Wednesday, July 23, 2008

In Africa quando muore un anziano è una biblioteca che brucia

Gli anziani sono la memoria storica dei nostri villaggi, ed è ciò che fatto dire quella famosa frase allo scrittore maliano Amadou Hampaté Bâ: “In Africa quando muore un anziano è una biblioteca che brucia.”

『ひとりの老人が死ぬことは、ひとつの図書館が燃えてなくなることと同じだ』
「老人が一人亡くなることは、図書館が一つなくなるようなものである。」
口伝文化のアフリカでは、長く生きた人の知恵と経験を大切にするということなんですね。

日本もそうだったはずですが。


マリのアマドゥ・ハンパテ・バーという人の言葉です。
フランス語の原文は以下の通りです。
En Afrique, quand un vieillard meurt, c’est une bibliothèque qui brûle.

«nomina sunt consequentia rerum»

«nomina sunt consequentia rerum» (cfr. Giustiniano, Institutiones, libro II, 7, 3)

Saturday, July 19, 2008

Al-Fatiha la preghiera per eccellenza nell'islam

Sura Al-Fatiha (Arabic: سورة الفاتحة‎, Sūratu al-Fātihah, "The Opening") is the first chapter of the Muslim holy book, the Qur'an. Its seven verses are a prayer for God's guidance and stress the lordship and mercy of God. This chapter has a special role in daily prayers (Salat), being recited at the start of each unit of prayer, or rak'ah.


Al Fatiha

Bismillāhi r-rahmāni r-rahīm
Al-hamdu li-llāhi rabbi l- ālamīn
Ar-rahmāni r-rahīm
Māliki yawmi d-dīn
Iyyāka na budu wa iyyāka nasta īn
Ihdinās irā al-mustaqīm
Sirā al-ladīna an amta alayhim ġayril maġdūbi alayhim walā d-dāllīn.

English
In the name of God, the Most Gracious, the Most Merciful:
Praise be to God, the Lord of the Universe.
The Most Gracious, the Most Merciful.
Master of the Day of Judgement.
You alone we worship, and You alone we ask for help
Guide us to the straight way;
The way of those whom you have blessed, not of those who have deserved anger, nor of those who stray.


Japanese language
万有の主、アッラーにこそ凡ての称讃あれ、
慈悲あまねく慈愛深き御方、
最後の審きの日の主宰者に。
わたしたちはあなたにのみ崇め仕え、あなたにのみ御助けを請い願う。
わたしたちを正しい道に導きたまえ、
あなたが御恵みを下された人々の道に、
あなたの怒りを受けし者、また踏み迷える人々の道ではなく。

Wednesday, July 16, 2008

跪いた神学 Teologia in ginocchio

「跪いた神学」(„kniende Theologie“)
kneeling theology, theology on your knees

Cfr Hans Urs von Balthasar, Theologie und Heiligkeit, Aufsatz von 1948 in: Verbum Caro. Schriften zur Theologie I, Einsiedeln 1960, 195-224.

Balthasar described his theology as a "kneeling theology," deeply connected to contemplative prayer, and as a "sitting theology," intensely connected to faith seeking understanding guided by the heart and mind of the Catholic Church.

"Nell’ansia di ottenere il riconoscimento di rigorosa scientificità nel senso moderno, la teologia può perdere il respiro della fede. Ma come una liturgia che dimentica lo sguardo a Dio è, come tale, al lumicino, così anche una teologia che non respira più nello spazio della fede, cessa di essere teologia; finisce per ridursi ad una serie di discipline più o meno collegate tra di loro. Dove invece si pratica una “teologia in ginocchio”, come richiedeva Hans Urs von Balthasar, non mancherà la fecondità per la Chiesa in Austria ed anche oltre."
(Benedetto XVI VISITA ALL'ABBAZIA DI HEILIGENKREUZ )
Domenica, 9 settembre 2007

Turpiloquio e violenza

La violenza inconfessabile nascosta nel turpiloquio


di Francesco Alberoni

Concludendo, il turpiloquio indica sempre violenza, mancanza di controllo, sfrenatezza.

Corriere della sera, 07 luglio 2008

Sunday, July 13, 2008

Cenare con Dio

Sul tema del primato della grazia, poiché mi pare
che oggi molti italiani vedano il cristianesimo
come una religione del fare, costituita
da soffocanti regole e precetti
cui occorre obbedire, in vista di un imprecisato
premio eterno; per proseguire
con la citata immagine dell’Apocalisse,
si direbbe che molti pensino che Gesù
sia venuto non per cenare con noi, ma
solo per imporci come preparare la cena
e pulire i piatti.

Ravasi, il foglio 13 luglio 2008

Apocalisse 3, 20
Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me.

Nonviolenza, perdono nemici ecc.

Vittorio Strada
L’ETICA DEL TERRORE
Fondazione Liberal, 182 pp. euro 18

Vittorio Strada ricorda che anche la teoria di Lev Tolstoj sulla “non resistenza
al male con la forza”, in apparenza la risposta più estrema alle teorie terroriste,
finì di fatto per diventarne complementare. E nell’epilogo cita gli scritti del giurista e filosofo Ivan Il’in, studioso di Hegel, e attivo nell’opposizione in esilio. “Il Vangelo insegna non una compassione animale, ma un amore dell’uomo che sia amore di Dio: insegna un amore ispirato…
Insegnando ad amare i nemici, Cristo intendeva i nemici personali, non i nemici
di Dio e i sacrileghi corruttori, per i quali è detto che siano buttati in acqua con una macina al collo. Insegnando a perdonare le offese, Cristo intendeva le offese personali, non ogni possibile scelleratezza; nessuno ha il diritto di perdonare le offese altrui o di permettere agli scellerati di offendere
i deboli, corrompere i bambini, profanare i templi e rovinare la patria
.

Friday, July 04, 2008

Verbi di Dante

"Dio vede tutto, e tuo veder s'inluia",
diss'io, "beato spirto, si` che nulla
voglia di se' a te puot'esser fuia.

Dunque la voce tua, che 'l ciel trastulla
sempre col canto di quei fuochi pii
che di sei ali facen la coculla,

perche' non satisface a' miei disii?
Gia` non attendere' io tua dimanda,
s'io m'intuassi, come tu t'inmii".

Paradiso, canto IX


l’altro si “inmia”, cioè diventa me,
e l’io si “intua”, si assimila cioè al “tu”
che gli sta di fronte. E’ come se nell’amore
l’io si ponesse nelle mani del tu e
il tu in quelle dell’io.
L’“intuarsi” però, significando spossessarsi


"Dio vede tutto, e tuo veder s'inluia",
diss'io, "beato spirto, si` che nulla
voglia di se' a te puot'esser fuia.
"God seeth all things, and in Him, blest spirit,
Thy sight is," said I, "so that never will
Of his can possibly from thee be hidden;


。「神にはすべてが見えています。あなたの姿も、神には見えています。ああ、聖なる魂よ、私のどんな考えも、あなたにはよく分かるでしょう。ですから、六つの翼をずきんとする、敬虔な焔達(神の愛を行使する天使達のセラフィム。イザヤ書6の2に、「上の方にはセラフィムがいて、それぞれ六つの翼を持ち、二つを持って顔を覆い、二つを持って足を覆い、二つを持って飛び交っていた」とある。この六枚の翼が堕落天使の場合どうなったかついては地獄第三十四曲参照)のハーモニーに調和して、永遠に天を喜ばすあなたの声は、どうして私の願いを満たしてくれないのですか? もし私の心の中を、あなたが知っているように、あなたの心の中を私が知っていれば、つまり、私がもしあなたならば、問われるのを待たないで答えるでしょう。」

ascendenze teologiche

padre Pasquale ha detto che “l'Ordine cappuccino intende estrapolare la quintessenza dalla teologia francescana, di fondazione platonica e neoplatonica, proseguita con Agostino, implementata da San Bonaventura e passata a noi dalla teologia di Von Balthasar, da cui proviene dichiaratamente Ratzinger”.
ROMA, mercoledì, 2 luglio 2008 (ZENIT.org).-

Wednesday, July 02, 2008

Paolo e il Gesu storico/risorto

Paolo non racconta nulla del Gesù terreno, ma solo del Crocifisso risorto. La cristologia di Paolo è tutta centrata sull’evento pasquale, sulla doppia faccia dell’evento pasquale, la croce e la risurrezione, dove lui ha percepito questa cosa dirompente, dicevo, che va al di là dei confini d’Israele. D’altronde, è diventata poi tradizionale anche degli scritti giudeo-cristiani non paolini la coscienza che Gesù è venuto ad abolire i sacrifici. Se è venuto ad abolire i sacrifici, vuol dire che la sua identità va al di là delle liturgie templari, è qualcosa che sta al di fuori della categoria del sacro, è aperta al profano – usiamo questa categoria –; e il profano si trova dappertutto, profano è soprattutto ciò che è fuori di Israele come popolo santo (quello che “gli altri” non sono). Ma è proprio per quegli “altri” che Paolo ha percepito la destinazione dell’evento pasquale.

Romano Penna, 30 giorni, maggio 2008

Wednesday, June 25, 2008

Perche' Tommaso

St. Thomas stands midway between ourselves and the masters of philosophical thought of ancient Greece and early Christianity. He gathered together their insights and summarised their wisdom for the benefit of future generations. At no time did he pretend to answer, nor could he, all the questions that perplex and puzzle the human mind. What he did do, however, was to provide the principles and methods for their true resolution.


The Church has recognised this and has adopted him as the surest guide for us in our search to understand not only the things of the natural world, but also the truths of our Faith, as far as human reason can take us. There have been numerous expressions of this confidence by all the popes of recent times, such as this recent statement of the present Holy Father to Catholic young people:


"The philosophy of St. Thomas deserves to be attentively studied and accepted with conviction by the youth of our day by reason of its spirit of openness and universalism: characteristics which are hard to find in many trends of contemporary thought." ... "As a Catholic, you are heir to mankind's supreme intellectual tradition."


Such praise of St. Thomas' philosophy, however, is not confined to Catholic circles. Many recognise the greatness of his thought and work. He is by common consent acknowledged to be one of the greatest minds in the history of mankind.


It is to be noted that Thomism, the name given to the system of thought developed by St. Thomas and his followers, is by no means a closed system. It is able to accommodate all of what is true in the "systems" of other great philosophers. With the help of such an intellectual tradition we are able to resolve many apparent contradictions and better direct our thinking about the nature of reality and the object of human life.

http://www.cts.org.au/thomism.htm

Bandiera arcobaleno secondo Fides.org

L'Arcobaleno: sincretismo o pace ?

come mai uomini di Chiesa, laici o chierici che siano, hanno per tutti questi anni ostentato la bandiera arcobaleno e non la croce, come simbolo di pace? Sarebbe interessante interrogare uno per uno coloro che, forse anche inconsapevolmente, hanno affisso sugli altari, ingressi e campanili delle chiese lo stendardo arcobaleno. Tuttavia qualche risposta, per loro conto, potremmo ipotizzarla, richiamando alla memoria la lunga litania degli eventi in cui la chiesa avrebbe brandito la croce come simbolo di sopraffazione, e chiesto successivamente in modo inequivocabile perdono per le manchevolezze dei suoi figli: crociate, caccia alle streghe, roghi di eretici, la lista si potrebbe allungare all’inverosimile. Qui però, taluni dimenticano che la storiografia più aggiornata ha ridimensionato quanto la propaganda anticlericale, soprattutto ottocentesca aveva orchestrato ad arte. Tuttavia per non sottrarsi ad eventuali obiezioni, resta il fatto incontrovertibile che non è il simbolo della croce in sé stesso ad aver bisogno di essere emendato quanto piuttosto gli atteggiamenti degli uomini che, guardando a tale segno possono ritrovare motivo di conversione.
A questo punto diventa necessaria un'altra domanda: questi uomini e donne di chiesa sanno qual è l’origine della bandiera della pace? Molti probabilmente no. Altri, pur sapendo non se ne preoccupano più di tanto. Altri ancora hanno trovato in questo simbolo la rievocazione dell’episodio biblico del diluvio universale.
In realtà, le origini della bandiera della pace vanno ricercate, nelle teorie teosofiche nate alla fine dell’800. La teosofia (letteralmente “Conoscenza di Dio”) è quel sistema di pensiero che tende alla conoscenza intuitiva del divino. Essa è sempre stata presente nella cultura indiana, mentre nell'Occidente è rintracciabile negli scritti di Platone (427-347 a.C.), dei neo-platonici, come Plotino (204-270). La moderna versione ha preso forma dalla Società Teosofica, un movimento mistico, esoterico, spirituale e gnostico fondato nel 1875 da Helena Petrovna Blavatsky, più nota come Madame Blavatsky.

Ultimate concern Caffarra

Educazione e famiglia

ROMA, sabato, 21 giugno 2008 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito il testo della conferenza sul tema “Educazione e famiglia”, tenuta dal Cardinale Carlo Caffarra, Arcivescovo di Bologna, il 6 giugno scorso presso il ricreatorio “Don Isidoro Ghedini” della parrocchia di Sant’Agostino Ferrarese

* * *

A conclusione credo opportuno da parte mia condurvi a considerare la missione educativa alla sua sorgente. Vorrei cioè fare una riflessione generale [non generica!] sull’educazione. Potrei spiegarmi colla seguente immagine: avete preso in esame i rami; questa sera vorrei invitarvi a guardare il tronco su cui i rami vivono.

Cercherò dunque di rispondere alle seguenti domande: che cosa significa «educare una persona»? A quali condizioni è possibile? Perché la famiglia è il luogo originario dell’educazione della persona?

1. Educare la persona

Vorrei chiedervi un piccolo sforzo di immaginazione. Immaginiamo di essere su un aereo in volo, immaginiamo che per un guasto si renda necessario un atterraggio di fortuna, e che ciò avvenga in un’isola sconosciuta a tutti i passeggeri. Quali domande ci faremmo? Almeno le seguenti tre: dove siamo arrivati? Questo territorio è abitato da altri ed è ospitale o invivibile? Per quanto tempo prevediamo di doverci rimanere?

Questo evento immaginario è una delle metafore più potenti di che cosa è l’arrivo nel mondo di una nuova persona umana, di un bambino.

Egli, nel modo e nella misura confacenti al suo sviluppo, non può non farsi quelle tre domande: dove sono arrivato? Il mondo in cui sono arrivato mi è amico od ostile? Questa è l’unica vita che mi è data di vivere? Colla prima domanda, la nuova persona chiede di essere guidata a capire la realtà che lo circonda: è la domanda di verità. Colla seconda domanda, chiede di essere guidato ad amare/odiare ciò che lo circonda: è la domanda di bene. Colla terza domanda, chiede di essere guidato a capire il senso di questa vita: è la domanda di speranza. Un grande filosofo ha scritto che le domande che ciascuno si porta dentro ed alle quali deve in un qualche modo rispondere, sono tre: che cosa posso sapere? Che cosa devo fare? In che cosa ho il diritto di sperare?

Se uno straniero arriva in un paese non ha che un modo di sapere dove è arrivato: chiederlo a chi vi abita. La nuova persona lo chiede a chi già vi abita. Anzi in primo luogo, a chi ve lo ha condotto: a chi lo ha fatto nascere, ai suoi genitori.

Ho già sostanzialmente risposto alla prima domanda: che cosa significa «educare una persona». E la risposta è: introdurla nella realtà. Cioè: guidarla a capire, ad amare, a sperare. Vorrei ora specificare meglio il contenuto di questa risposta con due precisazioni.

La prima. L’uomo nella pericolosa traversata della vita ha due mezzi a disposizione per far navigare la nave: remare colla forza delle sue braccia oppure avere a disposizione un motore che sospinga la nave.

Nell’introdurre la neo-arrivata persona nella realtà, chi lo guida ha a disposizione due mezzi: la sua ragione e la divina Rivelazione. E quindi esiste una educazione umana [condotta alla luce della sola ragione]; ed esiste un’educazione cristiana [condotta alla luce e della ragione e della fede].

La seconda precisazione è di un’importanza fondamentale. Vi prego di prestare molta attenzione. Le persone che introducono nella realtà – diciamo: gli adulti; gli educatori – vivono già dentro alla realtà. Si trovano già dentro ad un modo di pensare, di valutare. In una parola: dentro ad una cultura. Non sono stati loro a crearla. L’hanno a loro volta ricevuta. Si trovano all’interno di una tradizione che si trasmette di generazione in generazione. Nessuno parte da zero. Il pensarlo è la più grave stoltezza educativa. Voi capite bene che la tradizione è una vita: è la vita di un popolo. È custodita dalla sua memoria; è resa viva dalla consapevolezza di ogni generazione; è arricchita dalle risposte alle nuove sfide che le vengono rivolte.

Educare significa dunque inserirsi dentro una tradizione vivente. E la nostra tradizione ha una sua propria identità; ha sue proprie radici.

2. Condizione dell’educazione

Vi sarete resi conto che l’attività educativa è qualcosa di grandioso: forse è l’atto più grande che una persona possa compiere. Ma perché possa verificarsi devono darsi alcune condizioni. Non le elenco tutte. Mi limito a quelle che nella situazione attuale mi sembrano le più importanti.

La prima: l’autorevolezza dell’educatore. Non è possibile nessuna educazione senza l’esercizio dell’autorità dell’educatore. Il rapporto educativo non è fra pari. Mi spiego.

Riprendete mentalmente tutto quanto ho detto nel primo punto. E proviamo ad immaginare una situazione del genere. La persona arrivata chiede: «che cosa è, che cosa significa, questo è bene o male…?»: e l’educatore risponde: «non lo so; non te lo dico, perché così quando sarai grande deciderai come ti sembra; non ti rispondo perché non c’è nessuna risposta alla tua domanda: ciascuno faccia come gli pare e piace». Domandiamoci: questo è un rapporto educativo? Non è abbandonare la persona al suo destino, alla tirannia dei suoi istinti, al deserto senza vie di uscite della sua solitudine?

Monday, June 23, 2008

Realismo

Sed ratio humana non est mensura rerum, sed potius e converso, ut in X Metaphys. dicitur.

But human reason is not a measure of things, but vice versa, as stated in Metaph. x, text. 5.

S.T. I, II, q. 91, a. 3

Thursday, June 05, 2008

Latino

[…] Oggi studiare l’antico e il classico ha assunto una carica che non esito a definire rivoluzionaria, in quanto tendenzialmente si oppone e fa esplodere tutto ciò che di piatto, banale, volgare, livellato, precotto circola nella cultura neopopulista o di massa (chiamatela come volete), sempre sincronica di impostazione e decostruzionista per necessità di mercato. La questione si fisserà sulla tenuta di una cultura classica, ora diventata di per sé alternativa e oppositiva, che può rendere adulti come ha reso adulti i nostri antenati per secoli.

Giorgio Bertone, 2004

http://www.treellle.org/materiale/QA1.pdf


Insegnamento
opzionale o obbligatorio
% degli studenti
che studiano le lingue classiche

LATINO GRECO ANTICO LATINO GRECO ANTICO
USA opzionale 1,3 %
FRANCIA opzionale 3 % 1 %
GERMANIA opzionale 5-8 %
GRAN BRETAGNA opzionale 1-2 %
GRECIA opzionale obbligatorio 25 % 100 %
ITALIA obbligatorio 41 %* 10 %

FONTE: Database Eurydice e stime con indagine diretta a cura di TreeLLLe

Tuesday, May 27, 2008

Global Warming

Global warming: tra minacce e speranze per i paesi poveri

Intervista a Riccardo Cascioli, Presidente del Cespas


ROMA, lunedì, 26 maggio 2008 (ZENIT.org).- Il già Vicepresidente degli Stati Uniti, Al Gore, è stato premiato con un Oscar e con il Premio Nobel per la Pace per aver indicato i pericoli del riscaldamento globale.
Le tesi di Al Gore sono state tuttavie aspramente criticate dalla comunità scientifica.

Il 12 maggio a Washington i responsabili dell’Oregon Institute of Science and Medicine hanno infatti presentato una petizione sottoscritta da oltre 31.000 docenti universitari e scienziati americani e non, in cui si chiede al governo USA di rifiutare gli accordi di Kyoto sul riscaldamento globale, perché dannosi all’ambiente, all’economia e allo sviluppo.

Della questione si stanno occupando anche organizzazioni evangeliche come il Family Research Council e il Focus on the Family, che contano di raccogliere un milione di firme per dire che “i cristiani d’America non credono ai catastrofismi sul clima”.

Per cercare di comprendere le ragioni e le implicazioni per lo sviluppo dei Paesi poveri, ZENIT ha intervistato Riccardo Cascioli, Presidente del Cespas (Centro Europeo di Studi su Popolazione, Ambiente e Sviluppo) nonché autore di un libro appena uscito dal titolo “Che tempo farà”, (Piemme, 224 pagine, 12,50 euro) che racconta degli allarmismi sui cambiamenti climatici.

Negli anni Settanta il Club di Roma parlava di bomba demografica per giustificare la richiesta di riduzione delle nascite. In un convegno che si è tenuto di recente a Torino il Club di Roma ha sostenuto che la minaccia è il cambiamento climatico, proponendo di nuovo come soluzione la riduzione delle nascite e una maggiore austerità economica. Qual è il suo commento in proposito?

Cascioli: Il ritorno in grande stile del Club di Roma sembra coincidere con l’affermazione di una mentalità ostile non solo alla procreazione, ma al genere umano nel suo insieme. In questo modo si svela anche uno dei veri obiettivi delle campagne ecologiste: anche la teoria del riscaldamento globale antropogenico, ovvero causato dall’uomo, è soltanto un pretesto per portare avanti la battaglia antinatalista di sempre. Non potendo più sostenere, davanti alla realtà contraria, che c’è un’esplosione demografica incontrollata, si è passati a sostenere che non importa quanti siamo: siamo comunque in troppi perché non ci sono abbastanza risorse per tutti. E’ fondamentale smascherare questa ideologia nichilista e i suoi veri obiettivi, che sono dannosi sia per l’uomo sia per l’ambiente. Ed è anche curioso che questa battaglia sia compiuta nel nome del diritto delle generazioni future di godere delle stesse risorse che abbiamo noi, quelle stesse generazioni che si cerca di non fare neanche nascere.

Lei ha recentemente pubblicato il libro dal titolo “Che tempo farà …”, in cui sostiene che il clima varia in base a circostanze naturali e che l’umanità non ha il potere di condizionare il tempo meteorologico? Ci spiega da dove derivano queste sue convinzioni?

Cascioli: La verità è che nessuno è in grado di spiegare esattamente il clima. E' un fenomeno complesso, determinato da innumerevoli variabili, di cui si conosce una minima parte. Oggi la gente è indotta a credere che sappiamo tutto sul clima passato e presente, e perciò siamo in grado di prevedere cosa accadrà fra 50-100 anni. Ma non è così: gli stessi modelli climatici di cui tanto si parla non sono in grado di riprodurre il clima attuale, figurarsi dunque cosa possono dirci del futuro. La verità è che negli ultimi anni si sono molto sviluppate le ricerche sul clima, ma quanto a una comprensione globale ci sono soltanto svariate ipotesi scientifiche, peraltro in contrasto tra loro. Peraltro un esame attento della serie storica delle temperature non induce a pensare che sia in atto un riscaldamento senza precedenti. Certo che anche l’uomo e le sue attività hanno un impatto sul clima, ma questo è un fattore che va messo in relazione ai tanti fattori naturali e non c’è alcuna evidenza che a livello globale possa essere determinante.


Nell’aprile del 2007 lei ha partecipato al seminario promosso dalla Santa Sede sul tema dei cambiamenti climatici in relazione allo sviluppo. Quale è stato il risultato della discussione?

Cascioli: Una prima conclusione importante è che la Santa Sede ha riconosciuto che il dibattito scientifico sui cambiamenti climatici non è affatto concluso, come alcuni vorrebbero far credere, perciò c’è stato un invito esplicito agli scienziati ad andare avanti nella ricerca. E’ una notazione importante perché la Chiesa costituisce da sempre un impulso alla ricerca scientifica, perché la natura è segno di Dio e conoscere i meccanismi della natura è scoprire ed apprezzare il dono di Dio. Il secondo punto fondamentale espresso con grande chiarezza dalla Santa Sede è che l’obiettivo di ogni azione deve essere lo sviluppo dell’uomo, di ogni uomo, che non può essere subordinato a qualsiasi preoccupazione per l’ambiente. Ovviamente per sviluppo non si intende semplicemente la crescita economica, ma lo sviluppo integrale della persona, di cui l’economia è comunque un fattore importante. C’è qui anche la consapevolezza che l’uomo non è per sé nemico della natura, lo diventa quando non rispetta il piano di Dio, ma ogni tentativo di negare il primato dell’uomo sulle altre creature inevitabilmente porta non solo alla distruzione dell’uomo, ma anche dell’ambiente.

Alcuni sostengono che il Protocollo di Kyoto farà bene anche ai Paesi in via di sviluppo, altri invece affermano il contrario. Lei cosa ne pensa?

Cascioli: Il Protocollo di Kyoto non può portare miglioramenti per i Paesi poveri, perché lo “spirito” – e anche la lettera – di Kyoto va nel senso di punire lo sviluppo. La verità è che nei Paesi sviluppati tutti gli indicatori ambientali sono migliorati in questi decenni, grazie alla tecnologia e a una maggiore sensibilità: basti pensare che in una decina d’anni le emissioni inquinanti di un’automobile sono diminuite di sette volte. La strada migliore sarebbe dunque che tutti i Paesi raggiungessero lo stesso livello di benessere. Invece il Protocollo di Kyoto va esattamente nella direzione opposta, imputando allo sviluppo la possibile distruzione del pianeta. E per questo tende a mantenere nella povertà i Paesi in vi di sviluppo, ad esempio favorendo dei vincoli intollerabili riguardo alle fonti energetiche.

Wednesday, May 21, 2008

Musica

«Il cristianesimo ha introdotto la di­gnità del canto dell’uomo, di quel
logos che quando incontra la musica assume una valenza responsoriale, non intesa come ripetizione vuota, ma come risposta perché l’uomo non è un riflesso di voci di­vine, ma ha una sua soggettività che in­terloquisce con una voce che viene dal­l’anima, una voce che non sempre si può rendere a paro­le, ma che trova e­spressione nella musica. Un enorme passo avanti perché ha fatto sì che in Oc­cidente, grazie alla cultura cristiana, la musica non venisse ad assumere solo un carattere ripetitivo, di tradizione, ma diventasse una ri-creazione che viaggia di pari passo con la storia, con ciò che avviene nelle diverse e­poche ».

P. Sequeri Avvenire 21 maggio 2008

Tuesday, May 20, 2008

Liberta' e anima

Queste domande
si compendiano in quella che riguarda
l’esistenza della libertà e si possono
tradurre in due equazioni alternative.
La prima: Io = Mondo. La seconda:
Io > Mondo. Chi sostiene la prima equazione
nega la libertà; chi sostiene la seconda
l’afferma, nel senso che la libertà
è ciò che rimane sottraendo a me
stesso l’influsso biologico e sociale del
Mondo. Il che si può riesprimere dicendo:
Io – Mondo = x. L’incognita x è precisamente
la libertà. Chi nega la libertà
dice invece: Io – Mondo = 0.

il termine anima
non fa che tradurre in termini ontologici
il contenuto della libertà dell’uomo
rispetto al mondo. L’anima dice
staticamente ciò che la libertà dice dinamicamente.

equivoci semantici

basilica è “chiesa aromatica”,
appendicite è “attaccapanni per scimmie”,
alunno è l’esclamazione sfuggita a
Papa Leone all’apparire di Attila,
cerbottana è “cervo femmina siciliana di facili costumi”,
culminare è “fare uso di supposte esplosive”,
latitanti è “poligono con moltissime facce”,
strafottente dicesi di persona di grandi qualità
amatorie,
smarrimento sta per perdita del mento.
Per finire: ufficio: luogo dove si sbuffa.

Friday, May 16, 2008

Ricoeur 穢れ 汚れ

Ricoeur, Evil as Stain 祓(はら)い 穢れ 汚れ 参照


Finitude et culpabilité 1: L'Homme faillible [Philosophie de la volonté II], Aubier, 1960.
『意志の哲学』第2部第1巻。通称「リクールの小エチカ」。邦訳『人間この過ちやすきもの』
Finitude et culpabilité 2: La symbolique du mal [Philosophie de la volonté II], Aubier, 1960.
『意志の哲学』第2部第2巻。解釈学の実験的な始まり。なお、全3部の予定だった意志の哲学は、ここで中断される。邦訳は分冊されており、『悪のシンボリズム』『悪の神話』。原著は現在 L'Homme faillible と合冊され、1巻本で購入可能


『意志的なものと非意志的なもの』全3巻(滝浦静雄, 竹内修身, 箱石匡行(*第1巻のみ), 中村文郎(第2, 3巻のみ) 訳), 紀伊國屋書店, 1993-1995.
Le volontaire et l'involontaire(1950)を3分冊した全訳。第1巻『決意すること』、第2巻『行動すること』、第3巻『同意すること』
『人間この過ちやすきもの――有限性と有罪性』(久重忠夫 訳), 以文社, 1978.
L'Homme faillible(1960)の全訳。現在絶版
『悪のシンボリズム』(植島啓司, 佐々木陽太郎 訳), 渓声社, 1977.
『悪の神話』(一戸とおる ほか訳), 渓声社, 1980.
La symbolique du mal(1960)を2分冊した全訳。いずれも現在絶版

http://findarticles.com/p/articles/mi_qa3818/is_200110/ai_n8991108/pg_12 by Levy, Sandra M

As I described in an earlier article, 15 Ricoeur traces the development of symbols of evil,16 from their most archaic form to their elaborated expression in mythic structure. Starting with the most primitive level, archaic symbols of evil take the form of defilement, of stain and contamination coming from without, subjectively followed by fault and dread of annihilation for breaching the taboo. Development of symbolic consciousness unfolds as the language of sin, guilt, expiation and redemption emerges within an encompassing mythic structure, culminating in an eschatological movement toward love and mercy.


But Ricoeur argues that the most archaic symbols of evil (stain and the metaphor of defilement) are retained through the whole chain of symbolic development, from the most primitive experience of guilt for having breached the forbidden, to the most systematically developed myths of eschatological redemption and perfection. "Thus, alongside the developing subjectivity associated with responsible and faulty agency, the experience of guilt retains the archaic sense of contamination and seizure from without."17 He also argues that the meaning of stain and defilement even in primitive human societies is never purely physical, but always serves humans dwelling within these societies as symbols. And as symbols, stain and defilement always remain multipotent and opaque, with multiple layers of meaning.

Murder and the Rite of Purification

For Ricoeur, stain and defilement are distinct. Defilement is symbolic of stain. He says, a stain is a stain, because it is there, it happens, it is mute. But a defilement enters the human world through speech, through communication, through definition, through pointing at and naming. Ricoeur takes the case of murder as the model or limit case in this regard. Blood is spilt in murder, and the shed blood stains. However, the defilement arising from the staining by bloodshed is more than physical staining, because this impurity is not washed away by the water that cleans the carpet.

Thus, Ricoeur argues that the murderer bears defilement within, but this taint is not a stain that exists outside a social frame of reference, outside a social world that constructs and expresses meaning through language. "A man is defiled in the sight of certain men, in the language of certain men. Only he is defiled who is regarded as defiled; a law is required to say it; the interdict is itself a defining utterance."18 And for Ricoeur, it is the connection between a primitive sense of defilement and the words that define it which makes clear the symbolic nature of punishing acts that become social rituals. So the "interdiction" that banishes the accused from the public sphere, on a deeper level symbolizes the exclusion of the one defiled from sacred, albeit public space. "After the judgment, the criminal is afflicted with even graver interdictions which annul, so to speak, him and his defilement. Exile and death are such annulments of the defiled and of defilement."19 Thus, the criminal is not simply excluded from a public area of contact, but he (or she) is banished from our social environment by the law, and annulled as one who is now defiled.

14 P. Ricoeur, The Symbolism of Evil (Boston: Beacon Press, 1969).

15 S. Levy, "Coleridge's `Rime of the Ancient Mariner': Theodicy in a New Key,"Anglican Theological Review, LXXVIII (1996), p. 211.

16 It is unclear from Ricoeur's writings whether these archaic symbols and structures of consciousness are "hard wired" in the human species and hence, universal, similar to Carl Jung's notion of collective unconscious, or whether at least in part such products of consciousness are learned and shaped by culture. Although the answer to this nature/nurture question has bearing on the problem considered here, the answer goes well beyond the scope of this paper.

17 Ibid., p. 211. 18 Ricoeur, p. 36. is Ibid., pp. 39-41.

20 Ibid., p.44.