マーティン・バナール著、「黒いアテナ」、藤原書店。
ギリシア文明のルーツは本来アフリカとアジアであったにもかかわらず、「ヨーロッパ」にあると捏造したのは18世紀以降の西欧である、とする刺激的なこの本が刊行から十数年たつにもかかわらず、欧米の大学でいまなお大きな話題の対象となっている。
「あきらかな誤認があるものの、ポスト植民地主義の立場と、『過去の歴史あるいは文化遺産はだれに所属するのか』という文化相対主義の議論とが同調しているだけでなく、ヨーロッパに根付いている人種差別への思いを利用して、著者が科学的な反論を封じるレトリックを全体に張り巡らせている。したがって、『弱者の声であれば根拠薄弱でも容認すべきなのか』という専門研究者からの反論に対しては『やはり弱者いじめではないか』と再反論が可能になっている。とまどいを感じたのはこの巧みなワナであるが、歴史学・考古学のエリート主義への警鐘として本書を真摯に受けとめたいと思う」
青柳 正規(国立西洋美術館館長)の批評、読売新聞2006年2月12日。
Sunday, March 12, 2006
Friday, March 03, 2006
Innocenza del divenire die Unschuld des Werdens 生成の無垢
Dopo l'annullamento del dualismo "mondo vero-mondo apparente" tutte le prospettive di tutte le volontà di potenza non sono nè vere nè false: sono però reali, e restituite all'innocenza del divenire. E sul finire del "Crepuscolo degli idoli" troviamo anche la concezione dell'eterno ritorno e dell'amor fati, tipiche della filosofia nietzscheana, espresse come "fede di Dioniso": "Io, l'ultimo discepolo del filosofo Dioniso, io il maestro dell'eterno ritorno...".
l’ «innocenza del divenire» significa in realtà l’accettazione della divisione degli uomini in «malriusciti» e «benriusciti», con tutto ciò che ne consegue (compresa la teorizzazione esplicita della schiavitù, vero continuum all’interno dell’evoluzione del pensatore tedesco).Un grandissimo filosofo che ha vissuto una fase giovanile di amore per la Grecia antica e presocratica, ma anche un pensatore che ha vissuto la fase illuminista, fino ad arrivare all’ultima,caratterizzata dall’innocenza del divenire e dall’amor fati.
è l'"innocenza del divenire" - quella in cui forse vive il più antico uomo greco, l'uomo dionisiaco, e nella quale intende consapevolmente abitare il superuomo annunciato da Nietzsche. Il divenire è innocente quando, liberato da ogni Verità assoluta e da ogni Dio immutabile che intendono assoggettarlo, è liberato anche da ogni "colpa" che gli deriverebbe dal suo non adeguarsi alle Leggi vere e divine.
Die Unschuld des Werdens; der Nachlass. Ausgew. u. geord. von Alfred Baeumler. Stuttgart, Kroner, c.1956. 2 v. 18 cm. (Kroners Taschenausgabe. Bd. 82-83) 106-107
『ニーチェ全集』(吉沢伝三郎編、全15巻+別巻4、ちくま学芸文庫、筑摩書房)別巻3:『生成の無垢 I』, 別巻4:『生成の無垢 II』
キリスト教においては、真理とは「神の真理」のことをさしている。一方、ニーチェの哲学の基本は出発点からして「生の哲学」である。すなわち「生成」(Werden)というものが大前提になっている。何が生成するかいうと、世界が生成する。世界をいきいきととらえて自成しつつあるもの、それが生成である。ニーチェにとっての真理があるとしたら、それは生成そのものなのである。生成だけなのだ。 罪などない。思うが侭に生きるべきである。
生の無条件的肯定ということが直ちに「アモール・ファーティ」につながる。なんとなれば、現にあるがままの世界を、超越的世界を定立することなしにそのまま肯定するなら、その時同時にそのことによって一切の過去を、この世界を条件づけるために必要であったと、肯定することになるからである。運命主義.
Romani 8:18 Io ritengo, infatti, che le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà essere rivelata in noi. La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio; essa infatti è stata sottomessa alla caducità - non per suo volere, ma per volere di colui che l'ha sottomessa - e nutre la speranza di essere lei pure liberata dalla schiavitù della corruzione, per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio. Sappiamo bene infatti che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto;Romani 8:23 essa non è la sola, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l'adozione a figli, la redenzione del nostro corpo.
ローマ8:18 現在の苦しみは、将来わたしたちに現されるはずの栄光に比べると、取るに足りないとわたしは思います。8:19 被造物は、神の子たちの現れるのを切に待ち望んでいます。8:20 被造物は虚無に服していますが、それは、自分の意志によるものではなく、服従させた方の意志によるものであり、同時に希望も持っています。8:21 つまり、被造物も、いつか滅びへの隷属から解放されて、神の子供たちの栄光に輝く自由にあずかれるからです。8:22 被造物がすべて今日まで、共にうめき、共に産みの苦しみを味わっていることを、わたしたちは知っています。8:23 被造物だけでなく、"霊"の初穂をいただいているわたしたちも、神の子とされること、つまり、体の贖われることを、心の中でうめきながら待ち望んでいます。
l’ «innocenza del divenire» significa in realtà l’accettazione della divisione degli uomini in «malriusciti» e «benriusciti», con tutto ciò che ne consegue (compresa la teorizzazione esplicita della schiavitù, vero continuum all’interno dell’evoluzione del pensatore tedesco).Un grandissimo filosofo che ha vissuto una fase giovanile di amore per la Grecia antica e presocratica, ma anche un pensatore che ha vissuto la fase illuminista, fino ad arrivare all’ultima,caratterizzata dall’innocenza del divenire e dall’amor fati.
è l'"innocenza del divenire" - quella in cui forse vive il più antico uomo greco, l'uomo dionisiaco, e nella quale intende consapevolmente abitare il superuomo annunciato da Nietzsche. Il divenire è innocente quando, liberato da ogni Verità assoluta e da ogni Dio immutabile che intendono assoggettarlo, è liberato anche da ogni "colpa" che gli deriverebbe dal suo non adeguarsi alle Leggi vere e divine.
Die Unschuld des Werdens; der Nachlass. Ausgew. u. geord. von Alfred Baeumler. Stuttgart, Kroner, c.1956. 2 v. 18 cm. (Kroners Taschenausgabe. Bd. 82-83) 106-107
『ニーチェ全集』(吉沢伝三郎編、全15巻+別巻4、ちくま学芸文庫、筑摩書房)別巻3:『生成の無垢 I』, 別巻4:『生成の無垢 II』
キリスト教においては、真理とは「神の真理」のことをさしている。一方、ニーチェの哲学の基本は出発点からして「生の哲学」である。すなわち「生成」(Werden)というものが大前提になっている。何が生成するかいうと、世界が生成する。世界をいきいきととらえて自成しつつあるもの、それが生成である。ニーチェにとっての真理があるとしたら、それは生成そのものなのである。生成だけなのだ。 罪などない。思うが侭に生きるべきである。
生の無条件的肯定ということが直ちに「アモール・ファーティ」につながる。なんとなれば、現にあるがままの世界を、超越的世界を定立することなしにそのまま肯定するなら、その時同時にそのことによって一切の過去を、この世界を条件づけるために必要であったと、肯定することになるからである。運命主義.
Romani 8:18 Io ritengo, infatti, che le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà essere rivelata in noi. La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio; essa infatti è stata sottomessa alla caducità - non per suo volere, ma per volere di colui che l'ha sottomessa - e nutre la speranza di essere lei pure liberata dalla schiavitù della corruzione, per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio. Sappiamo bene infatti che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto;Romani 8:23 essa non è la sola, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l'adozione a figli, la redenzione del nostro corpo.
ローマ8:18 現在の苦しみは、将来わたしたちに現されるはずの栄光に比べると、取るに足りないとわたしは思います。8:19 被造物は、神の子たちの現れるのを切に待ち望んでいます。8:20 被造物は虚無に服していますが、それは、自分の意志によるものではなく、服従させた方の意志によるものであり、同時に希望も持っています。8:21 つまり、被造物も、いつか滅びへの隷属から解放されて、神の子供たちの栄光に輝く自由にあずかれるからです。8:22 被造物がすべて今日まで、共にうめき、共に産みの苦しみを味わっていることを、わたしたちは知っています。8:23 被造物だけでなく、"霊"の初穂をいただいているわたしたちも、神の子とされること、つまり、体の贖われることを、心の中でうめきながら待ち望んでいます。
Sunday, February 26, 2006
Ignorance and War (for Christian pacifists)
I wonder if one could argue that ignorance can be a cause of war. I know a few christians (among them also some catholic priests and even a couple of bishops) that like to talk about peace but do not like to study theology or philosophy. If you do not study you could become prey to ignorance which in turn, as everybody should know, is a breeding field for prejudice and wrong assumptions (all of which undermine truth). If, then, it is true that TRUTH is a pillar for builduing peace, with a simple syllogism we could come to the conclusion that those who dislike study are not really working towards building peace, but the reverse.
It is said that a big factor that led to the genocide that happened in Rwanda,was mutual (and carefully protected) ignorance between Tutsis nad Hutus.
無知と戦争
無知は戦争の原因になるということを主張できないであろうか。私は平和について話したがるクリスチャン(そのうち神父数人、司教若干名)を知っている。けれども、彼らが哲学や神学を勉強したがらない、むしろどちらかといえば嫌いなんです。勉強しなければ当然無知になる。無知は、周知のとおり偏見と先入観の温床ではないか。偏見と先入観は真理をむしばむもの。だとすると、歴代の教皇が強調するように、真理は平和の柱であることはほんとうであれば、簡単な算段論法で帰結できることであるが、勉強嫌いな人は平和を築くのではなく、むしろ逆である。
It is said that a big factor that led to the genocide that happened in Rwanda,was mutual (and carefully protected) ignorance between Tutsis nad Hutus.
無知と戦争
無知は戦争の原因になるということを主張できないであろうか。私は平和について話したがるクリスチャン(そのうち神父数人、司教若干名)を知っている。けれども、彼らが哲学や神学を勉強したがらない、むしろどちらかといえば嫌いなんです。勉強しなければ当然無知になる。無知は、周知のとおり偏見と先入観の温床ではないか。偏見と先入観は真理をむしばむもの。だとすると、歴代の教皇が強調するように、真理は平和の柱であることはほんとうであれば、簡単な算段論法で帰結できることであるが、勉強嫌いな人は平和を築くのではなく、むしろ逆である。
Spiritualita' missionaria 03
Non sono in possesso di statistiche, ma conosco un discreto numero di missionari che non ce l’hanno fatta ad appassionarsi per un popolo. Alcuni lo riconoscono, magari nella prima fase del loro inserimento, e tornano in patria per non muoversi più, in parecchi casi;
Rubrica «Un tesoro in vasi di creta»
Tra passione e delusione
di Franco Cagnasso, missionario del Pime in Bangladesh
03/01/2006 Febbraio 2006, n. 2©Mondo e Missione
Rubrica «Un tesoro in vasi di creta»
Tra passione e delusione
di Franco Cagnasso, missionario del Pime in Bangladesh
03/01/2006 Febbraio 2006, n. 2©Mondo e Missione
Spiritualita' missionaria 02
Anni fa, nel «giro» degli Istituti esclusivamente missionari s’incominciò a descrivere il rapporto con le Chiese locali emergenti con uno slogan: «Siamo le loro ruote di scorta». Un’espressione volutamente ambigua, perché la ruota di scorta, pur se indispensabile, è un oggetto che nessuno desidera usare, e a cui si chiede soltanto di occupare poco spazio. Ogni tanto l’espressione ritorna. Come valutarla?Per tanto tempo i missionari hanno detto che il loro unico obiettivo era la fondazione e la crescita delle Chiese locali, che lavoravano per rendersi inutili e poter andare altrove. Essere «ruote di scorta» potrebbe, dunque, essere il preludio al raggiungimento di questo obiettivo, invece è sentito spesso come una frustrazione. Sembra che la Chiesa locale voglia scrollarsi di dosso la presenza di persone che danno la vita per i poveri e per l’evangelizzazione, per restare tranquilla nel tran tran delle istituzioni consolidate e sicure, nella cura del piccolo - o piccolissimo - gregge, senza alcuna attenzione per i non cristiani. Ha voglia di autonomia, forse soprattutto di mettere le mani sulle risorse economiche. Nella Chiesa cattolica non manca lo spettacolo poco edificante di clero e religiosi/e che puntano su opere di prestigio, economicamente redditizie, o addirittura che utilizzano i poveri, lo sviluppo, le calamità come pretesto per ricevere aiuti che useranno a proprio vantaggio. Nelle Chiese protestanti, spesso sono i laici a dividersi e suddividersi in infinite lotte che hanno alla base la spartizione del denaro e delle proprietà. Quando nasce una nuova, minuscola setta, è saggio chiedersi se all’origine ci sia una controversia teologica o pastorale, o più banalmente un conflitto di interessi.Tutto questo è vero, e spiega in parte il fastidio con cui i missionari sono a volte guardati, l’implicito invito: «Lasciateci i soldi e partite».Non spiega, però, tutto, sia perché non sempre e non tutti nelle Chiese locali di recente origine hanno questi difetti, sia perché anche noi missionari abbiamo le nostre responsabilità.È difficile, ad esempio, accettare che un approccio all’evangelizzazione diverso dal nostro sia altrettanto valido. Lo spirito missionario vissuto da noi europei in questi ultimi secoli è esemplare, ma è forse l’unico accettabile? Non potrebbe esserci, in un atteggiamento che appare a noi più distaccato o addirittura freddo, semplicemente una diversa sensibilità culturale?
Inoltre, forse non ci rendiamo conto di quanto la nostra presenza possa essere ingombrante. Spesso gestiamo soldi liberamente, per i poveri certo, e con sacrificio, ma questo ci fa apparire «buoni» di fronte alla gente, mentre i locali che gradualmente ci sostituiscono sarebbero i «cattivi» o meno zelanti, semplicemente perché dispongono di minori risorse. Una situazione del genere crea disagio per forza, e probabilmente anche il desiderio che chi «fa ombra» in questo modo se ne vada alla svelta.D’altra parte, se anche c’è una certa ingiustizia, una mancanza di riconoscenza nel considerare i missionari «ruote di scorta», è forse per sentirci ringraziare che ci siamo messi in viaggio? Se il bisogno di gratificazione è umanamente comprensibile, il saperne fare a meno è un’esigenza del Vangelo, dura ma giusta.
Rubrica / Un tesoro in vasi di cretaNoi, ruote di scorta
di Franco Cagnasso, missionario del Pime in Bangladesh
02/01/2006 Gennaio 2006, n. 1©Mondo e Missione
Inoltre, forse non ci rendiamo conto di quanto la nostra presenza possa essere ingombrante. Spesso gestiamo soldi liberamente, per i poveri certo, e con sacrificio, ma questo ci fa apparire «buoni» di fronte alla gente, mentre i locali che gradualmente ci sostituiscono sarebbero i «cattivi» o meno zelanti, semplicemente perché dispongono di minori risorse. Una situazione del genere crea disagio per forza, e probabilmente anche il desiderio che chi «fa ombra» in questo modo se ne vada alla svelta.D’altra parte, se anche c’è una certa ingiustizia, una mancanza di riconoscenza nel considerare i missionari «ruote di scorta», è forse per sentirci ringraziare che ci siamo messi in viaggio? Se il bisogno di gratificazione è umanamente comprensibile, il saperne fare a meno è un’esigenza del Vangelo, dura ma giusta.
Rubrica / Un tesoro in vasi di cretaNoi, ruote di scorta
di Franco Cagnasso, missionario del Pime in Bangladesh
02/01/2006 Gennaio 2006, n. 1©Mondo e Missione
Spiritualita' missionaria
Il missionario - cioè il cristiano - unisce in sé l’ansia di comunicare il dono ricevuto con la pace interiore perché si riconosce servo «inutile», e crede che l’amore di Dio ha dimensioni e strade che di gran lunga sorpassano la sua capacità di capire. In questo modo è convinto, forte, propositivo senza diventare fanatico, settario, ghettizzato.
Cagnasso
Cagnasso
Wednesday, January 25, 2006
Problemi centrali
Benedetto XVI individua pertanto «tre cerchi di domande», che «nel loro insieme formano un unico problema» e che attendevano una risposta: definire in modo nuovo il rapporto sia tra fede e scienze moderne, tanto naturali che storiche, sia tra Chiesa e Stato moderno, sia tra fede cristiana e religioni del mondo, in particolare tra la Chiesa e la fede di Israele.
Ruini, prolusione gennaio 2006
Ruini, prolusione gennaio 2006
Monday, January 23, 2006
Vale anche oggi?
"Chi ama se stesso non può amare Dio; chi invece non ama se stesso a motivo delle più importanti ricchezze dell'amore di Dio, costui ama Dio. Da questo deriva che egli non cerca mai la sua gloria, ma la gloria di Dio. Chi infatti ama se stesso cerca la propria gloria, mentre chi ama Dio cerca la gloria del suo creatore. (...) Chi è tale non si loda con le parole, ma si riconosce per quello che è . Anzi per il grande desiderio di umiltà non pensa alla sua dignità, sentendosi al servizio di Dio, come la legge prescrive ai sacerdoti. Per la preoccupazione di amare Dio si dimentica della sua dignità, e tiene la propria gloria nascosta nella profonda carità che ha per Dio, e non pensa più a se stesso, arrivando, per la sua grande umiltà, a ritenersi servo inutile. Facciamo anche noi così, evitando gli onori o la gloria a motivo delle immense ricchezze dell'amore di Dio, che veramente ci ama."
Dai «Capitoli sulla perfezione spirituale» di Diadoco di Fotice, vescovo (Capp. 12. 13. 14; PG 65, 1171-1172) II SETTIMANA DEL TEMPO ORDINARIO - VENERDÌ
UFFICIO DELLE LETTURE
「自分を愛する者は神を愛することができない。しかし、神の愛のあふれるばかりの富のゆえに自分を愛さない人は、神を愛する。そのため、その人は自分自身の栄光を決して求めず、むしろ神の栄光を求める。自分を愛するものは、自らの栄光を求め、神を愛するものは、自分を創造した神の栄光を熱望する。(…)
このような人は、人の賞賛を気にせず、ありのままの自分の姿を認めている。彼はへりくだることを大いに望んでいるから、自分が尊敬されることを考えていない。自分の身分からくる栄誉を神への愛の深みの中に隠しているのである。こうして、彼はいつも自分を無益なしもべと思い、へりくだることを望むことによって、自分を栄誉と無関係な者と考えるようになる。わたしたちもこのようにしなければならず、これほどわたしたちを愛してくださる神に対する愛の豊かな富のゆえに、すべての名誉と栄光から逃れなければならない」
フォティケのディアドコ司教の『霊的完成について』より 年間第二金曜日・読書
Dai «Capitoli sulla perfezione spirituale» di Diadoco di Fotice, vescovo (Capp. 12. 13. 14; PG 65, 1171-1172) II SETTIMANA DEL TEMPO ORDINARIO - VENERDÌ
UFFICIO DELLE LETTURE
「自分を愛する者は神を愛することができない。しかし、神の愛のあふれるばかりの富のゆえに自分を愛さない人は、神を愛する。そのため、その人は自分自身の栄光を決して求めず、むしろ神の栄光を求める。自分を愛するものは、自らの栄光を求め、神を愛するものは、自分を創造した神の栄光を熱望する。(…)
このような人は、人の賞賛を気にせず、ありのままの自分の姿を認めている。彼はへりくだることを大いに望んでいるから、自分が尊敬されることを考えていない。自分の身分からくる栄誉を神への愛の深みの中に隠しているのである。こうして、彼はいつも自分を無益なしもべと思い、へりくだることを望むことによって、自分を栄誉と無関係な者と考えるようになる。わたしたちもこのようにしなければならず、これほどわたしたちを愛してくださる神に対する愛の豊かな富のゆえに、すべての名誉と栄光から逃れなければならない」
フォティケのディアドコ司教の『霊的完成について』より 年間第二金曜日・読書
Thursday, January 19, 2006
三村さんの博士号授与式 式辞
言うまでもないことですが、学問研究の世界には終点はありません。しかし、幾つかの「区切り」があることは事実であり、博士号の修得はその最も大きな「区切り」であることは明らかです。同時にそれは学校から課せられる(他律的な)「区切り」として、最後のものであり、今後は自ら課する「区切り」しかない世界へと三村さんは入っていくことになります。
研究者として独り立ちするということは、正に外から課せられる「区切り」がなくなり、自らの研究戦略のみを頼りに研究を進めることを覚悟することに他なりません。指導の役割を担った教官が長い時間と苦労をかけて博士号を修得した学生を見る心境は、さながら子供が独り立ちしていくのを見る親の気分に似ているかもしれません。
それでは、受けた指導を裏切ることなく、博士号という、いわば研究者としての独立宣言を手に入れたことを機に新たな活動に向け、若いエネルギ-を爆発させていただきたいと思います。
これからのご活躍を心から祈りつつ、私からの式辞とさせていただきます。
研究者として独り立ちするということは、正に外から課せられる「区切り」がなくなり、自らの研究戦略のみを頼りに研究を進めることを覚悟することに他なりません。指導の役割を担った教官が長い時間と苦労をかけて博士号を修得した学生を見る心境は、さながら子供が独り立ちしていくのを見る親の気分に似ているかもしれません。
それでは、受けた指導を裏切ることなく、博士号という、いわば研究者としての独立宣言を手に入れたことを機に新たな活動に向け、若いエネルギ-を爆発させていただきたいと思います。
これからのご活躍を心から祈りつつ、私からの式辞とさせていただきます。
Monday, January 16, 2006
Adorazione
È commovente per me vedere come dappertutto nella Chiesa si stia risvegliando la gioia dell'adorazione eucaristica e si manifestino i suoi frutti. Nel periodo della riforma liturgica spesso la Messa e l'adorazione fuori di essa erano viste come in contrasto tra loro: il Pane eucaristico non ci sarebbe stato dato per essere contemplato, ma per essere mangiato, secondo un’obiezione allora diffusa. Nell'esperienza di preghiera della Chiesa si è ormai manifestata la mancanza di senso di una tale contrapposizione. Già Agostino aveva detto: “… nemo autem illam carnem manducat, nisi prius adoraverit;… peccemus non adorando - Nessuno mangia questa carne senza prima adorarla; … peccheremmo se non la adorassimo” (cfr Enarr. in Ps 98,9 CCL XXXIX 1385). Di fatto, non è che nell'Eucaristia riceviamo semplicemente una qualche cosa. Essa è l'incontro e l'unificazione di persone; la persona, però, che ci viene incontro e desidera unirsi a noi è il Figlio di Dio. Una tale unificazione può soltanto realizzarsi secondo le modalità dell'adorazione. Ricevere l'Eucaristia significa adorare Colui che riceviamo. Proprio così e soltanto così diventiamo una cosa sola con Lui. Perciò, lo sviluppo dell'adorazione eucaristica, come ha preso forma nel corso del Medioevo, era la più coerente conseguenza dello stesso mistero eucaristico: soltanto nell'adorazione può maturare un'accoglienza profonda e vera. E proprio in questo atto personale di incontro col Signore matura poi anche la missione sociale che nell'Eucaristia è racchiusa e che vuole rompere le barriere non solo tra il Signore e noi, ma anche e soprattutto le barriere che ci separano gli uni dagli altri.
DISCORSO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVIALLA CURIA ROMANA IN OCCASIONE DELLA PRESENTAZIONE DEGLI AUGURI NATALIZI
Giovedì, 22 dicembre 2005
DISCORSO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVIALLA CURIA ROMANA IN OCCASIONE DELLA PRESENTAZIONE DEGLI AUGURI NATALIZI
Giovedì, 22 dicembre 2005
Coraggio!!
"La cosa che richiede piu' coraggio e' professare una fede vera malgrado le persone false che anch'esse la professano" (Bruce Marshall)
「偽善者たちも信奉している真の信仰を告白することは、 もっとも勇気のいることである」。
Galati 2:4 E questo proprio a causa dei falsi fratelli che si erano intromessi a spiare la libertà che abbiamo in Cristo Gesù, allo scopo di renderci schiavi.Galati 2:5 Ad essi però non cedemmo, per riguardo, neppure un istante, perché la verità del vangelo continuasse a rimanere salda tra di voi.
ガラテヤ2:4 潜り込んで来た偽の兄弟たちがいたのに、強制されなかったのです。彼らは、わたしたちを奴隷にしようとして、わたしたちがキリスト・イエスによって得ている自由を付けねらい、こっそり入り込んで来たのでした。 2:5 福音の真理が、あなたがたのもとにいつもとどまっているように、わたしたちは、片ときもそのような者たちに屈服して譲歩するようなことはしませんでした。
「偽善者たちも信奉している真の信仰を告白することは、 もっとも勇気のいることである」。
Galati 2:4 E questo proprio a causa dei falsi fratelli che si erano intromessi a spiare la libertà che abbiamo in Cristo Gesù, allo scopo di renderci schiavi.Galati 2:5 Ad essi però non cedemmo, per riguardo, neppure un istante, perché la verità del vangelo continuasse a rimanere salda tra di voi.
ガラテヤ2:4 潜り込んで来た偽の兄弟たちがいたのに、強制されなかったのです。彼らは、わたしたちを奴隷にしようとして、わたしたちがキリスト・イエスによって得ている自由を付けねらい、こっそり入り込んで来たのでした。 2:5 福音の真理が、あなたがたのもとにいつもとどまっているように、わたしたちは、片ときもそのような者たちに屈服して譲歩するようなことはしませんでした。
Tuesday, January 10, 2006
Wednesday, December 28, 2005
Individualismo ?
"Siamo proprio sicuri che esista un conflitto insanabile tra la soggettivita' del singolo e l'insieme della comunita'? E se fosse vero il contrario? Non potrebbe essere vero, cioe', che sono certe soggettivita' consistenti, a rendere forti e consistenti le comunita'?"
Angelo Arrighini, Il provinciale e il suo consiglio, TESTIMONI 20, 30 nov. 2005, p. 7.
Angelo Arrighini, Il provinciale e il suo consiglio, TESTIMONI 20, 30 nov. 2005, p. 7.
Thursday, December 22, 2005
Christmas
The opposition to Christmas, I think, is rooted in the human will constantly being confronted by grace. And this grace implies that what we really want, what really makes us human, is not something that we can give to ourselves. Rather it is something that we must freely receive on its own terms. It is not, at bottom, something we can either take or leave, that will leave us as we were before. Rather it is something we must accept or reject.
Christmas: Sign of Contradiction, Season of Redemption Fr. James V. Schall, S.J. December 20, 2005
http://www.ignatiusinsight.com/
Christmas: Sign of Contradiction, Season of Redemption Fr. James V. Schall, S.J. December 20, 2005
http://www.ignatiusinsight.com/
Wednesday, December 21, 2005
BUON NATALE 2005
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Luce, gioia, bonta' e pace.
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Ciao,
BUON NATALE e FELICE ANNO NUOVO!
[...] Si dice che il Natale e' bello come un sogno.
E' vero. Perche' ogni uomo e ogni donna sognano: luce,
gioia, bonta', pace.E il clima "da sogno" che questa festa
riesce ogni anno a creare con le luci, i presepi, gli alberi,
le strade e le vetrine illuminate, le musiche, lo scambio
di doni e di auguri, le cene in famiglia... e' un segno della
sintonia tra questa festa e il nostro sogno.
Molti sproloquiano contro queste manifestazioni esteriori.
Lasciamoli perdere! Sia perche' anche gli "arrabbiati",
poi, al panettone, al torrone e a tutto il resto non rinunciano;
sia perche' e' impossibile immaginare un Natale serioso e triste. [...]
C'e' chi fa dell'ironia sul fatto che a Natale "tutti siamo piu' buoni",
per poi aggiungere seriosamente che la cosa giusta e' essere
buoni sempre. Intanto, cerchiamo di essere piu' buoni a Natale
(buoni non in senso caramelloso e superficiale), perche' una volta
sola e' infinitamente piu'del niente. Uno piu' uno puo' arrivare
a mille. Zero piu' zero rimane sempre zero. Poi, il bene e' come il
panettone: se lo assaggi una volta, e' molto probabile che non ti fermi li'.[...]
Il Natale e' bello perche' ci tira fuori il meglio di noi stessi.
Non prendiamocela con il Natale perche' e' un solo giorno all'anno.
Cerchiamo di rivestire ogni giorno con la bellezza del Natale.
(*) tratto da 'La domenica ai box' di Tonino Lasconi
Dulcis in fundo: una poesia
“Al termine della strada, non c’e’ la strada, ma il traguardo.
Al termine della scalata, non c’e’ la scalata, ma la cima.
Al termine della notte, non c’e’ la notte, ma l’aurora
Al termine del’inverno, non c’e’ l’inverno ma la primavera
Al termine della morte, non c’e’ la morte, ma la vita.
Al termine della disperazione, non c’e’ la disperazione ma la speranza.
Al termine dell’umanita’, non c’e’ l’uomo ma l’Uomo-Dio.
Al termine dell’Avvento c’e’ il Natale.
(Paul Hascher Oss. Rom. 11 nov. 2005)
道の終わりには、道はなく、目的地がある。
坂の終わりには、坂はなく、頂上がある。
夜の終わりには、夜はなく、曙がある。
冬の終わりには、冬はなく、春がある。
死の終わりには、死はなく、いのちがある。
絶望の終わりには、絶望はなく、希望がある。
人類の終わりには、人がいるのではなく、人神キリストがいる。
待降節の終わりには、クリスマスがある。
(Paul Hascher, Oss. Rom. 11 nov. 2005 孫引き、私訳)
BUON NATALE e FELICE ANNO NUOVO!
Con simpatia, Andrea
Luce, gioia, bonta' e pace.
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Ciao,
BUON NATALE e FELICE ANNO NUOVO!
[...] Si dice che il Natale e' bello come un sogno.
E' vero. Perche' ogni uomo e ogni donna sognano: luce,
gioia, bonta', pace.E il clima "da sogno" che questa festa
riesce ogni anno a creare con le luci, i presepi, gli alberi,
le strade e le vetrine illuminate, le musiche, lo scambio
di doni e di auguri, le cene in famiglia... e' un segno della
sintonia tra questa festa e il nostro sogno.
Molti sproloquiano contro queste manifestazioni esteriori.
Lasciamoli perdere! Sia perche' anche gli "arrabbiati",
poi, al panettone, al torrone e a tutto il resto non rinunciano;
sia perche' e' impossibile immaginare un Natale serioso e triste. [...]
C'e' chi fa dell'ironia sul fatto che a Natale "tutti siamo piu' buoni",
per poi aggiungere seriosamente che la cosa giusta e' essere
buoni sempre. Intanto, cerchiamo di essere piu' buoni a Natale
(buoni non in senso caramelloso e superficiale), perche' una volta
sola e' infinitamente piu'del niente. Uno piu' uno puo' arrivare
a mille. Zero piu' zero rimane sempre zero. Poi, il bene e' come il
panettone: se lo assaggi una volta, e' molto probabile che non ti fermi li'.[...]
Il Natale e' bello perche' ci tira fuori il meglio di noi stessi.
Non prendiamocela con il Natale perche' e' un solo giorno all'anno.
Cerchiamo di rivestire ogni giorno con la bellezza del Natale.
(*) tratto da 'La domenica ai box' di Tonino Lasconi
Dulcis in fundo: una poesia
“Al termine della strada, non c’e’ la strada, ma il traguardo.
Al termine della scalata, non c’e’ la scalata, ma la cima.
Al termine della notte, non c’e’ la notte, ma l’aurora
Al termine del’inverno, non c’e’ l’inverno ma la primavera
Al termine della morte, non c’e’ la morte, ma la vita.
Al termine della disperazione, non c’e’ la disperazione ma la speranza.
Al termine dell’umanita’, non c’e’ l’uomo ma l’Uomo-Dio.
Al termine dell’Avvento c’e’ il Natale.
(Paul Hascher Oss. Rom. 11 nov. 2005)
道の終わりには、道はなく、目的地がある。
坂の終わりには、坂はなく、頂上がある。
夜の終わりには、夜はなく、曙がある。
冬の終わりには、冬はなく、春がある。
死の終わりには、死はなく、いのちがある。
絶望の終わりには、絶望はなく、希望がある。
人類の終わりには、人がいるのではなく、人神キリストがいる。
待降節の終わりには、クリスマスがある。
(Paul Hascher, Oss. Rom. 11 nov. 2005 孫引き、私訳)
BUON NATALE e FELICE ANNO NUOVO!
Con simpatia, Andrea
Tuesday, December 13, 2005
Diavolo
"Ein Teil von jener Kraft, / die stets das Boese will und stets das Gute schafft", cioè "una parte di quella forza, / che vuole sempre il male e opera sempre il bene".
Goethe, "Faust" (I, 3)
Goethe, "Faust" (I, 3)
シ ン ポ ジ ウ ム
シ ン ポ ジ ウ ム
「キリスト教・イスラーム・儒教-諸宗教の出会い」
「ヨーロッパ中世における宗教間理解の哲学的基礎」という共通の研究課題のもと、私たちはこれまで一年半にわたり研究活動を続けてきましたが、この春に開催したワークショップに引き続き、この度、研究メンバーである松本耿郎教授の勤務校 英知大学を会場にして、「キリスト教・イスラーム・儒教」というテーマでシンポジウムを開催することにしました。 研究発表者にはわれわれ研究グループのメンバーに加えて、英知大学のアンドレア・ボナツィ教授を講師にお迎えして、先生の長年の御研究の一端を話していただきます。 学部学生、大学院生のみならず、ご関心をお持ちの一般の方々にも自由にご参加いただけます。後半にはじっくりと質疑・討論のできる時間を設けていますので、ふるってご参加ください。
◆ 期日 2005年12月17日(土) 13時30分より17時30分まで
◆ 場所 英知大学 サピエンチア・タワー 4階 大学院演習室 1号〒661-8530兵庫県尼崎市若王寺2丁目18-1 (電話 06-6491-5000)
◆ 参加費 無料
◆ 主催 科学研究費補助金「ヨーロッパ中世における宗教間理解の哲学的基礎」研究グループ(代表者八巻和彦)
13時30分 八巻和彦 (早稲田大学) 「キリスト教とイスラームの出会い-先行研究に依拠しつつ」
14時00分 Andrea Bonazzi (英知大学) 「トマス・アクイナス著Summa Contra Gentilesに見る宗教寛容の根拠と姿勢」
14時30分 松本耿郎 (英知大学) 「馬復初の平和思想-イスラームにおける非暴力思想の可能性」
15時00分 矢内義顕 (早稲田大学) 「キリスト教とイスラーム-現代における対話の糸口」
15時30分~16時00分 休 憩
16時00分~17時30分 討 論
◆ 連絡先: 八巻和彦研究室 (E- Mail: yamaki@waseda.jp; Fax:03-5286-3921)
◆ 会場へのアクセスは下記をご参照ください:
http://www.sapientia.ac.jp/eichi/university/knows/access/access.html
「キリスト教・イスラーム・儒教-諸宗教の出会い」
「ヨーロッパ中世における宗教間理解の哲学的基礎」という共通の研究課題のもと、私たちはこれまで一年半にわたり研究活動を続けてきましたが、この春に開催したワークショップに引き続き、この度、研究メンバーである松本耿郎教授の勤務校 英知大学を会場にして、「キリスト教・イスラーム・儒教」というテーマでシンポジウムを開催することにしました。 研究発表者にはわれわれ研究グループのメンバーに加えて、英知大学のアンドレア・ボナツィ教授を講師にお迎えして、先生の長年の御研究の一端を話していただきます。 学部学生、大学院生のみならず、ご関心をお持ちの一般の方々にも自由にご参加いただけます。後半にはじっくりと質疑・討論のできる時間を設けていますので、ふるってご参加ください。
◆ 期日 2005年12月17日(土) 13時30分より17時30分まで
◆ 場所 英知大学 サピエンチア・タワー 4階 大学院演習室 1号〒661-8530兵庫県尼崎市若王寺2丁目18-1 (電話 06-6491-5000)
◆ 参加費 無料
◆ 主催 科学研究費補助金「ヨーロッパ中世における宗教間理解の哲学的基礎」研究グループ(代表者八巻和彦)
13時30分 八巻和彦 (早稲田大学) 「キリスト教とイスラームの出会い-先行研究に依拠しつつ」
14時00分 Andrea Bonazzi (英知大学) 「トマス・アクイナス著Summa Contra Gentilesに見る宗教寛容の根拠と姿勢」
14時30分 松本耿郎 (英知大学) 「馬復初の平和思想-イスラームにおける非暴力思想の可能性」
15時00分 矢内義顕 (早稲田大学) 「キリスト教とイスラーム-現代における対話の糸口」
15時30分~16時00分 休 憩
16時00分~17時30分 討 論
◆ 連絡先: 八巻和彦研究室 (E- Mail: yamaki@waseda.jp; Fax:03-5286-3921)
◆ 会場へのアクセスは下記をご参照ください:
http://www.sapientia.ac.jp/eichi/university/knows/access/access.html
Monday, November 14, 2005
Neotomismo e Suarezismo
Neotomismo e Suarezismo
Convegno in onore di Cornelio Fabro
Il giorno 7 novembre appena trascorso ha avuto luogo la Giornata di Studio su Neotomismo e Suarezismo in occasione della presentazione del Volume 4 delle Opere Complete http://www.corneliofabro.org/default.asp
i relatori affrontarono i problemi prettamente speculativi che stanno alla base del suddetto libro: «Francisco Suárez e Tommaso d’Aquino» a cura di P. Leopoldo Prieto, LC indicando nel pensiero di Suárez alcune delle radici della filosofia moderna; e la relazione di fondo sul tema centrale della metafisica «La distinzione reale di essentia et esse secondo C. Fabro» novità di San Tommaso, ripristinata dal Nostro, a cura del prof. Carmelo Pandolfi.
Con il titolo «Neotomismo e Suarezismo» la «Divus Thomas» di Piacenza pubblicava nell’anno 1941, una piccola opera di Cornelio Fabro riguardante una puntuale questione di esegesi del testo tomistico.
F. metteva a confronto i principî opposti del Tomismo e del Suarezismo (al dire di Fabro: «una delle forme più vistose dell’Antitomismo contemporaneo»). Il testo poi è stato incluso nel volume «Esegesi Tomistica», edito a Roma dalla Pontificia Università Lateranense nel 1969 (137-278), con alcune correzioni.
Ciò che diede avvio alla controversia fu l’articolo di P. Desqocs: «Sur la division de l’être en acte et en puissance selon S. Thomas» (Revue de Philosophie, 38 [1938] 410-429), nel quale si metteva in dubbio che la divisione dell’ente in atto e potenza fosse la tesi prima della filosofia tomista e si discuteva il parere di alcuni tomisti che ritenevano una sua conseguenza la tesi della composizione reale di «essenza» ed «esistenza» nell’ente finito. A sua volta l’articolo di P. Desqocs contestava alcuni testi di san Tommaso che i PP. Hugon e Mattiussi apportavano per spiegare la prima delle XXIV tesi del famoso Elenchus.
In realtà, per Fabro la discussione s’incentrava non solo sull’opposizione «Tomismo» e «Suarezismo», bensì sul problema centrale della filosofia cristiana e, si può dire, di ogni filosofia: la penetrazione della struttura ultima dell’ente finito. Concretamente, il nocciolo della controversia era di vedere se veramente san Tommaso avesse difeso o meno, una distinzione di composizione reale fra la essenza attuale e l’atto di essere nelle creature, come fra due principî che si trovano fra loro come potenza soggettiva e l’atto perfettivo corrispondente. Lo scopo della replica del Fabro era, dunque, di «mettere in chiaro e fuori di contestazione che (...) Tommaso d’Aquino, ha sostenuto che nelle creature la essenza o sostanza si distingue realmente dall’atto di essere che la attua, come se distinguono, in una concezione aristotelica della realtà, l’atto e la potenza rispettiva che riceve l’atto e lo sostenta» (p. 149). Ma questo non per una «pigra applicazione del binomio di atto e potenza, ma sul fondamento di appropriate discussioni, quali si convengono ad ogni problema e caso particolare» (p. 14).
Convegno in onore di Cornelio Fabro
Il giorno 7 novembre appena trascorso ha avuto luogo la Giornata di Studio su Neotomismo e Suarezismo in occasione della presentazione del Volume 4 delle Opere Complete http://www.corneliofabro.org/default.asp
i relatori affrontarono i problemi prettamente speculativi che stanno alla base del suddetto libro: «Francisco Suárez e Tommaso d’Aquino» a cura di P. Leopoldo Prieto, LC indicando nel pensiero di Suárez alcune delle radici della filosofia moderna; e la relazione di fondo sul tema centrale della metafisica «La distinzione reale di essentia et esse secondo C. Fabro» novità di San Tommaso, ripristinata dal Nostro, a cura del prof. Carmelo Pandolfi.
Con il titolo «Neotomismo e Suarezismo» la «Divus Thomas» di Piacenza pubblicava nell’anno 1941, una piccola opera di Cornelio Fabro riguardante una puntuale questione di esegesi del testo tomistico.
F. metteva a confronto i principî opposti del Tomismo e del Suarezismo (al dire di Fabro: «una delle forme più vistose dell’Antitomismo contemporaneo»). Il testo poi è stato incluso nel volume «Esegesi Tomistica», edito a Roma dalla Pontificia Università Lateranense nel 1969 (137-278), con alcune correzioni.
Ciò che diede avvio alla controversia fu l’articolo di P. Desqocs: «Sur la division de l’être en acte et en puissance selon S. Thomas» (Revue de Philosophie, 38 [1938] 410-429), nel quale si metteva in dubbio che la divisione dell’ente in atto e potenza fosse la tesi prima della filosofia tomista e si discuteva il parere di alcuni tomisti che ritenevano una sua conseguenza la tesi della composizione reale di «essenza» ed «esistenza» nell’ente finito. A sua volta l’articolo di P. Desqocs contestava alcuni testi di san Tommaso che i PP. Hugon e Mattiussi apportavano per spiegare la prima delle XXIV tesi del famoso Elenchus.
In realtà, per Fabro la discussione s’incentrava non solo sull’opposizione «Tomismo» e «Suarezismo», bensì sul problema centrale della filosofia cristiana e, si può dire, di ogni filosofia: la penetrazione della struttura ultima dell’ente finito. Concretamente, il nocciolo della controversia era di vedere se veramente san Tommaso avesse difeso o meno, una distinzione di composizione reale fra la essenza attuale e l’atto di essere nelle creature, come fra due principî che si trovano fra loro come potenza soggettiva e l’atto perfettivo corrispondente. Lo scopo della replica del Fabro era, dunque, di «mettere in chiaro e fuori di contestazione che (...) Tommaso d’Aquino, ha sostenuto che nelle creature la essenza o sostanza si distingue realmente dall’atto di essere che la attua, come se distinguono, in una concezione aristotelica della realtà, l’atto e la potenza rispettiva che riceve l’atto e lo sostenta» (p. 149). Ma questo non per una «pigra applicazione del binomio di atto e potenza, ma sul fondamento di appropriate discussioni, quali si convengono ad ogni problema e caso particolare» (p. 14).
Thursday, November 10, 2005
La piu' recente Cosmologia
Avvenire 8 nov 2005
Un concetto affascinante su cui matematici e teologi si confronteranno a Roma da domani. Il gesuita George Coyne: «L'universo è giovane e si espande, non ci sarà il Big Crunch»
Dal Big Bang all'infinito
Da Roma Luigi Dell'Aglio
«Ora conosciamo esattamente l'età dell'universo. Non sono un filosofo, sono uno scienziato. E dal punto di vista scientifico, dico che ora possiamo fornire un'accurata misura dell'età dell'universo: 13,7 miliardi di anni». E' l'età di un cosmo "giovanissimo", impegnato in un'espansione sempre più veloce e perciò infinito, spiega George Coyne, direttore della Specola vaticana, astrofisico e cosmologo. Domani pomeriggio interverrà al convegno su "L'Infinito nella scienza, nella filosofia e nella teologia" alla Pontificia Università Lateranense.Professor Coyne, come siete riusciti a calcolare l'età dell'universo?«Misurando la velocità con cui si espande, studiando le stelle e le galassie più lontane. I nostri punti di riferimento sono state le supernovae di tipo 1A, la cui immensa luminosità è uguale in tutto l'universo. Fanno da "candela standard", sono una specie di unità di misura dell'intensità luminosa. Se vediamo un lampione per la strada e ci troviamo a una certa distanza, riceviamo una certa energia. Se andiamo due volte più lontano la luce diminuisce di un quarto. Lo stesso accade con le "candela standard". Dalla luminosità della supernova deduco la grandissima distanza che ci separa da lei. Finora ne abbiamo misurate una settantina. E siamo arrivati alla conclusione che l'universo non solo si espande ma accelera di continuo la sua espansione».C'è un dato nuovo: da tempo si parlava di espansione, ma non in questi termini.«Sono le conclusioni cui è giunta la ricerca cosmologica negli ultimi due anni. E non è un dettaglio secondario. Come mai l'universo, nelle sue zone più remote, è in sempre più rapida fuga, se al suo interno ci sono le galassie, ci siamo noi, cioè c'è una grande quantità di massa che, per la legge di gravità, dovrebbe attirare e non spingere fuori (cioè dovrebbe frenare l'espansione del cosmo)? Non si conosce il perché del fenomeno e per spiegarlo si parla di energia oscura. Ma queste sono solo parole. Ch e cos'è l'energia che fa espandere l'universo? Per capirci, immaginiamo un'auto che da 80 chilometri l'ora accelera a 120 e poi a 180 chilometri l'ora e così via». Allora questo universo in corsa tende comunque a essere infinito.«Dato che l'espansione si accelera continuamente, l'universo non finirà mai. La cE poiché ciò che si concentra si riscalda e ciò che si espande si raffredda, il cosmo si espanderà fino al punto di diventare tanto freddo da non contenere più energia. La massima espansione lo porterà a un raffreddamento totale, alla temperatura dello zero assoluto». La cosmologia classica viene definitivamente smentita su questo punto. «Per Isaac Newton, in virtù della gravitazione universale, l'universo era statico. Anche Albert Einstein, in un primo tempo, la pensava così: l'universo né si espande né si condensa. Per mantenerlo stabile aveva fatto ricorso, anche lui, a una costante, nelle sue equazioni. Poi, quando nel 1931 l'abate Georges Lemaitre (l'autore della teoria del Big Bang) intuì e spiegò l'allontanamento delle galassie e l'espansione dell'universo, Einstein ammise: quella costante è stata il più grosso sbaglio della mia vita, le mie equazioni non permettevano un universo stabile, e io me lo sentivo…»".Quella di Lemaitre fu un'intuizione. Ora c'è la prova sperimentale.«E' stata misurata la velocità con la quale si allontanano le galassie e gli ammassi di galassie. E' stata calcolata in base allo spostamento verso il rosso delle righe dello spettro (il risultato della scomposizione del raggio di luce solare). Una galassia, più lontano sta, più è veloce nella sua fuga. Un fatto ormai sistematico. E l'infinito di cui ora possiamo parlare è un universo empirico, non teorico».Per la cosmologia, sempre accusata di essere puramente teorica, questa è una conquista.«Una conquista che porta con sé risposte. (Esempio: l'universo non collasserà. Il Big Crunch, il grande crollo, non ci sarà). Ma porta an che altre domande».L'universo è giovane o vecchio?«Giovanissimo. Secondo una stima, il raffreddamento finale dovrebbe avvenire fra un numero di anni che è pari a 10 alle ventesima potenza, cioè fra miliardi di miliardi di anni».In Internet tanti chiedono: che cosa c'era prima del Big Bang?«La gente ha sempre chiesto: cosa faceva Dio prima di creare il mondo? Sant'Agostino rispondeva : prima della creazione, Dio creava l'inferno per coloro che fanno domande del genere. Voleva dire che prima della creazione, cioè del Big Bang, non c'erano né il tempo né lo spazio. Sono parametri nati con l'universo». Questo dato vale per la scienza come per la fede? «Sì, tutto comincia allora. Prima non c'era né un "quando" né un "dove". In questo, scienziato e credente si trovano d'accordo».Quali sono le prossime tappe della ricerca cosmologica?«Occorrono ulteriori verifiche. Bisognerà misurare un maggior numero di supernovae, Dal campione di una settantina, dobbiamo arrivare ad alcune centinaia». Questa spinta senza fine è suggestiva e anche un po' inquietante, per il profano. «Noi esseri umani siamo venuti fuori da un universo in espansione. E come finiremo? Come l'universo. Ma la fede ci dice che siamo immortali e alla fine risorgeremo anche noi come il Cristo. E sappiamo che sono molte le opportunità che ci hanno dato modo di cominciare ad esistere tra moltissimi processi falliti. Certo siamo contingenti rispetto a un universo in evoluzione ma senza di noi l'universo sarebbe stato molto diverso, senza vita e senza intelligenza». Il fatto che ci siamo significa qualche cosa, per gli scienziati?«In un universo compatibile con la vita, il principio antropico è verificato scientificamente: le costanti della natura sono state sintonizzate fra loro, perché entrasse in scena l'uomo. Le ragioni di fondo possono essere diverse, la fede ci dice che l'uomo è una creatura di Dio posta al centro dell'u niverso».La teoria dell'evoluzione contrasta con questa convinzione?«No. L'evoluzione è una teoria scientifica ben verificata. "Non è più una mera ipotesi", ha affermato Giovanni Paolo II. E Benedetto XVI, da cardinale, quando presiedeva la Commissione teologica internazionale, disse: "L'evoluzione neo-darwiniana è compatibile con la dottrina della Chiesa"».
Un concetto affascinante su cui matematici e teologi si confronteranno a Roma da domani. Il gesuita George Coyne: «L'universo è giovane e si espande, non ci sarà il Big Crunch»
Dal Big Bang all'infinito
Da Roma Luigi Dell'Aglio
«Ora conosciamo esattamente l'età dell'universo. Non sono un filosofo, sono uno scienziato. E dal punto di vista scientifico, dico che ora possiamo fornire un'accurata misura dell'età dell'universo: 13,7 miliardi di anni». E' l'età di un cosmo "giovanissimo", impegnato in un'espansione sempre più veloce e perciò infinito, spiega George Coyne, direttore della Specola vaticana, astrofisico e cosmologo. Domani pomeriggio interverrà al convegno su "L'Infinito nella scienza, nella filosofia e nella teologia" alla Pontificia Università Lateranense.Professor Coyne, come siete riusciti a calcolare l'età dell'universo?«Misurando la velocità con cui si espande, studiando le stelle e le galassie più lontane. I nostri punti di riferimento sono state le supernovae di tipo 1A, la cui immensa luminosità è uguale in tutto l'universo. Fanno da "candela standard", sono una specie di unità di misura dell'intensità luminosa. Se vediamo un lampione per la strada e ci troviamo a una certa distanza, riceviamo una certa energia. Se andiamo due volte più lontano la luce diminuisce di un quarto. Lo stesso accade con le "candela standard". Dalla luminosità della supernova deduco la grandissima distanza che ci separa da lei. Finora ne abbiamo misurate una settantina. E siamo arrivati alla conclusione che l'universo non solo si espande ma accelera di continuo la sua espansione».C'è un dato nuovo: da tempo si parlava di espansione, ma non in questi termini.«Sono le conclusioni cui è giunta la ricerca cosmologica negli ultimi due anni. E non è un dettaglio secondario. Come mai l'universo, nelle sue zone più remote, è in sempre più rapida fuga, se al suo interno ci sono le galassie, ci siamo noi, cioè c'è una grande quantità di massa che, per la legge di gravità, dovrebbe attirare e non spingere fuori (cioè dovrebbe frenare l'espansione del cosmo)? Non si conosce il perché del fenomeno e per spiegarlo si parla di energia oscura. Ma queste sono solo parole. Ch e cos'è l'energia che fa espandere l'universo? Per capirci, immaginiamo un'auto che da 80 chilometri l'ora accelera a 120 e poi a 180 chilometri l'ora e così via». Allora questo universo in corsa tende comunque a essere infinito.«Dato che l'espansione si accelera continuamente, l'universo non finirà mai. La cE poiché ciò che si concentra si riscalda e ciò che si espande si raffredda, il cosmo si espanderà fino al punto di diventare tanto freddo da non contenere più energia. La massima espansione lo porterà a un raffreddamento totale, alla temperatura dello zero assoluto». La cosmologia classica viene definitivamente smentita su questo punto. «Per Isaac Newton, in virtù della gravitazione universale, l'universo era statico. Anche Albert Einstein, in un primo tempo, la pensava così: l'universo né si espande né si condensa. Per mantenerlo stabile aveva fatto ricorso, anche lui, a una costante, nelle sue equazioni. Poi, quando nel 1931 l'abate Georges Lemaitre (l'autore della teoria del Big Bang) intuì e spiegò l'allontanamento delle galassie e l'espansione dell'universo, Einstein ammise: quella costante è stata il più grosso sbaglio della mia vita, le mie equazioni non permettevano un universo stabile, e io me lo sentivo…»".Quella di Lemaitre fu un'intuizione. Ora c'è la prova sperimentale.«E' stata misurata la velocità con la quale si allontanano le galassie e gli ammassi di galassie. E' stata calcolata in base allo spostamento verso il rosso delle righe dello spettro (il risultato della scomposizione del raggio di luce solare). Una galassia, più lontano sta, più è veloce nella sua fuga. Un fatto ormai sistematico. E l'infinito di cui ora possiamo parlare è un universo empirico, non teorico».Per la cosmologia, sempre accusata di essere puramente teorica, questa è una conquista.«Una conquista che porta con sé risposte. (Esempio: l'universo non collasserà. Il Big Crunch, il grande crollo, non ci sarà). Ma porta an che altre domande».L'universo è giovane o vecchio?«Giovanissimo. Secondo una stima, il raffreddamento finale dovrebbe avvenire fra un numero di anni che è pari a 10 alle ventesima potenza, cioè fra miliardi di miliardi di anni».In Internet tanti chiedono: che cosa c'era prima del Big Bang?«La gente ha sempre chiesto: cosa faceva Dio prima di creare il mondo? Sant'Agostino rispondeva : prima della creazione, Dio creava l'inferno per coloro che fanno domande del genere. Voleva dire che prima della creazione, cioè del Big Bang, non c'erano né il tempo né lo spazio. Sono parametri nati con l'universo». Questo dato vale per la scienza come per la fede? «Sì, tutto comincia allora. Prima non c'era né un "quando" né un "dove". In questo, scienziato e credente si trovano d'accordo».Quali sono le prossime tappe della ricerca cosmologica?«Occorrono ulteriori verifiche. Bisognerà misurare un maggior numero di supernovae, Dal campione di una settantina, dobbiamo arrivare ad alcune centinaia». Questa spinta senza fine è suggestiva e anche un po' inquietante, per il profano. «Noi esseri umani siamo venuti fuori da un universo in espansione. E come finiremo? Come l'universo. Ma la fede ci dice che siamo immortali e alla fine risorgeremo anche noi come il Cristo. E sappiamo che sono molte le opportunità che ci hanno dato modo di cominciare ad esistere tra moltissimi processi falliti. Certo siamo contingenti rispetto a un universo in evoluzione ma senza di noi l'universo sarebbe stato molto diverso, senza vita e senza intelligenza». Il fatto che ci siamo significa qualche cosa, per gli scienziati?«In un universo compatibile con la vita, il principio antropico è verificato scientificamente: le costanti della natura sono state sintonizzate fra loro, perché entrasse in scena l'uomo. Le ragioni di fondo possono essere diverse, la fede ci dice che l'uomo è una creatura di Dio posta al centro dell'u niverso».La teoria dell'evoluzione contrasta con questa convinzione?«No. L'evoluzione è una teoria scientifica ben verificata. "Non è più una mera ipotesi", ha affermato Giovanni Paolo II. E Benedetto XVI, da cardinale, quando presiedeva la Commissione teologica internazionale, disse: "L'evoluzione neo-darwiniana è compatibile con la dottrina della Chiesa"».
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