Ma l’America nel dopoguerra ha agito per generosità verso l’Europa? Non proprio, leggendo le stesse analisi americane. Questa è la vulgata imperiale auto-assolutoria, e Fubini, pur ribaltando la prospettiva, la ingoia senza filtro critico. Gli analisti americani realisti, da Mearsheimer a Walt, da Leffler a Layne, hanno documentato il contrario: l’egemonia americana del dopoguerra è stata un progetto di interesse nazionale calcolato, non filantropia strategica. Il piano Marshall serviva ad aprire mercati europei al capitale americano e a bloccare il filo-sovietismo, il suo competitor di allora, in Francia e Italia. Le basi NATO non “proteggevano” l’Europa: proiettavano potere americano verso Est e tenevano gli europei dipendenti, secondo la formula attribuita al primo segretario generale NATO Ismay: “keep the Russians out, the Americans in, and the Germans down”. L’ombrello nucleare impediva agli europei di sviluppare deterrenza autonoma, il che li rendeva strutturalmente subordinati, non liberi. La libertà di navigazione garantiva prima di tutto le catene di approvvigionamento e i mercati di sbocco delle multinazionali americane. Il deficit commerciale con l’Europa non era una concessione: era il meccanismo con cui il dollaro rimaneva valuta di riserva globale, fonte di enorme rendita per gli Stati Uniti (il cosiddetto exorbitant privilege di Giscard d’Estaing) Il “sacrificio” americano era in realtà la forma più sofisticata di dominio mai costruita: un egemone che si fa pagare in obbedienza strategica, accesso ai mercati e supremazia monetaria. Ma cosa viene davvero rimproverato all’Europa, al di là di Trump? Qui il discorso è più articolato e merita onestà intellettuale, perché le critiche strutturali esistono e preesistono a Trump. Il beneficio della difesa senza sopportarne i costi è reale ma mal posto. Il problema non è che gli europei abbiano “scelto il welfare invece delle armi”: è che Washington ha attivamente preferito europei dipendenti piuttosto che un’Europa con capacità militare autonoma, perché l’autonomia avrebbe significato negoziazione alla pari. Quando la Francia ha tentato una difesa europea indipendente (de Gaulle, 1966), Washington ha sabotato il progetto. L’ingenuità energetica verso la Russia è invece una critica più fondata. Nord Stream non era solo un errore commerciale: era una scelta politica che indeboliva la coesione atlantica, e gli americani lo dissero esplicitamente, inascoltati ( Merkel si recò appositamente alla Casa Bianca da Biden per vincere la sua opposizione). Anche la mancanza di capacità di proiezione, il caso Houthi citato da Fubini è reale: l’Europa non ha potuto o voluto mantenere aperto il Mar Rosso da sola. Ma questa debolezza è in parte il prodotto di decenni di dipendenza incentivata dagli stessi Stati Uniti. La critica più seria, tuttavia, quella che circola davvero nei think tank di Washington come Brookings, CSIS, persino l’Atlantic Council negli ultimi anni, non è la mancanza di spesa militare in sé: è l’assenza di soggettività strategica europea. L’Europa sa dire no a Trump, ma non sa dire sì a un progetto alternativo coerente. Reagisce, non agisce. È un’entità economica che si comporta come potenza, la presunzione dei singoli Stati, senza esserlo, perché gli stessi Stati le impediscono di trasformare la potenza economica in potenza politica. iPadから送信
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