https://www.suntory.co.jp/sfnd/prize_ssah/detail/201809.html iPadから送信
Tuesday, August 18, 2026
Sunday, August 09, 2026
PressReader.com | «Con lui si parlava di Dio e della Bibbia L’ultima volta ad aprile era molto affaticato»
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Sunday, August 02, 2026
What is a Cat? - The Catholic Thing
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Sunday, July 05, 2026
Il Patto tra le religioni in Italia: note critiche a margine – Osservatorio Card. Van Thuân
https://vanthuanobservatory.com/2026/06/30/il-patto-tra-le-religioni-in-italia-note-critiche-a-margine/
Il 25 giugno scorso la Chiesa cattolica italiana ha firmato assieme ad altre confessioni religiose, cristiane e non cristiane, un Patto per “La via italiana al dialogo. Le religioni nello spazio pubblico e per la coesione sociale”. L’hanno firmato varie sigle religiose islamiche, buddiste, bahai, protestanti, ortodosse, ebraiche, Induiste. Nello stesso giorno, i rappresentanti dei gruppi religiosi firmatari sono stati ricevuti dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella al quale hanno consegnato copia del Patto.
A nostro parere che la CEI abbia firmato questo Patto non è una buona notizia. Con le altre religioni si può cercare di convivere al meglio ma questo non ha bisogno di firmare Patti, lo si fa e basta. La firma di un Patto sociale e pubblico ha delle implicanze che vanno ben oltre i principi della buona convivenza e ha alle proprie spalle una non convincente visione della religione cattolica e delle altre religioni.
Prima di tutto c’è il sincretismo. Questo non significa solo sostituire le varie religioni con una unica che riprenda dalle altre alcuni spezzoni e li componga in un quadro nuovo. Il sincretismo non è costruttivo, ma decostruttivo e liquido. Esso tende a destrutturare le religioni per arrivare ad un ipotetico minimo comun denominatore sul quale tutte possano convergere. Questo percorso passa anche e oggi soprattutto attraverso il dialogo e la cooperazione per la giustizia e la pace. Le religioni intendono giustizia e pace in modo molto diverso tra loro, ma il sincretismo ritiene invece che le differenze si annullino davanti ad un substrato comune condiviso, che non c’è.
Il Patto in questione non segnala le enormi differenze esistenti, soprattutto tra il cattolicesimo e le altre religioni, ma indica solo le possibili convergenze pratiche, come se la prassi non dipendesse dalla dottrina. In questo modo lancia il messaggio che è conveniente mettere da parte la questione della verità o falsità delle religioni, che nessuna può ritenersi vera, e che conta solo la loro collaborazione pratica per creare coesione sociale.
Si potrebbe pensare che la Chiesa italiana facesse una proposta di collaborazione incentrata sui principi e i valori della legge naturale, terreno comune a tutte le persone, anche se di diversa religione. Ma questo non è possibile perché tra chi ha firmato il patto, ci sono religioni che non accettano nemmeno che ci sia un Dio, altre che non accettano che ci sia un Dio creatore e altre ancora che, pur accettando l’uno e l’altro principio, non accettano che esista una legge naturale. Del resto, la questione della legge naturale non è comune nemmeno tra cattolici e protestanti, che sono ambedue confessioni cristiane, figurarsi per le altre.
La firma del Patto richiede alla Chiesa cattolica italiana di pensare ad una sua presenza pubblica estromettendo Dio, e fondandola invece su esigenze politiche di coesione sociale. Si tratta di un laicismo mascherato di multireligiosità. In questa collaborazione non si potrà parlare del proprio Dio, ma solo di alcuni aspetti della convivenza sociale, che diventeranno, al posto dei “diritti di Dio”, il criterio fondamentale di discernimento. Per collaborare con le altre religioni, la religione cattolica è costretta ad assegnare più importanza all’uomo che a Dio. Per di più, non all’uomo inteso nella sua pienezza compreso il suo essere a somiglianza di Dio, ma dell’uomo inteso esistenzialmente e sociologicamente. L’uomo di oggi con i problemi di oggi, l’uomo di questo tempo.
Questo esito molto immiserito della relazione del cattolicesimo con le altre confessioni e religioni nasce da lontano. Alla sua origine c’è una visione non convincente della libertà di religione, c’è la svolta antropologica per cui si deve partire dall’uomo e mai da Dio, ci sono i notevoli cambiamenti nella teologia dell’ecumenismo e del dialogo interreligioso, c’è il pastoralismo e la sua richiesta di partire dal basso e dalla concretezza singolare delle relazioni, forse c’è anche una conoscenza scarsa di cosa della natura stessa delle varie religioni.
Un’ultima osservazione merita il rito della consegna del Patto a Sergio Mattarella, che diventa il Gran Sacerdote di questo patto laico. Infatti, il Patto tra le varie religioni non è religioso, è laico. Lo firmano anche religioni che non credono in Dio, lo firmano mettendo da parte la propria visione di Dio considerata ininfluente per il loro impegno sociale, lo firmano assumendo il criterio tutto laico della coesione sociale. È evidente che, così facendo, le religioni si intendono come agenzie sociali che mettono da parte alcuni loro valori fondanti ma non condivisi, riconoscendo un valore fondante ad impegni civili condivisi, ossia i principi sociali e politici della Repubblica.
Stefano Fontana
Sunday, June 28, 2026
Solzhenitsyn's Commencement Address Harvard University June 8, 1978
Convergence
Saturday, June 20, 2026
Weigel’s “argument” against hell | Catholic Culture
https://www.catholicculture.org/commentary/weigels-argument-against-hell/ iPadから送信
Saturday, June 13, 2026
(多事奏論)空気を読む力 あってもなくても、なぜ疲れる 岡崎明子
(多事奏論)空気を読む力 あってもなくても、なぜ疲れる 岡崎明子
Saturday, June 06, 2026
Corriere della Sera - 6 Jun 2026 - PressReader.com
https://www.pressreader.com/italy/corriere-della-sera/20260606/page/34 iPadから送信
Thursday, June 04, 2026
OGNI ENERGIA LASCIA UNA CICATRICE
OGNI ENERGIA LASCIA UNA CICATRICE
Saturday, May 23, 2026
Dibattito - Cattolicesimo-pacifismo: il rischio della retorica | Attualità | Il Regno
https://ilregno.it/attualita/2026/10/dibattito-cattolicesimo-pacifismo-il-rischio-della-retorica-luca-diotallevi iPadから送信
Saturday, May 16, 2026
America’s Papal Moment – Catholic World Report
https://www.catholicworldreport.com/2026/05/14/americas-papal-moment/ iPadから送信
Sunday, May 10, 2026
Dialogo inter religioso
La Chiesa cattolica italiana non aiuterà la politica a fare questo sforzo nell’uso della propria ragione, perché già da tempo impegnata sul fronte del qualunquismo religioso motivato impropriamente dal dialogo interreligioso. Le forze politiche anticattoliche, in accordo con la CEI, ne approfitteranno per denunciare l’improprietà del ruolo pubblico assegnato alla religione cattolica. iPadから送信
Saturday, May 02, 2026
Tuesday, April 21, 2026
Di Federico Fubini Europa e America 1
Di Federico Fubini 21 Apr 2026 Certo che l’«escursione» di Donald Trump in Iran, come la chiama lui, è stata un’avventura scriteriata: decisa senza capire le implicazioni, senza rispetto per i processi democratici in America o una strategia per il dopo. E certo che tutto questo pressappochismo abbassa di un gradino in più il «soft power» degli Stati Uniti, quel carisma che portava gli altri Paesi a condividere i loro obiettivi e valori. In proposito si sta formando non solo un raro consenso bipartisan nella politica italiana, ma un comune sentire nella società. Già, ma dopo? Quali conclusioni può trarne la nostra classe dirigente? Che senso di direzione può darsi un Paese i cui assetti da ottant’anni dipendono tanto dalla nostra collocazione — relativamente acritica — nella sfera d’influenza americana? Uno sguardo all’indietro dà un’idea dell’enormità dello strappo: quasi un quarto di secolo fa l’italia di Silvio Berlusconi si schierò con George W. Bush sull’invasione dell’iraq; lo stesso non sta accadendo oggi con Trump e l’iran, anche perché l’opinione pubblica non lo accetterebbe. Per capire come possa evolvere l’italia da qui, aiuta però ribaltare la prospettiva. Perché è facile dirsi che Trump è instabile, superficiale o che voglia semplicemente prevaricare. Su questo siamo (quasi) tutti d’accordo. Più utile sarebbe invece chiedersi come gli americani vedano oggi noi italiani ed europei: non perché abbiano ragione, ma per capire cosa li muove. Immaginate dunque di essere vicini a Trump: in questo momento voi guardate agli europei e vedete ignavia e tradimento. Non valutate che gli americani non abbiano parlato con nessuno degli alleati, prima di scatenare una guerra che mette in pericolo le loro economie e i loro interessi. A dominarvi sono altri pensieri. Ciò che avete in mente è che per ottant’anni gli Stati Uniti con le loro risorse, i loro mezzi militari, i loro uomini, i loro morti in Corea, in Vietnam, in Afghanistan, hanno permesso a noi di prosperare. Non era mai successo nella storia che un egemone si sacrificasse tanto per i suoi soggetti. Invece sono stati gli americani a garantire la libertà di navigazione che ha creato il commercio globale, facendo sì che italiani, tedeschi, giapponesi — gli sconfitti dell’asse — diventassero ricchi. Sono gli americani che hanno pagato per l’europa e le democrazie dell’asia l’ombrello nucleare, lasciando che questi investissero in welfare più degli americani stessi. Sono sempre gli americani che proteggono gli europei con 85 mila dei loro soldati in oltre 40 basi in Italia, Germania e altrove. Del resto sempre gli americani, che avevano messo a disposizione degli sconfitti il piano Marshall, hanno anche garantito agli alleati il loro enorme mercato di sbocco. E naturalmente agli americani la spesa militare è costata almeno un terzo del loro enorme debito pubblico, più un deficit commerciale che compensa debolezza cronica del mercato europeo. In cambio, gli europei hanno guardato altrove. L’ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder si è lasciato assoldare da un’azienda di Stato russa, dopo aver legato ad essa la Germania per le forniture di energia. Silvio Berlusconi ha rafforzato contratti simili e si vantava, come Schröder, dell’amicizia con Vladimir Putin. Anche Angela Merkel contava talmente sulla Russia per il gas dall’aver spento in anticipo il nucleare civile; la cancelliera preferiva un’europa debole e arretrata, purché dai conti in ordine: salvata ancora una volta dall’america, dalle sue armi, dalle sue tecnologie spaziali e dal suo gas, quando Putin cerca di travolgere l’ucraina. Poi è arrivato il momento della verità, pensa questa persona vicina a Trump. L’iran persegue un’atomica con la quale tenere in scacco non solo Israele ma quasi tutta l’europa, oltre alle rotte della globalizzazione fra l’asia e l’occidente. Gli Houthi, manovrati da Teheran, dal 2023 hanno minacciano già sul Mar Rosso la porta che connette il Mediterraneo alla Cina. E gli europei si sono già dimostrati imbelli, incapaci di piegare persino quella piccola milizia irregolare. Erano solo le prove generali, pensa questa persona vicina a Trump. Nel 2026 la Guardia rivoluzionaria di Teheran blocca Hormuz e gli alleati cosa fanno? Voltano le spalle all’america. La lasciano sola a riaprire lo stretto da cui ricevono tanto del loro gas, petrolio, fertilizzante. Ma non solo, continua questo trumpiano. Agli americani che hanno speso centinaia di miliardi per mantenere le basi in Europa, l’italia nega Sigonella, Londra la base di Diego Garcìa, Spagna e Francia negano il diritto di sorvolo, il cancelliere Friedrich Merz dice che non è affare della Nato. Il governo di Madrid definisce la guerra «illegale e immorale». Parigi vota in Consiglio di sicurezza dell’onu con Russia e Cina contro l’uso della forza per riaprire Hormuz e permette a una nave francese di pagare a Teheran il pedaggio sullo Stretto. In yuan digitali. Ovviamente Trump, visto dall’europa, raccoglie ciò che ha seminato: le intimidazioni, la guerra commerciale, le minacce sulla Groenlandia, il suo opaco flirt con Putin. Trump inoltre preferisce non ricordare l’accordo nucleare con Teheran (firmato anche dagli europei) che lui stesso ha fatto saltare nel 2018. Ma rovesciamo di nuovo la prospettiva, stavolta nei panni degli alleati di Washington che non sono in Europa. I Paesi sunniti del Golfo, per esempio, hanno accettato le basi americane per avere sicurezza. Alcuni di essi hanno persino corrotto Trump e la sua famiglia — tramite accordi sugli hotel o le criptovalute — per avere lealtà e tecnologie. In cambio, questi Paesi arabi del Golfo si sono trovati sotto i missili e i droni di una guerra sulla quale neanche loro sono stati consultati, mentre l’america si è rivelata incapace di proteggerli. Poi i Paesi del Golfo si sono trovati chiusure e pedaggi su un braccio di mare per loro vitale, con l’america incapace di riportare la normalità prebellica malgrado la forza militare schiacciante: non ha più la coesione politica per accettare le perdite necessarie. Gli europei, ma anche i giapponesi o i sudcoreani, vedono tutto questo. Vedono che l’america non sopporta più il proprio ruolo di garante ed egemone, è troppo indebitata e polarizzata al proprio interno per farlo. Non ci sarà dunque un ritorno al sistema di alleanze di ieri. È solo questione di tempo prima che si formino nuovi gruppi di Paesi ed essi si mettano a caccia di mercati, risorse strategiche, tecnologie, armi. Alcuni, dell’atomica. Ce n’è abbastanza perché anche in Italia si formi un nuovo consenso: non dobbiamo per forza voltare le spalle all’america; ma non abbiamo alternative a un investimento convinto in un’europa (molto) più forte. iPadから送信
Europa e America
Ma l’America nel dopoguerra ha agito per generosità verso l’Europa? Non proprio, leggendo le stesse analisi americane. Questa è la vulgata imperiale auto-assolutoria, e Fubini, pur ribaltando la prospettiva, la ingoia senza filtro critico. Gli analisti americani realisti, da Mearsheimer a Walt, da Leffler a Layne, hanno documentato il contrario: l’egemonia americana del dopoguerra è stata un progetto di interesse nazionale calcolato, non filantropia strategica. Il piano Marshall serviva ad aprire mercati europei al capitale americano e a bloccare il filo-sovietismo, il suo competitor di allora, in Francia e Italia. Le basi NATO non “proteggevano” l’Europa: proiettavano potere americano verso Est e tenevano gli europei dipendenti, secondo la formula attribuita al primo segretario generale NATO Ismay: “keep the Russians out, the Americans in, and the Germans down”. L’ombrello nucleare impediva agli europei di sviluppare deterrenza autonoma, il che li rendeva strutturalmente subordinati, non liberi. La libertà di navigazione garantiva prima di tutto le catene di approvvigionamento e i mercati di sbocco delle multinazionali americane. Il deficit commerciale con l’Europa non era una concessione: era il meccanismo con cui il dollaro rimaneva valuta di riserva globale, fonte di enorme rendita per gli Stati Uniti (il cosiddetto exorbitant privilege di Giscard d’Estaing) Il “sacrificio” americano era in realtà la forma più sofisticata di dominio mai costruita: un egemone che si fa pagare in obbedienza strategica, accesso ai mercati e supremazia monetaria. Ma cosa viene davvero rimproverato all’Europa, al di là di Trump? Qui il discorso è più articolato e merita onestà intellettuale, perché le critiche strutturali esistono e preesistono a Trump. Il beneficio della difesa senza sopportarne i costi è reale ma mal posto. Il problema non è che gli europei abbiano “scelto il welfare invece delle armi”: è che Washington ha attivamente preferito europei dipendenti piuttosto che un’Europa con capacità militare autonoma, perché l’autonomia avrebbe significato negoziazione alla pari. Quando la Francia ha tentato una difesa europea indipendente (de Gaulle, 1966), Washington ha sabotato il progetto. L’ingenuità energetica verso la Russia è invece una critica più fondata. Nord Stream non era solo un errore commerciale: era una scelta politica che indeboliva la coesione atlantica, e gli americani lo dissero esplicitamente, inascoltati ( Merkel si recò appositamente alla Casa Bianca da Biden per vincere la sua opposizione). Anche la mancanza di capacità di proiezione, il caso Houthi citato da Fubini è reale: l’Europa non ha potuto o voluto mantenere aperto il Mar Rosso da sola. Ma questa debolezza è in parte il prodotto di decenni di dipendenza incentivata dagli stessi Stati Uniti. La critica più seria, tuttavia, quella che circola davvero nei think tank di Washington come Brookings, CSIS, persino l’Atlantic Council negli ultimi anni, non è la mancanza di spesa militare in sé: è l’assenza di soggettività strategica europea. L’Europa sa dire no a Trump, ma non sa dire sì a un progetto alternativo coerente. Reagisce, non agisce. È un’entità economica che si comporta come potenza, la presunzione dei singoli Stati, senza esserlo, perché gli stessi Stati le impediscono di trasformare la potenza economica in potenza politica. iPadから送信
Friday, February 27, 2026
Fwd: Suore uccise in Burundi, un arresto a Parma Il mandante è un generale
From: PressReader <noreply@pressreader.com>
日付: 2026年2月27日(金) 16:41
件名: Suore uccise in Burundi, un arresto a Parma Il mandante è un generale
To: <bonazziandrea@gmail.com>
Suore uccise in Burundi, un arresto a Parma Il mandante è un generale
Andrea Pasqualetto © RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere della Sera
27 Feb 2026
A suor Olga Raschietti e suor Lucia Pulici tagliarono la gola. Suor Bernardetta Boggian fu addirittura decapitata. Era il settembre del 2014 e il brutale triplice omicidio fu commesso al Centre Jeunes Kamenge di Bujumbura, in Burundi, dove le religiose...
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