Tuesday, March 28, 2023

Matter and Spirit

A modern spiritual master, Teilhard de Chardin expressed it this way: "Matter is spirit moving slowly enough to be seen." Slowly enough? Why? Because Spirit is much, much faster! So fast, in fact, as to be invisible. This is atomic motion; it is so fast and so small that we cannot see it, but it is the foundation of reality.


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Sunday, March 26, 2023

Human Nature in Gaudium et Spes 22

 More to the point, the consideration of the divine economy requires a careful
thinking through of the particular theological states of human nature (1) in
dependence upon grace, (2) in secession from the life of grace, (3) in the
still wounded yet partially redeemed economy of Christian grace, (4) in the
eschaton and (5) in Christ himself. None of these states is simply reducible
to another, and yet it is necessary to affirm the existence of a persisting
human nature undergirding them all, albeit in different states.Were this not
the case, consider some inevitable theological consequences:(1) Concerning
original justice and the fall:we would be unable to consider man in the
state of original innocence as truly and essentially human or we would be
unable to consider the fallen human person as retaining his or her essentially
human characteristics (as still being made in the image of God,
despite the consequence of sin). (2) Concerning redemption:we would be
unable to consider the redeemed human person as essentially human in
continuity with the fallen human person and yet as more perfect qua human, that is to say, in the potencies of his or her nature. (3) Concerning
Christology: we would be unable to understand the incarnate Lord, in his
passion and resurrection, as bringing our human nature to an eschatalogical
fulfillment, distinct in mode, yet identical in kind to our current state
of being.Any understanding of Christ’s redemption thereby would appear
wholly alien (i.e., extrinsic) to our human historical condition (and the
reason for his redemption of our human nature from “sin”would be unintelligible
as well). Or contrastingly, we would be obliged to abolish all
distinction of nature and grace, thus seeing our human historical condition
as necessarily bound up with Christ such that human salvation in Christ simply
would be co-extensive with our “natural” existence (a not-so-subtle
version of apokatastasis panton ). Nature in separation from Christ would be literally inconceivable. Either of the final alternatives, however, is theologically
unfeasible and deeply unrealistic.

Monday, March 06, 2023

Consolatio sine causa

聖人には独特の喜びがあり、苦しみも越える。体の病気、敵からの迫害、教会からの迫害など、いろいろだが、人間的世間的でない喜び、「原因のない慰めconsolatio sine causa」(聖イグナチオ・デ・ロヨラ)がある。食べて喜び、人から拍手されてうれしいのには原因があるが、原因のない喜び、つまり神からの喜びと慰めがある。穴吊の刑を受けた長崎のマグダレナは、十三日間なかなか死なかった。しかし毎朝一つの手に慰められ、苦しみがなくなっていた。


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Tuesday, January 10, 2023

Sequeri

La benedizione della mano era il tocco leggero della dedizione del cuore. « Fecondità invisibile e inafferrabile – prosegue Francesco, citando 2 Tim 1, 12 – che nasce dal sapere in quali mani si è posta la fiducia». La dedizione, che mai si inorgoglisce del dono, rifiuta di requisirlo come privilegio personale e di convertirlo in prebenda clientelare. Una simile limpidezza interiore del cuore, unita al tratto di uno spirito gentile – commenta Francesco – espone alla stanchezza dell'intercessione, al logoramento dell'unzione: mette alla prova di una bontà che deve lottare con la malizia, e di una fraternità ferita dalla mancanza di dignità. La prova non fu risparmiata al Signore. Non verrà risparmiata ai suoi Discepoli. Pietro per primo. Il Signore provvede, generando la mitezza capace di capire, accogliere, sperare e affidarsi al di là delle incomprensioni.

E lo Spirito della ricerca appassionata e della gioiosa bellezza del Vangelo, ispira ogni volta la decisione opportuna, procura ogni volta la consolazione necessaria. Dovremo congedarci il più rapidamente possibile dall'aneddotica delle immagini di scena e delle indiscrezioni di retroscena. E incominciare a leggere e a rileggere il prodigioso lascito di testi nei quali il teologo Joseph Ratzinger ha finemente cesellato, in favore della fede e della testimonianza, la sapienza nella quale egli ha saputo filtrare come illuminazione e restituire in benedizione la sua lotta con l'Angelo. La profondità e la potenza della sua passione per l'intelligenza che orienta la fede ha occupato interamente anche il ministero del pontefice Benedetto XVI.


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Friday, January 06, 2023

Dopo Benedetto

la segnalazione di alcuni problemi nei rapporti tra la Chiesa e la modernità che Benedetto ha affrontato in modo da porre le basi per la loro soluzione, ma che non è riuscito a risolvere definitivamente. La partita non è stata completamente chiusa. Chiuderla non è compito dei laici ma del magistero. Secondo i tempi della provvidenza divina e nonostante periodi confusi come quello attuale, esso fornirà le necessarie precisazioni sulle questioni ancora aperte, come per esempio la libertà di religione, il dialogo interreligioso, il ruolo pubblico della religio vera, l'ordo missae ed altre ancora. Non spetta ai laici farlo. Il nostro Osservatorio ritiene comunque di dover continuare il proprio impegno nell'approfondimento e nella formazione affinché nella Chiesa si possa recuperare quando ancora manca e definire quanto è ancora inconcluso.


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Monday, January 02, 2023

Chapter 27

Life of Cardinal Newman,
Volumes 1 and 2
by Wilfrid Ward


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Sunday, January 01, 2023

Newman reader

Newman Reader — Works of John Henry Newman
Copyright © 2007 by The National Institute for Newman Studies. All rights reserved.


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John Henry Newman

And now, alas, I fear that in one sense the iron has entered into my soul. I mean that confidence in any superiors whatever never can blossom again within me. I never shall feel easy with them. I shall, I feel, always think they will be taking some advantage of me,—that at length their way will lie across mine, and that my efforts will be displeasing to them. I shall ever be suspicious that they or theirs have secret unkind thoughts of me, and that they deal with me with some arrière pensee. And, as it my happiness so to be placed as not to have much intercourse with them, therefore, while I hope ever loyally to fulfil their orders, it is my highest gain and most earnest request to them, that they would let me alone—and, since I do not want to initiate any new plan of any kind, that, if they can, {202} they would keep their hands off me. Whether or not they will consent to this is more than I can say, for they seem to wish to ostracise me. But, in saying this, I repeat what I said when I began to write, I am now in a state of quiescence, and fear as little as I hope. And I do not expect this state of mind to be reversed. God forbid I should liken them to the "Scribes and Pharisees"—but still I obey them, as Scribes and Pharisees were to be obeyed, as God's representatives, not from devotion to them.


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Tuesday, December 27, 2022

Multi faith

There is of course no such thing a "multi-faith". It is a cosmetic shibboleth designed to hide the predatory intentions of one kind of philosophical absolutism against another. It is a mechanism for undermining the distinctive and absolutist claims of non-relative religious movements so that they can be rendered increasingly irrelevant by an uncompromising secular rationalism.


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Sunday, December 18, 2022

Ti adoro mio Dio

"Mio Dio, ti amo con tutto il cuore", ma "Mio Dio, credo con tutto il cuore che tu mi ami".


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Saturday, December 17, 2022

Osservatore Romano 16 dic 2022

La seconda parola è umiltà, che viene dal latino, humus. Quindi, essere umili «è sentirsi come un campo ara- to, pronti ad accogliere i semi di bel- lezza e conoscenza che tutti mi posso- no donare». In questo senso, da un «bambino a un anziano, da una casa- linga a un filosofo, se torno ad essere terra, posso davvero imparare da chiunque». Cristicchi ha detto di ap- prezzare l'umiltà di «chi vive in di- sparte, di chi non insegue il consenso, e non vuole emergere a tutti i costi»: di quei "santi silenziosi", cioè dei per- fetti "signor nessuno", che «si occu- pano della loro piccolissima porzione di mondo, senza chiedere applausi o medaglie al valore». Perché, ha fatto notare, «è molto meglio un anonimo perbene, che un mediocre di succes- so»; l'umiltà dell'albero, che regala «l'ossigeno, i frutti, la legna, l'ombra, senza chiedere niente in cambio». E allora, essere umile significa dire "gra- zie", anche «a un albero qualsiasi».


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Saturday, December 10, 2022

Teologia Dantesca Osservatore Romano

di GABRIELLA M.
DI PAOLA DOLLORENZO
vanti alla Mente divina. Ciò è dimostrato dalla concretezza della loro opera. In Pier Damiani l'elogio dell'ascesi si accompagna all'invettiva contro la decadenza, ma anche alla riforma della Chiesa (fu consigliere di Niccolò II e Alessandro II). Benedetto si definisce: «e quel son io che su vi portai prima / lo nome di colui che 'terra addusse / la verità che tanto ci soblima» (XXII, 40- 42), quella evangelizzazione di terre ancora legate al culto di Apollo e la fondazione della Regola: «La regola mia / rimasa è per danno delle carte» (XXII, 74-75).
Tommaso e Bonventura, Pier Damiani e Benedetto definiscono le coordinate della teologia dantesca che è figlia dell'anelito ri- formatore del Medioevo (si pensi a Gioac- chino da Fiore), ma è assolutamente mo- derna per il ruolo assegnato all'umanesi- mo: «L'umanesimo di Dante (...) è basato sui principi, che la grazia non distrugge la natura, ma la risana e la corona, e che perso- na est nomen dignitatis. In Dante tutti i valori umani sono riconosciuti ed esaltati (...) mentre egli si sprofonda nel divino" (Paolo VI, Altissimi cantus, 7). Pertanto non stupisca che l'excessus mentis di Dante, davanti al trionfo di Cristo e della Vergine Maria, si verifichi dopo le invettive dei Santi: Arriva- to nell'ottavo Cielo, sotto la "sua" costella- zione dei Gemelli, chiede aiuto alle Stelle per affrontare il «passo forte» (XXII, 123). L'excessus è collegato al processo di forma- zione del fulmine: attraverso l'estrema ten- sionedell'espressivitàDantetoccaillimite della mente e dell'arte, avvalendosi di lumi- nose analogie. «Come foco di nube si dis- serra / per dilatarsi sì che non vi cape, e fuor di sua natura in giù s'atterra, / la mente mia(...) / fatta più grande, di sé stessa uscìo» (XXIIi, 40-44). Conseguentemente vede il trionfo di Cristo: «Quale ne' pleni- lunii sereni / Trivia ride tra le ninfe etterne / che dipingon lo ciel per tutti i seni, / vid'io sopra migliaia di lucerne / un sol che tutte quante l'accendea,/ (...) e per la viva luce trasparea / la lucente sustanza tanto chia- ra» (XXIII, 25-32) e insieme il Trionfo di Maria «il nome del bel fior ch'io sempre in- voco e mane e sera» (XXIII, 88), circondata dalla luce dell'Arcangelo Gabriele. La Ver- gine è la Rosa mystica, in cui fu incarnato il Verbo (Giovanni, I, 14); per Bernardo rosa... candida per virginitatem, rubicunda per charitatem. Per la liturgia i Sancti tui, Domine, florebunt sicut lilium et sicut odor balsami erunt ante te (Cantico dei Cantici, II, 1; VI, 3 Ecclesiaste XXXIX , 18-19; ii Corinzi II, 14-15). Essi cantano Regina coeli, l'antifona del periodo pasquale.
Nell'apoteosi del Cielo dei Gemelli si in- serisce il triangolo della santità evocato da Benedetto: «Pier cominciò sanz'oro e sa- n'argento, / e io (Benedetto) con orazione e con digiuno, / e Francesco umilmente il suo convento» (XXII, 88-90). Pietro sarà il protagonista dei canti successivi: «Quivi triunfa, sotto l'alto Filio / di Dio e di Ma- ria, di sua vittoria, e con l'antico e col novo concilio, / Colui che tien le chiavi di tal glo- ria» (XXIII, 136-139).
«A
Papa Francesco ci introducono all'intreccio dei significati teologici che connotano i canti XXI, XXII e XXIIi del Paradiso.
I Beni della Chiesa appartengono ai Po- veri, XXII, 82-83, poiché la povertà è nella genesi della Chiesa stessa, per volere di Cristo e del suo primo Vicario: Petrus autem dixit: Argentum et aurum non est mihi (Atti Ap. III, 6) Et ego dico tibi quia tu es Petrus, et super hanc pe- tram aedificabo ecclesiam meam (Matteo 16, 18). Dante è particolarmente sensibile alla que- stione della povertà delle Origini: «Venne Cefàs e venne il gran vasello / de lo Spirito Santo, magri e scalzi / prendendo il cibo da qualunque ostello» (XXI, 127-129), con esi- bito riferimento alle Scritture: Iesus dixit. Tu es Simon, filius Iona; tu vocaberis Cephas, quod in- terpretatur Petrus (Giovanni I, 42) e Vas electionis (Atti Apostoli. IX, 15 riferito a Paolo) e si inse- risce nel contesto teologico dei Cieli VI, VII e VIII, in cui si riconosce la progressione Aquila, segno dell'impero romano, simbo- lo del potere terreno — Croce di Cristo, ponte tra Cielo e Terra — Scala d'oro, sim- bolo biblico (Genesi, XVIII,12) proteso solo verso il Cielo, per indicare il graduale di- stacco di Dante dalla Terra, nell'avvicinarsi aDio:«dicolord'oroincheraggiotraluce / vid'io uno scaleo eretto in suso/, Tanto, che nol seguiva la mia luce xxi, 28-30 ; e no- stra scala (...) / onde così dal viso ti s'invo- la. / Infin là su la vide il patriarca/ Iacobbe porger la superna parte, quando li apparve d'angeli sì carca» (XXII, 68-72).
Nell'affrontare il tema quanto mai arduo della santità vissuta nell'ascesi e nel mistici- smo, Pier Damiani e Benedetto da Norcia, Dante approda all'archetipo della santità papale, «Colui che tien le chiavi di tal glo- ria» (XXIII, 139) Pietro e, indirettamente, la- scia trasparire il suo ideale di Prelato, uomo dedito alle pratiche ascetiche e alla sua mis- sione spirituale, sprezzante di onori e agi mondani. Dopo gli Spiriti militanti del cie- lo di Marte e gli Spiriti Giusti del cielo di Giove, occorre descrivere la santità "con- templativa" del cielo di Saturno, necessaria premessa al Trionfo di Cristo e della Vergi- ne Maria. Nella concezione dantesca la contemplazione/ascesi sono a un tempo premessa e guida all'attività apostolica e approdo estremo di una sofferta esperienza terrena, così Pier Damiani: «Lievemente passava caldi e geli / contento ne' pensier contemplativi» (XXI, 116-117). Ciò introdu- ce il Lettore all'esperienza dell'excessus men- tis: «S'io torni mai, lettore, a quel divoto / triunfo per lo quale io piango spesso / le mie peccata» (XXII, 106-108), fortemente legata alla spiritualità di Pier Damiani e Benedetto, in cui ascesi e misticismo porta- no il segno della razionalità teologica, non dell'annichilimento della mente umana da-


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