Saturday, October 31, 2020
TENEREZZA PER GLI “ULTIMI UOMINI”
TENEREZZA PER GLI "ULTIMI UOMINI"
di Pietro De Marco
Le tenerezze di una Chiesa che oscura la divina rivelazione servono davvero all'uomo che le riceve?
Dopo che papa Jorge Mario Bergoglio ha invocato la "copertura legale" delle coppie dello stesso sesso, un amico mi mette sotto gli occhi un testo, poi molto citato: "A coloro che [...] vogliono procedere alla legittimazione di specifici diritti per le persone omosessuali conviventi, bisogna ricordare che la tolleranza del male è qualcosa di molto diverso dall'approvazione o dalla legalizzazione del male. In presenza del riconoscimento legale delle unioni omosessuali, oppure dell'equiparazione legale delle medesime al matrimonio con accesso ai diritti che sono propri di quest'ultimo, è doveroso opporsi in forma chiara e incisiva".
È un passaggio delle "Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra le persone omosessuali" pubblicate dalla Congregazione per la dottrina della fede il 3 giugno 2003, giorno della memoria dei santi ugandesi Carlo Lwanga e compagni, martiri – mi dice il dotto amico – perché avevano resistito alle pretese sodomitiche del loro re. Ma oggi a chi e a che cosa dovremmo opporci se – come scrive un teologo con cui, nell'amicizia, sempre dissento – "col papa il campo non viene più diviso in due parti contrapposte, verità e libertà, dovere e diritto"? Crede davvero l'opinione colta cristiana, antiagostiniana e antipaolina, che l'uomo stia galleggiando in una tiepida piscina curativa, dove non sono più né dramma né rischio per la coscienza e per la decisione?
Verità e libertà, dovere e diritto sarebbero pacificati solo in un uomo alienato da sé, in un formicaio virtuoso quale Dio creatore non ha voluto fosse l'umanità. Non è questo sogno, in nessun modo, il cristianesimo, non quello della Chiesa cattolica o delle Chiese ortodosse. Libertà e verità saranno sempre in conflitto nella nostra finitezza, e a niente serve, di fronte al fatto, la tentata distruzione della metafisica. Anzi, soltanto una Chiesa "katéchon" (2 Tessalonicesi 2, 6-7) potrà impedire che questa caduta dell'umano nella a-patía avvenga.
Questo "katéchon", nonostante la speranza di p. Antonio Spadaro su "La Civiltà Cattolica" del 4 gennaio 2020, non può essere costituito dalla Chiesa della visione di papa Francesco se – come proclama il gesuita – questa visione fa coincidere la "conversione" spirituale e pastorale con quella "strutturale". La lotta contro la "fine della storia" ha meno a che fare con strutture economiche e sociali che con i mondi ideologici e morali che penetrano e alienano le esistenze.
In questa luce appare tanto più erroneo, dopo decenni, il lavoro teologico rivolto a dimostrare che la fede e la Chiesa devono, per "rinnovarsi" (una tesi che si autodistrugge, poiché non può esservi novità in senso proprio nella temporalità di una Tradizione) accogliere anch'esse quel non senso, ovvero divenire la debolezza dell'"oltre il credere", come si esprime qualche autore. Una linea che accelera la fine senza che vi siano rigenerazioni.
Discutendo un po' vivamente con un'amica postmoderna tutta femminismo, libertà e diritti individuali, tutta "qui e ora", finitezza del vivere e eutanasia per tutti, mi capitò di sentirle fare l'elogio di Bergoglio, "questo papa che tanto mi piace". Sappiamo che l'apparire pubblico e l'irrefrenabile discorrere del papa – di cui è buon esempio la recente sconnessa sortita su omosessuali e unioni civili – funzionano come un lenimento sul diffuso nichilismo contemporaneo, come una sorta di giustificazione, non bastando al "vivere per la morte" dell'uomo postcristiano la falsa coscienza di essersi emancipato dalla verità. Ricordo spesso, di fronte alle soggettività sicure e smarrite nell'autosufficienza postmoderna, la previsione dell'"ultimo uomo" riformulata nel dopoguerra da Alexandre Kojève: ci avviamo ad essere – scriveva il filosofo – uomini protetti e sani che così si lasciano vivere, pura animalità felice senza storia e senza anima. Certo, ci sarà difficile proteggere allora la vita se cominceremo a pesare sulla nostra cerchia sociale, ma a quel punto, ci dicono, avremo vissuto abbastanza; cani e gatti, così "umani", vivranno più di noi. Papa Bergoglio sembra accorgersi di questa deriva del mondo occidentale, diagnosticata di nuovo da Fukuyama oltre trent'anni fa, ma la risolve nella manierata deprecazione dell'individualismo liberale, che riconduce poi all'egoismo degli interessi economici. La realtà è tutt'altra e la mancata diagnosi antropologica colpisce al cuore la strategia pastorale e politica del papa.
I difensori ed apologeti di Francesco, anche i più lucidi, non riescono ad usare altro argomento che il "metodo della dolcezza" e la "lode della fraternità", come forme nuove della verità cattolica e della funzione petrina. "Il papa riporta l'amore alla dimensione evangelica", leggo, a proposito delle sue esternazioni sul dramma omosessuale. Chi lo crede non ha mai letto i Vangeli: la "dimensione evangelica" dell'amore – e quale? eros, philia, agape? – implica il mio assenso ora alle nozze tra divorziati, ora alla coppia omosessuale e figure annesse? E domani a cosa altro ancora? All'incesto, al sesso infantile? E se le leggi che depenalizzano, quindi incentivano, questa o quella condotta portano il sigillo, il profilo di Cesare, non vi è forse la somiglianza di ogni uomo con Dio da proclamare? L'uomo-creatura, l'uomo essenziale che la Chiesa dichiara e protegge, è in questa somiglianza. Il "mistero grande" della coppia uomo-donna è in questo ordine primo e ultimo, che è poi quello trinitario (Hans Urs von Balthasar).
Qualcuno sostiene ancora una diagnosi molto diffusa già nel post-concilio, ovvero che cresce "il numero di quanti, per poter dare forma alla propria fede, devono mettersi se non fuori almeno ai margini della Chiesa"; ovvero che la Chiesa non è ancora un posto per credenti veri, al massimo lo è "per affezionati alle pratiche religiose". Ma la realtà diffusa è tutt'altra: gli "affezionati alle pratiche" sono una minoranza maltrattata dal parroco medio, l'ideologia pastorale e le pratiche parrocchiali sono da anni alla rincorsa di coloro che vogliono "dare forma" personalizzata alla fede. Perciò il papa si occuperebbe giustamente, secondo Giuliano Zanchi teologo e saggista di fama, del "credere di tutti", perché, indipendentemente dalla forma che la fede assume in ciascuno, "tutti possano credere".
È una considerazione anche acuta, questa, e forse condivisa dal pontefice, ma smentita da una lunga serie di riduzioni "universalistiche" della fede, anzi delle fedi, ad un minimo comune destinato ad essere la fede di tutti: utopismi sociali cristiani, esperimenti di religiosità liberale alla maniera di Lamennais, congressi mondiali delle religioni in stagione pre-modernistica, il vero e proprio modernismo cattolico, la stessa "religione" dei proletariati rivoluzionari e, dopo una pausa, la ripresa di visioni ecumeniche delle religioni ovvero delle "etiche" alla Hans Küng, hanno tutti preceduto questo disegno – o questa istintiva prassi? – di papa Francesco. Ma dopo oltre due secoli di scenari illusori, nessuna "religione perché tutti possano credere" ha preso corpo, neppure sul polo delle mistiche o su quello opposto delle etiche civiche. Una "vera religione", infatti, è esigente, fortifica e vincola, vuole amore a Dio, formazione e oblazione, chiede tutta la vita; non è l'emozione per una parola d'ordine condivisa messa a sbandierare al balcone.
Il coro attuale sulla novità di Bergoglio, che si arma di ennesime accuse di inadeguatezza alla Chiesa – ancora una "Chiesa dei no" nonostante la produzione di "sì" del pontificato – finge d'ignorare quanto la tradizione cristiana abbia assimilato le Sacre Scritture per trovare risposte alla continua oscurità della storia umana: che è storia redenta o appunto priva di risposte, come attesta la tragedia antica. La cura delle anime ha sempre ricondotto l'amore al Vangelo, ma restando libera dall'incantamento dell'"amour passion" o "amor concupiscentiae" di cui ogni umano ha esperienza ma che non può essere analogato all'amore a Dio e al prossimo che i Vangeli vedono incarnato in Cristo. Tra l'altro vi è qualcosa di paradossale nel pretendere di legittimare cristianamente l'"amour passion", i "fatti d'amore" romanticamente assunti come assoluti e abitati da Dio. Si può difenderne la libertà di fronte alla legge, estendendo la categoria di "fratellanza" dell'ultima enciclica anche alla relazione sessuale, come vuole il teologo Andrea Grillo? Amore filadelfico, dunque, o (più probabilmente) metafora oratoria senza corrispondenza nelle cose?
Torniamo al papa. Chiunque sia minimamente consapevole, entro e fuori la cultura cattolica, capisce che lenire l'ultimo uomo, quello della verbosa esibizione della propria sufficienza – cosa mai avvenuta nelle culture umane ovunque aperte all'oltre, al sacro – è l'opposto del messaggio cristiano e del doveri di verità che vi corrispondono sempre. Di fronte alla mezza-cultura della finitezza senza trascendenza, alla predicazione della felice immoralità del sé, di un niente ridicolo quanto ipersensibile, l'invito alla fraternità e alla socialità non può da solo guidare le anime a un recupero di senso e di profondità. Sono esortazioni che non intaccano l'arroganza triste dell'ultimo uomo, non oltre un'emozione. Le grandi idealità dei poveri, della fraternità mondiale, del Dio amore, occuperanno, nell'io contemporaneo desiderante gratificazioni a propria modesta misura, il posto e l'orario che si dedica alle parole: ritagli di dopolavoro.
Valorizzare contemporaneamente la "fede di tutti" per ottenere dalla confusione uno slancio universale verso la fraternità sarà, svanita l'emozione, aver svalutato la fede di ogni forte credente. Una fede religiosa è altra cosa. Pensarla nei termini di un comune denominatore antropocentrico – di fatto umanistico – non ha mai prodotto né produrrà alcuna nuova plausibilità del credere in coloro che non credono. L'Occidente cristiano è stato immerso per lunghi secoli nel percorso (nel nuovo tempo) di Cristo risorto e glorioso, nella storia universale, nel senso pieno e soprannaturale dell'esistere. Mai in un Dio "intimo" e ad un tempo assente, se non in minoranze. Quest'ultimo sembra invece essere il Dio che il papa raccomanda in "Fratelli tutti" (nn. 277- 280): un'utile credenza umana in un inerte legislatore del tutto, come nella cultura deistica. A cosa servirà?
È vero: non possiamo certo consentire con l'"essere per la morte" di uomini polemogeni, sprezzanti dell'uomo comune o "borghese", o di altra razza, pronti ad eliminare gli scarti dell'umanità o a farne – con lo stesso esito – un altro essere o un popolo nuovo. Ma neppure possiamo autorizzare con la misericordia l'"essere per la morte" di uomini che, accanto a noi, coltivano il non senso per prepararsi la buona morte chimica. Credo che la predicazione di papa Francesco finirà col confermare i mondi postcristiani nel non senso cui essi si condannano. E lenire il non senso non è neppure allestire il troppo famoso "ospedale da campo", è consentire all'ideologia della fuga in massa dal fronte della vita dotata di senso, dalla verità e pena della lotta che occupa il quotidiano di ognuno.
Non è assolutamente casuale, è anzi strutturale, che nei mondi postcristiani la "fraternità" – apprezzata a parole – cessi di fronte alla maternità non gradita, al malato terminale, all'anziano fuori di testa, domani all'adolescente con handicap grave. Un costume "monstrum" in cui si combina, senza contraddizione, la fraternità dei sentimenti e la complementare azione omicidaria dei comportamenti e delle leggi, cui quelle stesse persone "fraterne" contribuiscono come elettori.
Ora, questa umanità che corre sul piano inclinato della "vita buona" come metro di dignità, ovvero di legittimità a vivere, è solo lenita praticando il "come se Cristo non esistesse" della "Fratelli tutti". Non vi è salvezza nel "samaritanus bonus" del papa, ma palliativi esistenziali, personali e politici, che non si addicono alla Chiesa: la "sponsa Christi" non deve accompagnare le anime verso la loro morte ma deve affermare la verità di Cristo perché vivano. Un'evidenza che mostra quanto sia erronea la comoda "laicità" della separazione tra verità "religiosa" e prospettiva giuridica e politica, accolta da decenni dal cattolicesimo democratico e liberale. La Chiesa ha da sempre responsabilità e competenza sui dati antropologici ultimi – nascita, maschile e femminile, matrimonio, morte – poiché di essi ha quell'integra visione che è l'antropologia biblica. Non vi è nulla dell'uomo – la realtà creata per eccellenza – che, con l'oblio di questi capisaldi della concezione cristiana, non tenda a pervertirsi.
Ci si metta bene in mente: quando i cattolici, e settori del mondo riformato, combattono contro le innovazioni normative prodotte dalla vittoria dell'io desiderante sui compiti ordinanti ed elevanti del "Nomos", essi combattono per l'uomo, non "per la religione". In Italia si è combattuto a suo tempo anche contro l'elevazione a diritto delle "unioni di fatto", poiché era il nostro dovere. E la diversa posizione di Jorge Mario Bergoglio non può valere più di una opinione. Di certo non servirà all'uomo che la Chiesa falsamente umanizzi la verità di Cristo.
Invece di occuparsi di "unioni civili", per di più disseminando opinioni incoerenti, papa Francesco dovrebbe occuparsi di elevare la sua voce, in maniera formale e argomentata, contro la rottura in corso di ogni freno etico e legislativo nella liquidazione eutanasica di esseri umani. Questa immonda deriva riguarda il futuro dell'uomo in radice, e non vi è timore di contrasto con le autorità civili, olandesi o no, che tenga. "Hic Rhodus!", è qui il punto decisivo, non in una mitica battaglia del "popolo" contro la modernità economica e i delicati equilibri internazionali. Il cristianesimo ha sempre accompagnato le anime nella storia alla luce delle virtù teologali, invece di illuderle su un "altro mondo possibile". L'altro mondo è nella visione di Dio, qui è nella vita soprannaturale. Una "tenerezza" che si affermi senza orizzonte di fini e senza il Dio della rivelazione in Cristo non farà dell'uomo contemporaneo un generatore di umanità fraterna, ma un patetico disertore della storia in cui il Dio creatore lo ha posto. Verso la "fine della storia".
Chi si lamenta delle molte riserve e critiche nei confronti del papa deve rendersi conto che Sua Santità è attualmente allo scoperto, in una forma inedita e sotto ogni aspetto controproducente per Roma e per la Chiesa, per una somma di responsabilità e debolezze: la continua confusione di privato e di pubblico, la forma improvvisata e confusa degli enunciati nell'eloquio quotidiano come nelle sedi magisteriali, la palese ignoranza dell'insegnamento cattolico di cui dovrebbe essere custode. E tutto ciò, secondo molti, per dare corpo ai suoi progetti e ad una visione dell'ufficio petrino che appare strumentale ad essi. Bisogna pur dirlo, perché la scala a un tempo individuale e mondiale sulla quale Bergoglio intende sperimentare un nuovo volto della Chiesa – come luogo universale per "nuovi credenti", qualcuno azzarda – rischia già l'alterazione inconsulta della verità della Chiesa e della fede.
Certo il papa non vede che gli intelligenti che lo lodano utilizzano la "storicità" della Chiesa e dei Vangeli come argomento per liquidificare ogni paradigma cattolico – persino quello cauto del promemoria del cardinale Gerhard L. Müller del 23 ottobre, che Andrea Grillo considera "fondamentalista" – e assumersi nei confronti della divina rivelazione quella libertà che nella storia cristiana ha sempre condotto all'errore.
So di non osservare affatto quella "condescendance" nei confronti dei superiori che il misericordioso san Francesco di Sales – anche grande strumento di Dio nella conversione degli ugonotti – raccomandava negli "Entretiens". Ma il disordine di questo pontificato e il consenso deforme, innaturale, che si leva attorno al pontefice, sono tali da gridare al cospetto di Dio.
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Wednesday, October 07, 2020
Lev Tolstoy
"In order to get power and retain it, it is necessary to love power; but love of power is not connected with goodness but with qualities that are the opposite of goodness, such as pride, cunning and cruelty."
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Tuesday, September 22, 2020
Sunday, September 20, 2020
numquam nega, raro adfirma, distingue frequenter.
numquam nega, raro adfirma, distingue frequenter.
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Saturday, September 05, 2020
Humanism and Christianity
Christopher Dawson, who challenged the notion that "for humanism to emerge, Christianity had to recede"
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Sunday, August 30, 2020
Wednesday, August 26, 2020
トマス・アクイナス、『対異教徒大全』第1巻第二章11番(私訳)に次のように書かれている。
トマス・アクイナス、『対異教徒大全』第1巻第二章11番(私訳)に次のように書かれている。
"Secondo, perché alcuni di essi, quali i Maomettani e i pagani, non accettano come noi l'autorità della Scrittura, mediante la quale è possibile invece disputare con gli Ebrei, ricorrendo all'Antico Testamento. Quelli invece non accettano né l'uno né l'altro. Perciò è necessario ricorrere alla ragione naturale, con cui tutti sono costretti a piegarsi. Questa però nelle cose di Dio non è sufficiente.
「第二に、彼らのある者、例えばマホメット教徒や多神教の信者ら(pagani)は、彼らが従う ところの何かある聖典の権威では、我らと共通するものがない。例えば、我らは、ユダヤ 教徒に対しては旧約聖書に依拠して、異端者とは新約聖書に依拠して、論争することが出 来るのであるが、マホメット教徒や多神教の信者らは両聖書のどちらをも容認しない。こ れゆえに、すべての人が賛同を余儀なくされるところの、自然的理性の立場に戻ることが必要となる。しかしながら、この自然的理性は(ratio naturalis)、神的事柄においては不充分なものである。」
私はみている限り、多分あなたは博士論文で上記のようなことをやろうとしている。それとしては、結構なことだと思います。が、いくつかの問題点があると思います。以下は、その問題点を指摘してみたいと思います。これは、デフェンスに備えるコーチングとして役立つかもしれない。けれども、私の偏見と先入観に基づいたもので、役に立たなければ無視してください。
1)アクイナスと違って、あなたの出発点は、以下のようなものである
Per cui, rivolgersi ad essi parlando subito del Dio trinitario significherebbe negare il dio dei giapponesi, il che provocherebbe magari qualche piccolo conflitto fra di loro.
異教徒に三位一体を語ることは無意味であると。パウロはアテネ人にキリストの復活を語った際に無関心を買ったが、それはギリシア文化の否定でもなかったし、むしろギリシア文化との対話であったと言える。理解する人は少なったにしろ、それは無意味ではない。パウロは、プラトンやアリストテレス の哲学について語ることはできたが、そうしなかったことに深い意味があると思われる。当時のアテネ人よりも現代の日本人の中で、真の神に憧れる人は多いと私は確信しています。日本人にキリスト教のことに興味がないという見方は、私にしてみれば偏見に基づいたものです。残念ながら、パウロのように失敗を恐れないで適切に語れる人は少ない。
2)教義を語る前に「準備」が必要である。伝統的にPreambula fideiというのがある。しかし、これは自然神学や神学基礎論の分野に入るもので、教義神学のヘーディングの下で提出する博士論文には適切かどうかは、疑問を持つ先生方はおられると思います。
3) 「人間は万物の尺度である」。これは、古代ギリシアの哲学者プロタゴラスの名言である。ある意味ではすごく現代的である。現代人は神についてよりも人間について聞きたい。その気持ちは分からないでもないが、神学者の中でもそれに流されている傾向はみられる。K、ラーナーのAnthropologische Wendeは有名である。神を主題とするはずの学問である神学は、神について語るために人間を尺度にしなければとなると、これは神学のお手上げになりはしないか。
La teologia è antropologia
Feuerbach ammette con Hegel l'unità dell'infinito col finito. Ma questa unità a suo avviso, non si realizza in Dio o nell'Idea assoluta, ma nell'uomo, in un uomo che la filosofia non può ridurre a puro pensiero ma che deve considerare nella sua interezza .
E nella storia dell'uomo concreto la religione ha avuto sempre un ruolo fondamentale.
La filosofia non ha il compito di negare o ridicolizzare questo grande fatto umano che è la religione. Deve capirlo. E lo si capisce, afferma Feuerbach, allorché ci si rende conto che "la coscienza che l'uomo ha di Dio è la coscienza che l'uomo ha di sé". In altri termini, l'uomo pone le sue qualità, le sue aspirazioni, i suoi desideri al di fuori di sé, si estranea, si aliena e costruisce la sua Divinità.
La religione, dunque, è la proiezione dell'essenza dell'uomo: la religione, per Feuerbach, è un fatto umano, totalmente umano.
E' questo il senso della tesi di Feuerbach, secondo cui "il nucleo segreto della teologia è l'antropologia". L'uomo sposta il suo essere fuori di sé prima di ritrovarlo in sé. E questo ritrovamento, "questa aperta confessione o ammissione che la coscienza di Dio non è altro che la coscienza della specie", Feuerbach la vede come "una svolta della storia". Finalmente, nella storia, "homo homini deus est".
私見ですが、パネンベルクはヘーゲルの流域を充分に出ていないと思います。そして、日本のインテリでは、このフォイイェルバッハの誤解を信じているのは多い。
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Monday, August 10, 2020
Thursday, June 25, 2020
Bergoglio sul desiderio, Osservatore Romano
È appena uscito in Italia il libro «Cambiamo!» che raccoglie scritti degli anni Ottanta di Jorge Mario Bergo- glio. Pubblichiamo stralci tratti dalla seconda parte, intitolata «Uomini di desideri» e dalla sesta, dedicata al te- ma «I gesuiti».
Quando, nelle Costituzioni della Compagnia, sant'Ignazio par- la delle residenze e si dedica a descrivere «in quali modi si possano in questi luoghi aiutare le anime», indica i desideri: «Così pure, si aiuta il prossimo con i desideri presentati a Dio nostro Signore». Questo riferimento al valore del desiderio non è casuale nella consuetudine spirituale di sant'Ignazio. Nella nostra spiritualità il desiderio ha un
luogo specifico, e alcune riflessioni su questo punto possono aiutare il progresso interiore nel contesto delle nostre preoccupazioni apostoliche. Sant'Ignazio dice che si può aiutare il prossimo desiderando davanti a Dio nostro Signore. Infatti i desideri, oltre che aspirazioni verso ciò che non abbiamo, sono presentimenti di ciò che avremo. I nostri desideri possono risultare illusioni, ma anche rivelazioni. Rivelazioni su quanto Dio vuole che gli chiediamo perché ce l'ha già concesso. Allora il contenuto dei nostri desideri si trasforma in simboli. I nostri desideri forgiano simboli, perché i simboli, così come i desideri, celano realtà mentre al tempo stesso le promettono.
Alcune opere apostoliche hanno la caratteristica di farci avvertire in un modo particolare l'insondabile vastità e profondità entro cui il piano di Dio ci colloca, e l'insufficienza di tutti i nostri orientamenti e sforzi per esserne all'altezza. La possibilità di desiderare nasce proprio là dove sentiamo di non farcela e di essere ai limiti delle nostre forze. È come se, mentre percepiamo i limiti della nostra azione, tentassimo di andare un poco oltre, proprio fin dove non siamo riusciti ad arrivare, con la buona volontà dei nostri desideri. Sant'Ignazio spiega questa possibilità agli studenti di Coimbra, ma ap- plicandola al caso dei limiti che la vita degli studi impone all'apostolato: «Il quarto modo di aiutare i prossimi, e il cui campo è immenso, consiste nei santi desideri e nella preghiera. E sebbene lo studio non vi lasci tempo per fare lunghe orazioni, pure si può compensare con i desideri».
Tuttavia i buoni desideri non sono soltanto un modo per spingerci oltre i nostri limiti, dove «non ce la facciamo»: essi possono anche precedere il nostro sforzo e, in questo senso, ne costituiscono uno dei fondamenti: «Sarà compito del rettore, dopo quello di sostenere tutto il collegio con le orazioni e i santi desideri [...]».
Desiderare e, a tal fine, sapere che cosa si debba desiderare, costituisce il punto di partenza della nostra collaborazione con il regno di Dio. In questo modo il desiderio si pone all'origine della nostra preghiera, del nostro aiuto al prossimo e della no- stra stessa vita di gesuiti. Della nostra preghiera, rispetto alla quale nostro Padre insiste sul fatto di andare a chiedere quello che voglio, sicché consiglia determinati cambiamenti «quando la persona che si esercita non trova ancora quello che desidera» (ES 89); delle nostre attività apostoliche, circa le quali il primo modo di manifestarsi consiste, come abbiamo detto, nella preghiera e nei santi desideri o, secondo una sintetica formula ignaziana, «in desiderose preghiere»; infine, il desiderio affonda le sue radici nell'origine stessa della nostra vita gesuitica: è bene ricordare quella domanda che Ignazio introduce nell'Esame affinché s'interroghi il candidato riguardo alla sua decisione a vestire la stessa veste e divisa di Cristo, subire ingiurie, false testimonianze, affronti, essere ritenuto pazzo: «Pertanto si dovrà domandare a ciascuno se prova simili desideri così salutari e fecondi per la perfezione della sua anima». Si può ben dire che la nostra vocazione alla Compagnia sia nata nel preciso momento in cui questo desiderio ci è sorto in cuore. Tant'è vero che sant'Ignazio riprende e continua quanto appena detto senza concedere tregua: «Chi, a causa della nostra debolezza umana e della propria miseria, non possedesse tali desideri così infiammati nel Signor nostro, deve essere interrogato se desidera in qualche modo di possederli». E siamo giunti ai «desideri di desideri».
Il desiderio appare dunque definitivamente radicato nell'origine più
intima del nostro essere e operare. Se si è compreso il desiderio di «totalità verso il fine» che caratterizza sant'Ignazio — e una versione di essa è la sua devozione per il magis —, ciò non stupirà. La direzione dei nostri desideri esprime l'orientamento profondo del nostro essere. Chi riesce ad addentrarsi nell'intimità dei desideri di un uomo potrà sviscerare ciò che quell'uomo vuole ed è nella vita, cioè la chiave segreta del suo destino. Il desiderio umano, soprat- tutto quanto più è intimo e profondo, racchiude la chiave segreta di ogni esistenza. E dunque in esso risiede il tesoro del cuore. Perciò Ignazio, in definitiva, mira a trasformare «fino ai nostri più intimi desideri», poiché nella misura in cui essi arriveranno ad ambire soltanto ciò che è di Dio, allora l'uomo sarà, con certezza, anch'egli di Dio. Solo in quel momento sarà possibile sperimentare come l'amore che ci muove e ci induce a scegliere discenda dall'alto, dall'amore di Dio (cfr. ES 184). Per lo stesso motivo sant'Ignazio, per ricavare da un uomo un autentico gesuita, un compagno di Gesù, non si accontenta della promessa che questi accetterà le umiliazioni che l'assimilano a Gesù quando esse verranno, bensì pretende da lui che le desideri, o, almeno, che «desideri desiderarle», come misura preventiva per collocarlo nel punto iniziale di quel movimento profondo del cuore che conosce una sola direzione e su cui non è possibile tergiversare.
Sebbene sia vero che il desiderio caratterizza e contrassegna l'intimità dell'uomo, non è soltanto questa la ragione per cui sant'Ignazio lo colloca al fondamento e all'origine stessa della nostra vita. Lo fa perché è Dio stesso a concedere i desideri originali e fecondi: «Dalla sua divina maestà, da cui procede ciò che desidera». Ciò significa che nello stesso desiderio che ci caratterizza in quanto uomini già è contenuto il segno indelebile dell'amore divino e della sua chiamata. Chi è capace di desiderare umiliazioni per assomigliare a Gesù, così come chi è capace di desiderare qualsiasi bene per il suo prossimo, è stato toccato dal Signore, perché è stato il Signore stesso a concedergli quel desiderio. Ecco che cosa dice sant'Ignazio a suor Teresa Rejadell nel suo tipico stile scarno: «Se riflette, potrà capir bene che quel desiderio di servire Cristo nostro Signore non proviene da lei, ma è donato dal Signore. Dicendo quindi: "Il Signore mi dà crescente desiderio di servirlo", lei lo loda, perché proclama il suo dono, gloriandosi in lui,
non in se stessa, perché non attribuisce a se stessa quella grazia».
***
Sant'Ignazio è un uomo che, entrando in contatto con il divino, riscrive la propria vita e quella dei suoi compagni secondo norme che egli credeva volute da Dio. Nei trentacinque anni che fanno seguito alla sua conversione c'è una coerenza interna che si mantiene sempre: è la coerenza del suo progetto. Il suo progetto non è una pianificazione di funzioni, non è un assortimento di possibilità. Il suo progetto consiste nel rendere esplicito e concreto ciò che egli aveva vissuto nella sua esperienza interiore.
Per questo è notevole leggere, nelle Costituzioni e nelle lettere che egli scrive, il continuo riferimento a «tempi, luoghi e persone». Ciò significa, da una parte, che la sua visione interiore è nitida, ha lineamenti definiti e ha raggiunto la densità di una configurazione capace di esplicitarsi. E, d'altra parte, significa che quella visione interiore non si imporrà sulle circostanze storiche cercando di riordinare la storia sulla base delle proprie coordinate. Se così fosse stato, essa si sarebbe cristallizzata in un «situazionismo» riduzionista, riconducendo tutto alle forme di quella situazione. La visione interiore di sant'Ignazio non si impone alla storia; dialoga con la storia degli uomini, che è storia di grazia e di peccato; cerca di riscattare la volontà di Dio dall'ambiguità della vita: realizzare la volontà di Dio è, per Ignazio, cercare la maggior gloria di quel Dio che si è fatto uomo e si inserisce nella storia degli uomini.
La storia di sant'Ignazio e dei gesuiti è una storia tragica nel senso etimologico della parola. Lo sanno tutti: gesuita nel dizionario è sinonimo di ipocrita. Problemi ce ne sono stati, e gravi; ci sono stati successi, e notevoli; ci sono stati persecuzioni e fallimenti. E non sono mancate leggende che hanno creato attorno a sant'Ignazio e alla Compagnia di Gesù un'aura carica di tutte le sfumature immaginabili. Addentrarci nella storia della Compagnia ci porterebbe a riflessioni che trascendono il contesto di queste pagine. Pertanto ho preferito concentrarmi fondamentalmente sul dialogo che sant'Ignazio e la primitiva Compagnia ebbero con la cultura e con i problemi del loro tempo: sono le loro origini e, inoltre, è un dialogo che risulta esemplare, tipologico, per tempi suc- cessivi.
Il Papa Paolo VI, rivolgendosi nel 1974 ai gesuiti, in uno dei discorsi più belli che un Pontefice abbia rivolto alla Compagnia, diceva: «Il pensiero va a quel complesso secolo XVI, nel quale si ponevano le fondazioni della civiltà e della cultura moderna, e la Chiesa, minacciata dalla scissione, dava inizio a una nuova era di rinnovamento religioso e sociale, fondato sulla preghiera e sull'amore di Dio e dei fratelli, cioè sulla ricerca della più genuina santità. Era un momento affascinato da una nuova concezione dell'uomo e del mondo, che spesso — anche se non è stato questo l'umanesimo più genuino — stava per relegare Dio al di fuori dell'orizzonte della vita e della storia; era un mondo che prendeva dimensioni nuove dalle recenti scoperte geografiche; e perciò, per tanti aspetti — sconvolgimenti, riflessioni, analisi, ricostruzioni, slanci, aspirazioni ecc. — non poco simile al nostro». Nella cornice di quell'epoca così ricca, la Chiesa affrontava il fenomeno della Riforma. Molte volte sant'Ignazio è stato definito il bastione della Controriforma. In questo c'è qualcosa di vero, ma l'affermazione non è così pacifica come potrebbe sembrare a prima vista. D'altra parte, quel fenomeno culturale religioso (la Riforma) incentivò la fedeltà del servizio di sant'Ignazio e lo condusse a lottare per l'unità cattolica.
Il gesuita guarda sempre l'orizzonte
Uno strumento che, alla luce della formazione ignaziana di Jorge Mario Bergoglio, aiuta a comprendere più profondamente l'intero pontificato di Francesco e a chiarire il forte appello al cambiamento interiore e di stili di vita da lui lanciato in questo tempo di pandemia da covid-19. È il libro Cambiamo! (Milano, Solferino, 2020, pagine 352, euro 17) nel quale viene per la prima volta tradotto integralmente in italiano un volume pubblicato nel 1987 con il titolo Reflexiones espirituales sobre la vida apostólica. Come spiega il gesuita Antonio Spadaro nell'ampia prefazione che apre questa nuova edizione, il volume accoglie articoli scritti da Bergoglio nel corso della propria attività di rettore del Colegio Máximo e delle sue Facoltà di filosofia e teologia tra il 1980 e il 1986, anno in cui fu inviato in Germania per proseguire gli studi teologici, dopo i quali cominciò il servizio di confessore a Córdoba. Fu questo, scrive il direttore di «La Civiltà cattolica», un periodo «di prova e di purificazione» e questi scritti sono «espressione di un tempo di passaggio» nel quale Bergoglio «ha maturato capacità di discernimento e di scelta. Seguendo il ritmo delle pagine si entra nello sguardo del Pontefice e si comprende meglio il suo modo di giudicare e di agire».
Il volume si apre con delle meditazioni sulla prima settimana degli Esercizi spirituali e, soprattutto, con alcune considerazioni sull'importanza di «aprirsi a un desiderio di Dio che allarga il cuore». Perché «bisogna cercare Dio per trovarlo, e trovarlo per cercarlo ancora e sempre. Solo questa inquietudine dà pace al cuore di un gesuita».
Reflexiones, chiarisce Spadaro, «è un invito alla ricerca, al cammino, al vivere un'inquietudine che ci libera dalle "reti e catene" — come scrive sant'Ignazio — dell'ipocrisia e del peccato. La conversione non è questione di "buona educazione" o di "bei modi": l'amore, dice Bergoglio, non è la cortesia, la pace non è la tranquillità. Convertirsi è l'impresa ardua di scoprire il tesoro della nostra vita». In un cammino, dove compagna fedele è la misericordia.
Il direttore della rivista dei gesuiti italiani sottolinea come nella lettura di queste pagine si trovi la chiave per comprendere che cosa abbia significato per il Pontefice essere membro della Compagnia di Gesù: la sua visione del discepolo di Ignazio «in estrema sintesi, è quella di un uomo "svuotato" di sé, che mette al centro Cristo e la sua missione; animato da grandi desideri, da una inquietudine generativa e da un pensiero incompleto aperto, guarda sempre l'orizzonte, il Dio che è sempre più grande della nostra capacità di pensarlo e immaginarlo». Confrontandosi con il santo di Loyola, Bergoglio fa propria la fondamentale importanza di un progetto di vita che sia coerente. Il progetto, spiega Spadaro rileggendo le Reflexiones, deve
«rendere esplicito e concreto» ciò che si vive nella «esperienza interiore», esso è «un'esperienza spirituale vissuta, che prende forma per gradi e che si traduce in termini concreti, azione», «dialoga con la realtà», «si inserisce nella storia degli uomini». Il Papa, prosegue, «avanza sulla base di un'esperienza spirituale e di preghiera che condivide nel dialogo e nella consultazione. Vive la stessa esperienza di Ignazio, che illumina il modo di procedere di Bergoglio come Pontefice». E questo modo di procedere «si chiama "discernimento"».
Infatti — si legge ancora nella Prefazione — «le azioni e le decisioni vanno radicate nel profondo e devono essere accompagnate da una lettura attenta, meditativa, orante, dei segni dei tempi. Per Bergoglio, il mondo è sempre in movimento: la prospettiva ordinaria, con i suoi metri di giudizio per classificare ciò che è importante e ciò che non lo è, non funziona. La vita dello spirito ha altri criteri».
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Sunday, June 21, 2020
Thursday, June 04, 2020
De Lubac
from De Lubac. He once wrote that "I do not have to win the world, even for Christ: I have to save my soul. That is what I must always remember, against the temptation of success in the apostolate. And so I will guard myself against impure means. It is not our mission to make truth triumph, but to testify for it."
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Monday, May 18, 2020
Sunday, May 17, 2020
J. Milibank, Theology and social theory.
J. Milibank, Theology and social theory.
P. 13
I sought to show why, for reasons quite exceeding the political, a Catholic Christian account of reality might be entertained as the most finally persuasive one. But then, for both theological and historico-philosophical reasons, I sought also to argue that only a new embracing of such an account could free us from our contemporary historical deadlock.
P. 35
The pathos of modern theology is its false humility. For theology, this must be a fatal disease, because once theology surrenders its claim to be a meta- discourse, it cannot any longer articulate the word of the creator God, but is bound to turn into the oracular voice of some finite idol, such as historical scholarship, humanist psychology, or transcendental philosophy. If theology no longer seeks to position, qualify or criticize other discourses, then it is inevitable that these discourses will position theology: for the necessity of an ultimate organizing logic (as I shall argue in Part Four) cannot be wished away. A theology 'positioned' by secular reason suffers two characteristic forms of confinement. Either it idolatrously connects knowledge of God with some particular immanent field of knowledge – 'ultimate' cosmological causes, or 'ultimate' psychological and subjective needs. Or else it is confined to intimations of a sublimity beyond representation, so functioning to confirm negatively the questionable idea of an autonomous secular realm, completely transparent to rational understanding.
P. 140
Wittgenstein put it very well: 'in so far as people think they can see ''the limits of human understanding'', they believe of course that they can see beyond these' . 7
7 Ludwig Wittgenstein, Culture and Value, 15e. Immanuel Kant, Critique of Pure Reason, trans. Norman Kemp Smith (London: Macmillan, 1978) pp. 517–18.
Sociology's 'policing of the sublime' exactly coincides with the actual operations of secular society which excludes religion from its modes of discipline and control, while protecting it as a 'private' value, and sometimes invoking it at the public level to overcome the antimony of a purely instru- mental and goalless rationality, which is yet made to bear the burden of ultimate political purpose.
P. 241 (207)
Against many interpretations, and sometimes the protestations of these thinkers themselves, I shall contend that there is a drastic difference between the two versions of integralism: a difference that can be crudely indicated and misleadingly summarized by saying that whereas the French version 'supernaturalizes the natural', the German version 'naturalizes the supernatural'. The thrust of the latter version is in the direction of a mediating theology, a universal humanism, a rapprochement with the Enlightenment and an autonomous secular order. While these themes are not entirely absent from the French version, its main tendencies are in entirely different directions: for the nouvelle the ́ologie, towards a recovery of a pre-modern sense of the Christianized person as the fully real person; for Blondel, towards a similar reinstatement, but in terms which stress action, not contemplation, as the mode of ingress for the concrete, supernatural life.
P.295 (261)
Yet the obvious implication of 'many truths', or rather 'many incommensurable truths', is that every truth is arbitrary, every truth is the will-to-power.
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Saturday, May 02, 2020
Tuesday, March 31, 2020
Friday, March 20, 2020
Filosofia comparata
Filosofia comparata
L'idea di una filosofia comparata presuppone diverse cose che non sono affatto evidenti. In effetti, l'idea della filosofia comparata sembra implicare che si potrebbe tracciare una linea di demarcazione relativamente chiara tra le varie tradizioni di pensiero che si propone di confrontare. È questo possibile? In effetti, l'aggettivo "occidentale" nell'espressione "filosofia occidentale", o l'aggettivo "giapponese" nell'espressione "filosofia giapponese" sono problematici in quanto sembrano suggerire che avremmo a che fare con blocchi di pensiero monolitici, relativamente stabili nel tempo ed esterni l'uno all'altro. Un tale approccio rischia di portare al suo interno un certo essenzialismo nella misura in cui si può essere tentati di identificare irriducibilmente aspetti giapponesi o occidentali nell'una e nell'altra tradizione al fine di poterli successivamente confrontare. Tuttavia, affermare che si possono confrontare queste tradizioni filosofiche implica che questi pensieri possono comunque essere tradotti, senza perdita di significato, da un linguaggio teorico all'altro. Ciò presuppone quindi una certa commensurabilità tra i pensieri confrontati e solleva interrogativi sulla loro alterità che a volte viene posta come radicale. La possibilità della filosofia comparata ha come questione principale la questione dell'universalità della filosofia. Se esiste una pluralità di filosofie incommensurabili l'una rispetto all'altra, ognuna essendo solo espressione di questa o quella cultura particolare, non c'è il rischio di ridurre la filosofia a un semplice fatto culturale contingente? Non dovremmo piuttosto concepire la filosofia come un progetto universale a cui i filosofi di ogni ceto sociale arriverebbero a contribuire?
Mia traduzione da:
https://www.academia.edu/keypass/YmMxYXlOa1VOOGRiaE0wYnlzem1RQ2ZDeXpkSVpiRllwZWtXNlNVd05QWT0tLVJ3bm4wbGdxVytYRFRkMUdNMmJaM1E9PQ==--c4c2a6b1ae4c439414d5858640d21a4f2a61d0ce/t/bkr5s-NJji3m9-87qtc/resource/work/39218415/Des_enjeux_dune_philosophie_comparée_Samuel_Marie._Université_Jean-Moulin_Lyon_3_?email_work_card=title
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Friday, March 06, 2020
Fwd: 感謝
---------- 転送メッセージ ---------
From: shinoda <k1211f0719shinoda@hera.eonet.ne.jp>
日付: 2020年3月6日(金) 0:12
件名: 感謝
To: ボナツィ神父様 <bonazziandrea@gmail.com>
From: shinoda <k1211f0719shinoda@hera.eonet.ne.jp>
日付: 2020年3月6日(金) 0:12
件名: 感謝
To: ボナツィ神父様 <bonazziandrea@gmail.com>
ボナツィ神父様
先日頂戴しました黙想会報告概要を早速メール配信しましたところ、皆さまから感謝の辞が届いていますので、失礼ながらご紹介させて頂き改めてお礼を申し上げます。
(皆さんからいただいた感謝の辞)
・こんなに素晴らしいお話をして頂いていたのかと凄いものです。特に第一部のお話は凄いと感じます、これまで、ここまで深く突っ込んだおはなしを聞いたことはなかったです。
・聖書講座でもこのような構成のお話は聞いたことがありませんでした。
・難しく、所々しか理解できなかったのですが、篠田様の概要を読ませていただき、神父様のお話の内容が少しわかったような気がいたします。
・自分自身も悩み、考え神様のことをより身近に思い四旬節を過ごさせていただけそうに思います。
・充実した黙想会だったと感謝しております。ありがとうございました。心より御礼申し上げます。
感謝のうちに四旬節を過ごすことが出来ますように。
唐崎教会 篠田
Sunday, February 16, 2020
Saturday, February 08, 2020
Thoughts on the Lay Vocation
I think you might enjoy the article 'Thoughts on the Lay Vocation' from The Catholic Thing.
https://www.thecatholicthing.org/2020/02/05/thoughts-on-the-lay-vocation/
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https://www.thecatholicthing.org/2020/02/05/thoughts-on-the-lay-vocation/
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Thursday, January 30, 2020
Monday, January 27, 2020
カール・グスタヴ・ユングのインタービュー
カール・グスタヴ・ユングのインタービュー
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人間のプシケ(魂、心、心理)は時空を無視する傾向がある。夢の中で、壁の後ろを見たり、空を飛んだりします。時空と関係なしに生きていけるような要素を持っている。歳をとった患者は、死は近いので意識したりするが、それが終わりだということを無視する。何百年も生きられるかのような態度を取る。それが健全だとユングはいう。我々はなぜ塩分が身体に必要なのかを意識せずに食べる、料理に使うと美味しく感じる。人間の心は無限に生きるかのように作られている、それはなぜなのかを知らないが、そのように生きるのは最も人間らしく生きることにつながる。
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La missione Saveriana in Giappone terzo periodo (1985-1999)
La missione Saveriana in Giappone terzo periodo (1985-1999)
1. 南部バプテスト連盟(Southern Baptist Convention)Plantatio eccl. Unapologetic Christianity. Reagan e Nakasone. A "special relationship".
2. 須磨、愛徳カルメル修道会、愛徳学園。神戸海星、マリアの宣教者フランシスコ修道会
3. 大阪市立大学 (京都大学の系列) 研究生 大学院生 佐藤全弘指導教授
4. 『春秋左氏傳』700〜250 a. C. 文藝春秋、春秋社など参照。碁。『天主実義』。「雖知、天主之寡其寡之益尚勝於知他事之多」(序) "Quamvis parum sit quod de Deo percipimus, tamen illud modicum est magis omni cognitionem quam de aliis habemus" (SCG I, 5). ACCOMODATIO.
5. 倖田露伴著、『評釈・猿蓑』、岩波文庫、1937年。リクエスト復刊、1991年。「はつしぐれ さるもこみのを ほしげなり」(芭蕉)。元禄(1688-1704)文化 L'età d'oro della cultura giapponese cfr. Kabuki, jooruri, ukiyoe, haiku, ecc.
6. カント、『判断力批判』(Kritik der Urteilskraft)。カント神社。
7. 『カントの理性信仰と比較宗教哲学 : 諸宗教間の対話への哲学的基礎付け』 著者Bonazzi, Andrea [著] 出版年月日1994請求記号UT51-94-V234書誌ID(国立国会図書館オンラインへのリンク)。Su Amazon 5 usati da 2100 a 16000 yen.
8. 和歌山信愛女子短期大学
9. 英知大学。キリスト教学、神学基礎論、宗教現象学、宗教史学、夏季神学講座、カトリック研究講座 チャプレン
10. 神戸海星大学
11. 野の百合会 (百合学園) Sr 成弘 没2015 受洗者220人
12. 1987年に「福音宣教推進全国会議(NICE: National Incentive Convention for Evangelization)」を開催。そして、1993年10月に、第2回福音宣教推進全国会議(NICE2)が「家庭の現実から福音宣教のあり方を探る――神のみ旨に基づく家庭を育てるために」を課題として長崎で開催されました。
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Sunday, January 26, 2020
Thursday, January 23, 2020
創世記と漢字
創世記と漢字
漢字は5、6千年古い、人類の一番古い記憶を書きとどめている。
造 言葉と運動 告げると辶(しんにゅう)
福 ゴッド 一人に語って(口)庭に置いた
園 土を取って口でふいて口の下に左は人 右はアダムから取った女 周りは庭
禁 示 命の木と善悪の認識の木
悪魔 鬼 庭があって上に動きがある 誰かが来た ル ム 密かに 林に来た カバー 誘惑
婪 ラン Evaは欲しがる greed
困 バウンダリーの中の木 誘惑の難しさ
罪 四つの非(うそ)蛇とEva
裸 衣と果物
アダムは隠れる、身を躱す [みをかわす (miwokawasu)]
愧じる [はじる (hajiru)] 悪魔心に入った
アベルとカイン 兄は兇(キョウ)となった 人類最初の兇漢
カインのマークは凶 殺人者
船 八 人
バベルの塔 人は一言語=合 草と土
乱 乱れる 舌と右足
分散 八世代 ナイフ
遷 移住 大と已(分ける)西から東(中国)へ
犠 犧 レビ記 牛と羊 秀(完全)でなければならない 弋 槍でイケニエにして
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Wednesday, January 22, 2020
Such “niceness” is in no way a part of Christian morality. It is…
Such "niceness" is in no way a part of Christian morality. It is a distortion of the virtues of meekness (which is simply moderation in anger – as opposed to too much or too little anger), and friendliness (which is a matter of exhibiting the right degree of affability necessary for decent social order – as opposed to too little affability or too much).
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Tuesday, January 21, 2020
Sunday, January 19, 2020
Saturday, January 18, 2020
Preghiere nuovo messale
The traditional Missal has 1,183 orations. However, in the new book 760 of those prayers were obliterated. Of the survivors, half were edited. Only 17 per cent of prayers from the traditional Missal made it into the Novus Ordo unscathed. The edited prayers and new compositions systematically eliminated or avoided concepts such as guilt, sin, judgment and propitiation.
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Saturday, January 11, 2020
Saturday, December 21, 2019
Tuesday, December 10, 2019
Saturday, December 07, 2019
Friday, December 06, 2019
Thursday, December 05, 2019
Wednesday, November 27, 2019
Tuesday, November 26, 2019
Wednesday, November 13, 2019
Tuesday, November 12, 2019
Monday, November 11, 2019
Saturday, November 02, 2019
Tuesday, October 29, 2019
Tuesday, October 15, 2019
Sunday, October 13, 2019
Sunday, October 06, 2019
拝啓
拝啓
大変ご無沙汰しております。
この度、たくさんの大変貴重な書籍を送ってくださり、感謝を申し上げます。ご主人が帰天されたと聞いて本当に驚きました。心からお悔やみを申し上げます。ご愁傷さまです。
生きている私たちは、親しい者の死を体験する時、そのあまりに辛く、悲しい闇の深さに、身を焼かれる程の苦しみを味わわなければなりません。親しい者との別れほど私たち人間にとって悲しいことはないでしょう。
別れは誰にとっても辛く、悲しい出来事です。しかし、信仰のある者の死は、何も見えぬ真っ暗な中の悲しみではありません。死の彼方に、悲しみの彼方に一筋の光の見える悲しみです。私たちは、死という暗闇を前にした時でも、その一筋の光から目をそらしてはいけないのです。今、ご主人は、私たちが遥か彼方に小さく見えている光、その光を体いっぱいに浴びて、暖かな神の恵み、永遠の憩いの中で、やすらかに生きているに違いないのです。
生前親しかった方、皆さんの悲しみの涙が、まだ乾いていようはずもありません。
しかしこの時は、ただ悲しみの時ではありません。何よりもこの時は、残されたご家族が、皆さん一人ひとりが、自分の人生を精一杯生きることを誓う時なのではないしょうか。なぜならば、そのことだけが天の国へ召されたご主人に対し、私たちが送ることのできる、ただ一つの捧げものだからです。
地上のあらゆるものは、時とともに過ぎ去り、消えていきますが、それらのものの奥にある永遠のものに思いを向けたいと思います。お祈りを申し上げます。神よ、永遠の安息をかれに与え、不滅の光でかれを照らしてください。かれが安らかにいこいますように。
話は変わりますが、私は2年ほど前から、尼崎教会から引っ越して、現在、大阪府泉佐野市にある本部に暮らしています。仕事としては、トマスアクイナスの『対異教徒大全』の訳注に専念しているつもりですが、勉強会や講演など雑用も結構あります。九月の半ばにヨルダンとイスラエルに巡礼団を引率してきました。
改めて、貴重な書物を送ってくださり、ありがとうございます。お体をお大切にご健勝にてご活躍ください。
2019年10月6日
アンドレア・ボナツィ
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大変ご無沙汰しております。
この度、たくさんの大変貴重な書籍を送ってくださり、感謝を申し上げます。ご主人が帰天されたと聞いて本当に驚きました。心からお悔やみを申し上げます。ご愁傷さまです。
生きている私たちは、親しい者の死を体験する時、そのあまりに辛く、悲しい闇の深さに、身を焼かれる程の苦しみを味わわなければなりません。親しい者との別れほど私たち人間にとって悲しいことはないでしょう。
別れは誰にとっても辛く、悲しい出来事です。しかし、信仰のある者の死は、何も見えぬ真っ暗な中の悲しみではありません。死の彼方に、悲しみの彼方に一筋の光の見える悲しみです。私たちは、死という暗闇を前にした時でも、その一筋の光から目をそらしてはいけないのです。今、ご主人は、私たちが遥か彼方に小さく見えている光、その光を体いっぱいに浴びて、暖かな神の恵み、永遠の憩いの中で、やすらかに生きているに違いないのです。
生前親しかった方、皆さんの悲しみの涙が、まだ乾いていようはずもありません。
しかしこの時は、ただ悲しみの時ではありません。何よりもこの時は、残されたご家族が、皆さん一人ひとりが、自分の人生を精一杯生きることを誓う時なのではないしょうか。なぜならば、そのことだけが天の国へ召されたご主人に対し、私たちが送ることのできる、ただ一つの捧げものだからです。
地上のあらゆるものは、時とともに過ぎ去り、消えていきますが、それらのものの奥にある永遠のものに思いを向けたいと思います。お祈りを申し上げます。神よ、永遠の安息をかれに与え、不滅の光でかれを照らしてください。かれが安らかにいこいますように。
話は変わりますが、私は2年ほど前から、尼崎教会から引っ越して、現在、大阪府泉佐野市にある本部に暮らしています。仕事としては、トマスアクイナスの『対異教徒大全』の訳注に専念しているつもりですが、勉強会や講演など雑用も結構あります。九月の半ばにヨルダンとイスラエルに巡礼団を引率してきました。
改めて、貴重な書物を送ってくださり、ありがとうございます。お体をお大切にご健勝にてご活躍ください。
2019年10月6日
アンドレア・ボナツィ
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Friday, October 04, 2019
Sunday, September 29, 2019
Thursday, September 26, 2019
Tuesday, September 24, 2019
Thursday, September 12, 2019
Wednesday, September 11, 2019
Tuesday, August 20, 2019
Monday, August 05, 2019
Sunday, August 04, 2019
Friday, August 02, 2019
奇跡について
奇跡について
昔の人々は科学、つまり自然法則を知らなかったので、奇跡を信じていた(ヒューム)。
ナンセンス。死んだ人は皆死んだままにとどまる。起きることはない。これは、昔の人も常識として知っていた。だからこそ、死んだ人は蘇ったら、これは奇跡と呼んだ。法則を知らなかったからではない。マリアの夫ヨセフは、子供はどのように生まれるかを知っていた。だからこそ、マリアが子供を待っていると聞いた時に、びっくりして、静かに離婚しようと思った。
第2。自然法則は破られないから奇跡はありえない(ヒューム)。
自分のデスクの中に先週木曜日二千円を入れた。その次の金曜日にさらに二千円を入れた。計算すると、トータルは四千でしょう。けれども。今日見たら二千円しかない。
皆さんは何と思いますか。誰かが計算の法則を破ったというのですか。それとも。倫理の法則を破ったと言わないのでしょうか。私とお金というシステムは閉じられたシステムではない。外から、第三者がこっそり入った。
創造主ということは、世界は閉じられたシステムではないということをいみする。
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昔の人々は科学、つまり自然法則を知らなかったので、奇跡を信じていた(ヒューム)。
ナンセンス。死んだ人は皆死んだままにとどまる。起きることはない。これは、昔の人も常識として知っていた。だからこそ、死んだ人は蘇ったら、これは奇跡と呼んだ。法則を知らなかったからではない。マリアの夫ヨセフは、子供はどのように生まれるかを知っていた。だからこそ、マリアが子供を待っていると聞いた時に、びっくりして、静かに離婚しようと思った。
第2。自然法則は破られないから奇跡はありえない(ヒューム)。
自分のデスクの中に先週木曜日二千円を入れた。その次の金曜日にさらに二千円を入れた。計算すると、トータルは四千でしょう。けれども。今日見たら二千円しかない。
皆さんは何と思いますか。誰かが計算の法則を破ったというのですか。それとも。倫理の法則を破ったと言わないのでしょうか。私とお金というシステムは閉じられたシステムではない。外から、第三者がこっそり入った。
創造主ということは、世界は閉じられたシステムではないということをいみする。
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Monday, July 22, 2019
Saturday, July 20, 2019
Monday, July 01, 2019
Tuesday, June 25, 2019
Sunday, June 16, 2019
Sunday, June 09, 2019
Fwd: Hierarchy and theology alike are caught up in Catholic disruption
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転送されたメッセージ:
差出人: National Catholic Reporter <ncrsub@ncronline.org>
日時: 2019年6月8日 6:46:13 JST
宛先: bonazzijp@yahoo.co.jp
件名: Hierarchy and theology alike are caught up in Catholic disruption
返信先: ncrsub@ncronline.org
Hierarchy and theology alike are caught up in Catholic disruption
by Massimo FaggioliCommentary: The mutual estrangement and alienation between the institutional Catholic Church and academic theology, in the long run, will endanger theology more than the institution.
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Monday, June 03, 2019
Why they are hooked on classical - Telegraph
https://www.telegraph.co.uk/culture/music/3652458/Why-they-are-hooked-on-classical.html
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Why they are hooked on classical

Devotion: Japanese conductor Seiji Ozawa
Ivan Hewett
12:01AM BST 20 May 2006
The country has shown an extraordinary devotion to Western music for 140 years. Ivan Hewett reports on where that love has led the Japanese
Where is the nerve centre of classical music in the early 21st century? Answering that question depends on your criteria. If it's to do with possessing a venerable tradition, you might choose Vienna. If it's the location of the best orchestras and opera houses, you might choose Berlin. If it's finding exuberantly creative ways to reinvent the tradition, London or New York seem strong contenders. But if the true measure is a passionate devotion amounting almost to idolatry, Tokyo would win the palm.
It's revealed in a thousand ways, not least in the sweetly earnest way people talk about the art form. The president of the Japan Arts Corporation wrote in his company's concert brochure that "music has the power to foster a richer greater experience for the human soul." Audiences listen in a silence that one can only describe as fervent. At one concert in Tokyo, my neighbour sat perfectly still, eyes closed, for the entire three hours of Bach's St Matthew Passion, with only a tiny rhythmic movement of his little finger to show that he was still alive.
Even more striking is the way the Japanese put their money where their mouths are. Tokyo has eight orchestras, which is one more than Berlin, a city normally seen as the acme of orchestral lavishness. On any night you find at least as many concerts in as many genres as you can in London. And these concerts take place in venues of a quality that puts London's halls to shame. Often they're buried inside vast gleaming complexes of shops and hotels, such as the well-known Suntory Hall. Even more exquisite in sound and sight is the main hall at Tokyo Opera City. Everything that meets your eye is made of wood. Music in here rings out beautifully, as if the hall is vibrating like a giant violin.
This profusion isn't just a feature of Tokyo. Even quite modest provincial towns have lavish arts centres, thanks in large part to the so-called "bubble" economy of the '80s and early '90s. One of them, the Mito Art Tower, has one of the world's great chamber orchestras in residence, whose chief conductor is Seiji Ozawa. The chief executive, Yazawa Takaki, is clearly proud of the centre, and is keen to show me the theatre, modelled on Shakespeare's Globe. But, once inside the concert hall, he reveals an anxiety about the arts in Japan. "You hear the silence in this hall? That is what music really needs, but we have so little silence in our lives. I really wonder whether the younger generation will be able to hear music at all."
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- 20 May 2006
It was a surprise to hear Yazawa unwittingly express the ancient Japanese idea of ma. This guiding concept behind much traditional music performance says that music lives only in constant dialogue with silence. It was a reminder that many factors come together in the Japanese love affair with classical music, some ancient, some new. The most obvious factor is fairly recent - Japan's decision in 1868 to end centuries of isolation and open itself to the West. One of the first imports was Western music. By 1872 Western music had supplanted traditional music in the Japanese school system, and in 1884 the philosopher Shoichi Toyama actually suggested that Christianity should be adopted because it would help the new music to take root.
Another advantage of Western music was that it seemed better suited to modern sensibilities than the old traditional songs. The writer Nagai Kafu, who studied in Paris, remarked sadly that "no matter how much I wanted to sing Western songs, they were all very difficult. Had I, born in Japan, no choice but to sing Japanese songs? Was there a Japanese song that expressed my present sentiment - a traveller who had immersed himself in love and the arts in France but was now going back to the extreme end of the Orient where only death would follow monotonous life? I felt forsaken. I belonged to a nation that had no music to express swelling emotions and agonised feelings."
But Kafu lived long enough to see that his fears were unfounded. Japan embraced Western ways as its own, a process only briefly interrupted by the Second World War. By the 1950s, Japan had its own artists' agency, and foreign artists were again visiting the country.
At first, the cost was prohibitive. Kaz Nakaya, a retired university English professor and self-confessed opera buff, says that when he first became interested in classical music an LP cost as much as an average month's salary. But the upward momentum was unstoppable. Japan was by now no longer an importer of Western music; it had its own orchestras, some of which, such as the Tokyo Philharmonic, had quite long histories. It had several distinguished manufacturers of pianos and other instruments, which were serious rivals to Western firms. It had its own performing virtuosi, and its own composers, one of whom, Toru Takemitsu, had a worldwide reputation.
It seemed as if Japan was now set to repeat the trick it had pulled off in the economic sphere: beating the West at its own game. Soon Europe and America would be importing Japanese orchestras and singers the same way it had imported Japanese fax machines and Hondas.
The fact that this hasn't happened shows that after nearly 140 years, classical music isn't yet thoroughly naturalised. The roots seem shallowest in opera, the area of classical music where Japanese performers most obviously lag behind Western ones; only a handful of Japanese singers have made even a modest impact in the West. One reason for the disparity is that the Japanese themselves have a prejudice against their own performers, which is why so many Japanese performers choose to live in the West.
Noriko Kawai, a pianist living in London, says there are all kinds of barriers against home-grown talent. "It costs around a million yen, about £5,000, to promote a concert in Tokyo, and unless you have in a way become a Western artist, like Mitsuko Uchida, people won't come. And the leading agents like Kajimoto and Japan Arts give much better terms to foreigners. I know the Japanese artists have equal prominence in their glossy brochures, but the difference is that they have paid to be there! Whereas the agent takes the financial risk for the foreign artists."
A deeper reason, in the eyes of many Western critics, is a distressing lack of any striking individuality in many Japanese performers. Always one hears the complaint that Japanese performers have staggering technical facility but a certain emotional reticence. A factor in this is the very strict training, which, according to Kawai, is bound up with just the same rigid social hierarchies you find in traditional music.
"I knew one violin teacher who used to prick the young player's wrist with a needle if it sank below the required height. And I caused a huge row when I tried to study with a very distinguished teacher without first studying with one of his pupils. I was breaking the rule that you have to work your way up step by step."
According to the critic Takuo Ikeda, another big problem for Japanese classical musicians is the sheer distance between themselves and the West, which has created a strange time-lag. "Teachers pass on the ideas they picked up from their studies in Europe 30 years before," he says. "But I think things are changing. Air travel is so much cheaper now, and of course there's the internet. And young people today are not so conformist as their parents."
Maybe so. But when I attended a masterclass for young Japanese singing students given by two distinguished German singers, I was struck by how inhibited the students were. The distinguished visitors didn't really succeed in persuading the students to express the feelings in the words.
At the bottom of these young students, who seem so completely Westernised, something stubbornly refused to let go. The story of Japan's long affair with classical music is a healthy reminder that, when it comes to cultures, an affair isn't easily turned into a marriage.
- The City of London Festival (0845 120 7502) in June features Japanese musicians including Noriko Ogawa and the Tokyo String Quartet.
The theological formation of Pope Francis – Catholic World Report
https://www.catholicworldreport.com/2018/03/17/the-theological-formation-of-pope-francis/
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Intellectual Influences
The Pope’s intellectual influences include several prominent 20th century thinkers.
Bergoglio was familiar with Hans Urs von Balthasar, a Swiss priest considered to be among the most influential theologians of the 20th century. He was also familiar with Gaston Fassard, a French Jesuit priest and theologian who died in 1978, as well as other influential Jesuit thinkers of the time such as German-Polish theologian Enrich Przywara and Frenchman Henri de Lubac.
Saturday, June 01, 2019
Thursday, May 23, 2019
Andrea Bonazziさんのツイート
![]() | Andrea Bonazzi (@bonazzijp) |
Four Reasons People Are Ashamed of the Gospel – Summit Life with J.D. Greear jdgreear.com/blog/four-reas… @jdgreearより | |
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Monday, May 20, 2019
Sunday, May 19, 2019
Saturday, May 18, 2019
Catholic Herald letters
Stop the bickering and listen to Mary
SIR – As a woman, a wife and a mother, I feel such pain in my heart seeing the bickering (Cover story, May 10) between our fathers and our brothers: "I am for Benedict!", "I am for Francis!", and listening to the stressful, stony silence. Why does no one ask, "Who is for Christ?"
Can we hear the voice of our Mother Mary asking this very question: "Who is for my Son?"
Didn't divine Providence put Benedict and then Francis in the Chair of Peter? Can we not trust God? Can we not ask ourselves, "What is Our Heavenly Father trying to reveal to us?" instead of reacting in response to the inner turmoil created by His surprise?
Look at divine revelation. God created us in His image and likeness; male and female He created us. Two complementary beings together bear witness to His image and likeness. Moses and Elijah together bear witness as the law and the prophets to Christ's divinity. Martha and Mary together bear witness to the ministry needed by the body of our Lord. Peter and Paul together are each called, in their own unique way, to bear witness to the Resurrection, first at home, then later pushing out to the peripheries.
So why be surprised that He continues to work in the same way today, these last days? God is unchanging and yet ever new.
So I appeal to you my fathers, my brothers, open your eyes, expand your hearts, listen to our Mother!
Jane Campbell
Ballina, Co Mayo, Ireland
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SIR – As a woman, a wife and a mother, I feel such pain in my heart seeing the bickering (Cover story, May 10) between our fathers and our brothers: "I am for Benedict!", "I am for Francis!", and listening to the stressful, stony silence. Why does no one ask, "Who is for Christ?"
Can we hear the voice of our Mother Mary asking this very question: "Who is for my Son?"
Didn't divine Providence put Benedict and then Francis in the Chair of Peter? Can we not trust God? Can we not ask ourselves, "What is Our Heavenly Father trying to reveal to us?" instead of reacting in response to the inner turmoil created by His surprise?
Look at divine revelation. God created us in His image and likeness; male and female He created us. Two complementary beings together bear witness to His image and likeness. Moses and Elijah together bear witness as the law and the prophets to Christ's divinity. Martha and Mary together bear witness to the ministry needed by the body of our Lord. Peter and Paul together are each called, in their own unique way, to bear witness to the Resurrection, first at home, then later pushing out to the peripheries.
So why be surprised that He continues to work in the same way today, these last days? God is unchanging and yet ever new.
So I appeal to you my fathers, my brothers, open your eyes, expand your hearts, listen to our Mother!
Jane Campbell
Ballina, Co Mayo, Ireland
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Saturday, May 11, 2019
Thursday, May 09, 2019
Monday, May 06, 2019
Friday, April 19, 2019
Thursday, March 28, 2019
La filosofia di Oliver Hardy
La filosofia di Oliver Hardy
Il mondo è pieno di persone come Stanlio e Ollio. Basta guardarsi attorno: c'è sempre uno stupido al quale non accade mai niente, è un furbo che, in realtà, è il più scemo di tutti. Solo che non lo sa.
(Osservatore Romano 28 marzo 2019, p. 5)
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Il mondo è pieno di persone come Stanlio e Ollio. Basta guardarsi attorno: c'è sempre uno stupido al quale non accade mai niente, è un furbo che, in realtà, è il più scemo di tutti. Solo che non lo sa.
(Osservatore Romano 28 marzo 2019, p. 5)
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Wednesday, March 27, 2019
Tuesday, March 26, 2019
Avvenire vittorio-possenti-filosofo-metafisica-essere
Vorrei condividere con te questo articolo https://www.avvenire.it/agora/pagine/vittorio-possenti-filosofo-metafisica-essere
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Friday, March 15, 2019
Sunday, March 03, 2019
What I take to be the fullest and most promising natural theology…
What I take to be the fullest and most promising natural theology ever produced.
N. Kretzmann, The Metaphysics of Creation, preface, 1998.
私が思うに、これまでに生み出された最大限かつ最も有望な自然神学。
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N. Kretzmann, The Metaphysics of Creation, preface, 1998.
私が思うに、これまでに生み出された最大限かつ最も有望な自然神学。
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Monday, February 25, 2019
Wednesday, February 13, 2019
ご挨拶
ご挨拶
ユダヤ教、キリスト教、イスラム教という三つの宗教の聖地として知られるエルサレム。東エルサレムを中心とする旧市街が世界遺産に登録されていることもあり、世界中から巡礼者・旅行者が訪れる場所です。神聖な場所にいるというある種の高揚感や歴史の奥深さを体感できるだけでなく、宗教とは、信仰とは…と色んな思いが巡る旅になるでしょう。「危ないイメージ」が先行しがちですが、個人的にはこの前行った時には思ったよりも治安がいいように感じました。英語を話せる人が多いのでコミュニケーションはそこまで苦労しませんし、道が分からなくなった時も一緒になって探してくれる人ばかりで、とても魅力にあふれた街でした。
エルサレム以外の聖地もそうですが、聖書がフルカラーになり、立体的に体験できる。ペトラは今回初めてですが、そこに東洋と地中海の間に、貿易だけではなく、文化的宗教的交流の足跡を手に取るように見えることが楽しみにしています。
観光旅行的な側面もありますが、毎日ミサをたてる予定がありますので、信仰の深まりを求める旅にもと思います。できるならば、ヨルダン川で洗礼の約束を更新し、ガリラヤのカナという町で、既婚者のために特別な祝福をしたいと思っています。また、聖書に出てくる料理を食べ、「からし種」はどのような木になるのか、確かめてみたい。ユダヤ人、ガリラヤ人、サマリア人、というようにその地域とそこに住む人々の顔は今どうなのかを見てみたい。アブラハムの時代、ダビデの時代、イエスの時代とはどう違うのか興味があります。ビザンチン時代と十字軍が残したものは、今何を語っているのか耳をすまして聴きたい。長い長い歴史にすごい忍耐をもって働きかけた神はどのような方なのかを探ってみたい。
とにかく、聖ヘレナ(四世紀)の時代から、無数の巡礼者は最大の祝福を受けたと語ってきた聖地イスラエルを満喫したい。どうぞ、皆さんこぞってご参加ください。きっといい思い出になります。
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ユダヤ教、キリスト教、イスラム教という三つの宗教の聖地として知られるエルサレム。東エルサレムを中心とする旧市街が世界遺産に登録されていることもあり、世界中から巡礼者・旅行者が訪れる場所です。神聖な場所にいるというある種の高揚感や歴史の奥深さを体感できるだけでなく、宗教とは、信仰とは…と色んな思いが巡る旅になるでしょう。「危ないイメージ」が先行しがちですが、個人的にはこの前行った時には思ったよりも治安がいいように感じました。英語を話せる人が多いのでコミュニケーションはそこまで苦労しませんし、道が分からなくなった時も一緒になって探してくれる人ばかりで、とても魅力にあふれた街でした。
エルサレム以外の聖地もそうですが、聖書がフルカラーになり、立体的に体験できる。ペトラは今回初めてですが、そこに東洋と地中海の間に、貿易だけではなく、文化的宗教的交流の足跡を手に取るように見えることが楽しみにしています。
観光旅行的な側面もありますが、毎日ミサをたてる予定がありますので、信仰の深まりを求める旅にもと思います。できるならば、ヨルダン川で洗礼の約束を更新し、ガリラヤのカナという町で、既婚者のために特別な祝福をしたいと思っています。また、聖書に出てくる料理を食べ、「からし種」はどのような木になるのか、確かめてみたい。ユダヤ人、ガリラヤ人、サマリア人、というようにその地域とそこに住む人々の顔は今どうなのかを見てみたい。アブラハムの時代、ダビデの時代、イエスの時代とはどう違うのか興味があります。ビザンチン時代と十字軍が残したものは、今何を語っているのか耳をすまして聴きたい。長い長い歴史にすごい忍耐をもって働きかけた神はどのような方なのかを探ってみたい。
とにかく、聖ヘレナ(四世紀)の時代から、無数の巡礼者は最大の祝福を受けたと語ってきた聖地イスラエルを満喫したい。どうぞ、皆さんこぞってご参加ください。きっといい思い出になります。
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Wednesday, February 06, 2019
Sunday, February 03, 2019
Friday, February 01, 2019
Amore non amato morte dell amante
Poiché l'amore non amato è la morte dell'amante; l'amore amato, vita di ambedue. Il male e il rifiuto dell'amato è portato da chi ama! Chi ama è sempre esposto al rifiuto; pur di non costringere l'altro, muore lui stesso di passione non corrisposta. Dio ci ha fatti per amore, e ogni nostro male è un suo «fallimento» di cui soffre. Come i genitori con i figli, lui si mette in questione se noi stiamo male o sbagliamo. È lui che «si pente» e sente il dolore del nostro male, perché ci ama. La croce di Gesù è il «pentimento» e la pena di Dio per il male del mondo. Il dolore di Dio non è «guai a te», ma «guai a me per te!», è l'ahimè di Dio per i guai dell'uomo. Il nostro peccato provoca il suo lamento e la sua sofferenza reale. Ma l'amore non amato non minaccia. Non può che lamentarsi e morire di passione.
Silvano Fausti
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Silvano Fausti
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