cosidetti negazionisti del riscaldamento globale. Posizione scomoda e pericolosa per uno studioso in quanto avversa a un luogo comune e che in questi anni ha anche creato lo sviluppo di una enorme economia su scala globale. E', in pratica, chi studia "fuori dal coro".
Il metereologo toscano, però, fa un altro passo in avanti e nel suo libro "Il futuro della Terra è scritto nella Luna" tenta di spiegare quali sono i responsabili che governano il clima terrestre. Di fatto introduce nella già complessa macchina climatica due nuovi ingranaggi ritenuti da lui i veri motori della circolazione atmosferica: il Jet stream e la Luna. Non è quindi il riscaldamento globale, indotto dalle attività umane, il vero colpevole.
Ma questa scoperta porta con sè altre conseguenze rivoluzionarie che inducono l'autore a svelare la reale portata della propria intuizione: la possibilità di fare previsioni del tempo a lungo e lunghissimo termine. Tutto questo quando ad oggi nessuno si avventura oltre i pochi giorni di previsione certa.
Madrigali mette più volte le mani avanti su quello che sa essere, mediaticamente, il fianco esposto della sua teoria. La negazione del riscaldamento globale e l'inizio, come consueto ciclo storico terrestre, di una nuova era glaciale. Negare il riscaldamento globale non significa non lottare contro l'inquinamento e lo sfruttamento selvaggio delle risorse naturali. Farlo è doveroso per l'umanità, il suo futuro ma non certo perchè aumenta le temperature. Questa la puntuale precisazione.
Il libro si legge agilmente e l'autore evita di condurre il lettore in meandri tecnici. La teoria è spiegata bene e il ricordare come certi fenomeni, ritenuti oggi straordinari, siano in realtà già avvenuti ciclicamente in passato danno una visione diversa del Global Warming al lettore. Di certo c'è che il clima è questione complessa e con questo libro Madrigali prova a dare un proprio contributo innovativo alla sua comprensione. Questo attirerà su di sé fiumi di critiche e di derisioni ma l'autore sembra avere una risposta anche a questo.
SCHEDA DEL LIBRO
Titolo: Il futuro della Terra è scritto nella Luna
Sottotitolo: Come liberarsi dalle bufale del clima, prevedere il tempo che verrà e prepararsi ad una nuova era glaciale. Teoria Madrigali sui cambiamenti climatici
Autore: Roberto Madrigali
Presentazione di Augusta Busico, Pinuccio D'Aquilo
Dati tecnici: Aracne editrice, 144 pagine
***

Sunday, November 10, 2013

Saturday, November 09, 2013

Non tutti i cristiani sono animati dal soffio di una sana spiritualità

Non tutti i cristiani sono animati dal soffio di una sana spiritualità
Invece di cercare Dio

di ALBERTO HURTADO
Non molti si preoccupano della vita spirituale e, disgraziatamente, non tutti seguono il giusto cammino. Quanti per decine di anni, fanno meditazione e lettura senza trarne profitto! Quanti sono maggiormente preoccupati di seguire un metodo piuttosto che lo Spirito Santo! Quanti vogliono imitare alla lettera le pratiche di tale o talaltro santo! Quanti aspirano alle meraviglie, alle grazie sensibili! Quanti dimenticano che fanno parte di una umanità sof- ferente e fabbricano una religione egoista che non ricorda i fratelli! Quanti leggono e rileggono manuali o cercano ricette senza conoscere il Vangelo, senza ricordarsi di san Paolo!
D'altra parte la vita spirituale si confonde con le pratiche di pietà: lettura spirituale, preghiere, ricer- che. La vita attiva non è una prepa- razione alla vita interiore. Le preoc- cupazioni della vita ordinaria, dei propri doveri, sono messe al di fuori della preghiera: sembra indegno me- scolare Dio e tali questioni banali.
Così arrivano a forgiarsi una vita spirituale complicata e artificiale. Invece di cercare Dio nelle circo- stanze dove Egli ci ha posto, nelle necessità profonde della propria persona, nelle situazioni del proprio ambiente temporale e locale, prefe- riamo agire come uomini astratti. Dio e la vita reale non compaiono mai nello stesso campo di pensiero e di amore. Lottano per mantenere in sé un sentimentalismo affettivo di orientamento divino, per conservare con fatica lo sguardo fisso verso Dio, per sublimarsi; o piuttosto si accontentano delle formule sdolci- nate tratte dai libri di pietà. Ciò fa pensare all'affermazione di Pascal: «L'uomo non è angelo né bestia, ma colui che intende essere come un angelo e opera come una be- stia».
Ancor più grave: sacerdoti, uomi- ni di studio che trattano materie so- prannaturali, predicatori che prepa- rano le prediche del mattino non in- tendono introdurre questi argomenti nella vita di preghiera. Uomini che passano i giorni sulle miserie del prossimo per soccorrerle, separano il ricordo dei poveri mentre assistono alla messa. Apostoli schiacciati dalle responsabilità per il regno di Dio, considerano quasi una mancanza ve- dersi accompagnati dalle preoccupa- zioni e inquietudini.
Come se la nostra vita non doves- se essere orientata verso Dio, come se pensare a tutte le cose per Dio non fosse già pensare a Dio; o come se potessimo liberarci a nostro arbi- trio delle preoccupazioni che Dio stesso ci ha posto. Invece è così fa- cile, così indispensabile, elevarsi a Dio, perdersi in Lui, partendo dalla nostra miseria, dai nostri fallimenti, dai nostri grandi desideri. Perché, quindi, eliminarli invece di servirsi di essi come trampolino? Con sem- plicità, gettiamo il ponte della fede, della speranza, dell'amore tra la no- stra anima e Dio. Una spiritualità sana offre metodi spirituali. Una spiritualità sana si adegua alle individualità e rispetta le personalità. Si adatta ai caratteri, alle formazioni, alle culture, alle esperienze, agli ambienti, alle condi- zioni, alle circostanze, alla generosità. Prende ognuno così com'è, in piena vita umana, in piena tentazio- ne, in pieno lavoro, in pieno dovere.
Lo Spirito che soffia sempre, sen- za che si sappia da dove viene e do- ve va (Giovanni, 3, 8), si serve di ognuno per i suoi fini divini, rispet- tando lo sviluppo personale nella costruzione della grande opera col- lettiva della Chiesa. Tutti servono in questo cammino dell'umanità verso Dio; tutti trovano lavoro nella co- struzione della Chiesa. L'unica spi- ritualità che convince, introduce nel piano divino, secondo le proprie di- mensioni, per realizzare il progetto in obbedienza totale.
Ogni metodo troppo rigido, ogni direzione troppo definitiva, ogni so- stituzione della lettera allo spirito, ogni dimenticanza delle nostre real- tà individuali, riesce soltanto a di- minuire l'impeto del nostro cammi- no verso Dio.
Saranno metodi falsi tutti quelli imposti con uniformità, che preten- dono dirigerci verso Dio dimenti- cando i nostri fratelli; che ci fanno chiudere gli occhi sull'universo inve- ce di insegnarci ad aprirli per eleva- re tutto al Creatore; che rendono egoisti e ripiegano su noi stessi; che pretendono inquadrare la nostra vita da fuori senza penetrarvi interior- mente per trasformarla; e che dan- no, infine, all'uomo vantaggio su Dio.
Paragonando il Vangelo alla vita della maggior parte di noi cristiani, si avverte un malessere. Abbiamo forse dimenticato che siamo il sale della terra, la luce sul lumicino, il lievito della massa (Matteo, 5, 13-15). Il soffio dello Spirito non anima molti cristiani e uno spirito di me- diocrità ci consuma. Tra di noi vi sono cristiani attivi, anzi agitati ma le cause che ci consumano non sono la causa del cristianesimo.
Dopo aver guardato e riguardato in me stesso, ciò che si trova attorno a me, prendo il Vangelo e vado ver- so san Paolo dove trovo un cristia- nesimo tutto fuoco, tutta vita, con- quistatore, un cristianesimo vero che riguarda tutto l'uomo, rettifica la vi- ta, consuma ogni attività. Un fiume di lava ardente, incandescente che esce dal fondo stesso della religione.
La consegna al Creatore! In ogni cammino spirituale retto, vi è sem- pre il principio del dono di se stessi. Si moltiplicano le letture, le pre- ghiere, gli esami ma senza arrivare al dono di sé, diviene segno che ci siamo persi. Prima di ogni pratica, di ogni metodo, di ogni esercizio, s'impone un'offerta generosa e uni- versale di tutto il nostro essere, del nostro avere e possedere. In questa offerta piena di se stessi, atto dello spirito e della volontà che ci porta alla fede e nell'amore a contatto con Dio, risiede il segreto di ogni pro- gresso.

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Un'antologia
di scritti
del santo cileno
Beatificato da Giovanni Paolo II nel 1994 e canonizzato nel 2005 da Benedetto XVI, Luis Alberto Hurtado Cruchaga (1901-1952) è un santo notissimo in tutta l'America latina. Sacerdote gesuita, attento ai problemi sociali e del lavoro, ha fondato il movimento Hogar de Cristo per venire incontro alle necessità dei più poveri. La Pontificia Università Gregoriana ha ospitato nei giorni scorsi un seminario dedicato alla sua figura promosso dalla Pontificia Commissione per l'America Latina, in collaborazione con l'Ambasciata del Cile presso la Santa Sede. Nell'occasione è stata presentata la prima traduzione italiana di un'antologia di scritti del gesuita cileno (Un fuoco che accende altri fuochi. San Alberto Hurtado, Roma, Gregorian & Biblical Press, 2013, pagine 192, euro 15). Tratto dal volume in questione, pubblichiamo il capitolo intitolato «Una sana spiritualità».

Osservatore romano


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Sunday, November 03, 2013

Appunto su Girard

"The apocalypse is nothing but the incarnation of Christianity in history”(Girard)

Girard has made the following claim: “When I had been accused of not being a Christian,[Henri] de Lubac told me that everything that I was writing was right and there wasn’tanything heretical in it.” See “The
J’accuse of René Girard: The Audacious Ideas of a Great Thinker,” interview with Giulio Meotti in Il Foglio,
March 20, 2007; available in English translation by Francis R. Hittinger IV at http://home.uchicago.edu/frh/girard.html


 The Word of God, he explains, is a question to humanity’s answers, not the answer to its questions; itis a Word that “accepts in silence many contradictions” and demands from humans simplytheir “unquestioning obedience” (p. 29).

Chesterton e l’elogio delle sottigliezze teologiche Quando è utile

Chesterton e l'elogio delle sottigliezze teologiche Quando è utile
spaccare il capello in quattro

Inos Biffi

La storia qualche volta fa incontrare degli autentici profeti. Essi però non so- no quelli che rivelano le ovvietà che tutti pensa- no, o quelli che sono abili a leggere i segni dei tempi alla rovescia o bravi a proclamare quello che tutti si aspettano.
I rari profeti autentici sono quelli che vedono in anticipo e proclama- no cose che pochi o nessuno pensa o gradisce, e che sono destinate ad avverarsi.
Tra questi credo si debba anno- verare l'originalissima ed esuberante figura di Gilbert Keith Chesterton, le cui affermazioni, pur risalenti ai primi decenni del secolo passato (muore nel 1936), si stanno rivelan- do, nei campi più diversi, di una impressionante antiveggenza: un po' come tutto il suo pensiero, do- ve, mediante il genere letterario depiù inatteso paradosso e della più penetrante ironia, vediamo brillare tutto un fascio di luci inaspettate.
Prendiamo come esempio quello che diceva — siamo nel 1934 — a proposito delle «sottigliezze teolo- giche»: «Le discussioni teologiche sono sottili ma non magre. In tutta la confusione della spensieratezza moderna, che vuol chiamarsi pen- siero moderno, non c'è nulla forse di così stupendamente stupido quanto il detto comune: "La reli- gione non può mai dipendere da minuziose dispute di dottrina". Sa- rebbe lo stesso affermare che la vita umana non potrà mai dipendere da minuziose dispute di medicina. L'uomo che si compiace dicendo: "Non vogliamo teologi che spacchi- no capelli in quattro", sarebbe forse d'avviso di aggiungere; "e non vo- gliamo dei chirurghi che dividano filamenti ancora più sottili"».
Chesterton aggiungeva: «È un fatto che molti individui oggi sareb- bero morti se i loro medici non si fossero soffermati sulle minime sfu- mature della propria scienza: ed è altrettanto un fatto che la civiltà eu- ropea oggi sarebbe morta se i suoi dottori di teologia non avessero ar- gomentato sulle più sottili distin- zioni di dottrina» ("Capelli spaccati in quattro", in Il soprannaturale è naturale. Scritti per l'Italia, Genova- Milano, Marietti 1820, 2012).
Le rigorose analisi teologiche — osservava il geniale scrittore inglese — lasciarono tracce nella civiltà eu- ropea: «I grandi Concili religiosi sono di un'importanza pratica di gran lunga superiore a quella dei Trattati internazionali, perni sui quali si ha l'abitudine di far girare gli avvenimenti e le tendenze dei popoli». A giudizio di Chesterton, «i nostri affari di oggi stesso(...) so- no ben più influenzati da Nicea ed Efeso, da Trento e Basilea», con la dottrina relativa alla divinità di Cri- sto vero uomo e vero Dio, alla na- scita verginale di Gesù, al valore dei sette sacramenti, all'indissolubi- lità del matrimonio, al celibato ec- clesiastico, alla verginità, al diritto di proprietà, alla legittima difesa, al culto delle immagini.
Noi potremmo rilevare che è tut- tora diffusa la persuasione che l'analisi teologica, intesa a esplorare le ragioni del mistero cristiano con le sue intime connessioni e quindi a elaborare le forme più adeguate del suo linguaggio, sia un'impresa inutile, se non deviante rispetto alla semplice accoglienza nella fede del «Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe». Salvo poi, da parte di una certa teologia, associarsi filoso- fie di ispirazione antimetafisica, che concorrono fatalmente al fraintendi- mento della teologia stessa e quindi proprio del «Dio di Abramo di Isacco e di Giacobbe».
Le "sottigliezze", di cui parla Chesterton, non sono quindi le in- vestigazioni sofistiche e vane che dirottano dal contenuto del mistero, ma la passione per la sua intelligen- za luminosa e illuminata, grazie alla quale sono stati definiti i dogmi, che non si impongono dall'esterno, ma che emergono più nitidamente dall'intimo del mistero, come reso più accessibile.
Chi studi la Summa Theologiae di Tommaso si imbatte certamente in una infinità di distinzioni che quasi frantumano il tema, e corre il ri- schio di smarrirsi e di confondersi; ma, se ha la pazienza e l'abilità di
coglierne il senso e la prospettiva, si accorge che alla fine lo stesso te- ma emerge nella sua so- stanziosa e più variegata luminosità .
All'origine delle "sotti- gliezze" si trova esatta- mente l'intenzione dell'Angelico, il quale af- ferma: «Quando la vo- lontà è ben disposta in rapporto alla fede, essa ama la verità creduta, vi ritorna senza posa nel suo pensiero, e ne fa oggetto della sua riflessione per vedere se mai possa tro- vare delle ragioni a suo favore» (Summa Theolo- giae, II-II, 2, 10, c), mentre nella Summa contra Genti- les esorta alla teologia con le parole di Ilario di Poitiers: «Nella tua fede inizia, progredisci, insisti; sebbene io sappia che non arriverai mai alla fi- ne, mi rallegrerò del tuo progresso. Chi, infatti, si
muove con fervore verso l'Infinito, anche se non arriva mai, tuttavia va sempre avanti. Però non presumere di penetrare il mistero, e non ti im- mergere nell'arcano di una natura divina, immaginando di compren- dere il tutto dell'intelligibile, ma cerca di capire che si tratta di una realtà incomprensibile» (I, 8).

Osservatore romano


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